don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

Oggi
Calendario liturgico

QUANDO LA FIDUCIA BASTA. GASPARE E MERLINI, UNA LEZIONE PER LA CHIESA DI OGGI

Cari amici, il mese di gennaio è per noi missionari un tempo particolarmente caro. Il pensiero va allo scorso anno, alla beatificazione di don Giovanni Merlini. Il prossimo 12 gennaio celebreremo per la prima volta la sua memoria liturgica, e questo ci offre l’opportunità di sostare e riflettere. Non solo su una figura luminosa della spiritualità del Preziosissimo Sangue, ma su un modo concreto e realistico di vivere le relazioni nella Chiesa. Il legame tra San Gaspare del Bufalo e il Beato Giovanni Merlini non appartiene al passato come un semplice ricordo edificante. È una lezione ancora aperta, sorprendentemente attuale, capace di interrogare il nostro modo di stare nella Chiesa oggi.

Chi si accosta all’epistolario di San Gaspare resta colpito da un dato inatteso. In mezzo a migliaia di lettere, fitte di indicazioni, raccomandazioni, correzioni e incoraggiamenti, quasi non compare una corrispondenza diretta con Giovanni Merlini. Solo 12 lettere e tutte a carattere burocratico. In un tempo in cui la comunicazione era lo strumento principale di governo e di comunione, questo silenzio potrebbe sembrare un’anomalia. In realtà, è una chiave di lettura.

Quel silenzio non indica distanza. Rivela, piuttosto, una sintonia così profonda da rendere superflue le parole. Gaspare e Merlini non avevano bisogno di spiegarsi l’essenziale. Condividevano lo stesso sguardo, la stessa passione apostolica, la stessa comprensione del carisma. La loro comunione non si costruiva sulla carta, era già verificata nella vita, nella missione, nelle scelte concrete.

Questo dato parla anche a noi. In un tempo segnato da parole sovrabbondanti, da chiarimenti continui, da prese di posizione incessanti, questa relazione ci ricorda che la fiducia autentica non chiede di essere continuamente ribadita. Quando esiste una vera comunione di intenti, il silenzio non impoverisce il rapporto, lo custodisce. La fraternità matura non ha bisogno di continue conferme, perché nasce da una fedeltà condivisa più profonda delle parole.

Le rare volte in cui Gaspare menziona Merlini in modo diretto, lo fa con estrema sobrietà. Sono indicazioni pratiche, quasi telegrafiche, prive di qualsiasi tono affettivo: “Don Giovanni potrà combinare tutto…”. Proprio questa asciuttezza rivela la stima più alta. Gaspare non sente il bisogno di motivare, spiegare, giustificare. Sa che Merlini capirà e agirà.

La fiducia, nel loro rapporto, non si esprime con elogi, ma con l’affidamento di responsabilità reali. Gaspare affida a Merlini compiti delicati e decisivi: la direzione degli esercizi spirituali, la guida delle comunità, la fondazione di opere complesse come quella di Vallecorsa. Non sono incarichi di facciata. Richiedono discernimento, equilibrio, capacità di governo e una profonda vita interiore.

Qui emerge una lezione essenziale per la vita della Chiesa. La stima autentica non consiste nel parlare bene dell’altro, ma nel riconoscerne i carismi affidandogli ciò che conta davvero. Delegare non è perdere potere, è esercitare una responsabilità più alta. È un atto di carità ecclesiale che costruisce il futuro. Giovanni Merlini ci ricorda che la santità non nasce necessariamente da gesti visibili, ma dalla fedeltà quotidiana a incarichi vissuti nel nascondimento e nella serietà.

Il punto più alto di questa fiducia emerge in una lettera del 1829, dove Gaspare afferma che, in sua assenza, i missionari “dipenderanno” da Merlini. Non è una semplice disposizione organizzativa. È un’investitura profonda. In quella frase sobria, quasi nascosta tra istruzioni pratiche, Gaspare riconosce in Merlini il suo vero rappresentante, colui nel quale il carisma può continuare a vivere senza deformazioni.

Colpisce che questa investitura non venga proclamata solennemente, né comunicata direttamente a Merlini. Viene detta agli altri. Perché ciò che conta non è rassicurare l’uomo, ma garantire la continuità dell’Opera. La loro comunione personale è così solida da non aver bisogno di dichiarazioni private. Deve invece diventare criterio pubblico, punto di riferimento per tutta la comunità.

In controluce si rivela il cuore del Fondatore. La sua preoccupazione non è la propria figura, ma la fedeltà dell’Opera nel tempo. E accanto a questa preoccupazione emerge una certezza pacata: Giovanni Merlini è l’uomo scelto dalla Provvidenza per custodire quel dono. Non un semplice collaboratore, ma un erede spirituale. Un uomo capace di abitare l’ombra senza risentimento, di servire senza protagonismo, di guidare senza imporsi.

A distanza di quasi due secoli, la beatificazione di Giovanni Merlini è stata come la conferma ecclesiale di quel discernimento silenzioso. La Chiesa ha riconosciuto ufficialmente ciò che Gaspare aveva già intuito e vissuto. La santità, prima di essere proclamata, viene riconosciuta da chi sa leggere i segni di Dio nella storia concreta.

Questa relazione ci interpella oggi, tutti. Non solo i sacerdoti, non solo i consacrati. Interroga il modo in cui viviamo le relazioni nella Chiesa, nelle comunità, nelle famiglie, nei luoghi di servizio. Ci chiede se sappiamo fidarci davvero, se sappiamo riconoscere i doni degli altri senza temerli, se siamo capaci di scomparire perché l’Opera di Dio cresca. Il Beato Giovanni Merlini ci affida una lezione semplice e difficile insieme. Quando la fiducia basta, la comunione diventa feconda. E la Chiesa, anche nel silenzio, continua a generare futuro.

La ricerca tra le pieghe dell’epistolario ci riconsegna un Merlini che è stato profeticamente riconosciuto santo già dal suo Fondatore. Quel giudizio non fu scritto con l’inchiostro su un documento formale, ma fu scolpito attraverso l’affidamento totale della missione più cara. In preparazione alla sua festa, siamo chiamati a fare nostro questo stile di fraternità. Possa il Beato Giovanni Merlini ottenerci la grazia di una vita spesa nell’unità di intenti, affinché il nostro ministero sia sempre un riflesso fedele di quell’amore al Sangue di Cristo che ha unito le anime dei nostri padri.

Rispondi

Scopri di più da Due palmi sopra il cuore

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere