L’accoglienza di don Camillo Ragan e i primi mesi del suo ministero
Domenica 16 novembre 2025, nella chiesa di San Francesco in Bastardo, la Pievania di San Felice ha accolto don Camillo Ragan. Era ormai vicino l’Avvento, il tempo nel quale la Chiesa impara nuovamente ad attendere il Signore che viene dentro la storia. Anche l’arrivo di un sacerdote porta con sé un’attesa: la comunità osserva un volto nuovo e si domanda quale cammino potrà nascere dalla sua presenza.
Di quella celebrazione i materiali conservati ricordano la data e il luogo. I mesi successivi permettono di comprendere ciò che quell’ingresso ha significato. Don Camillo ha cominciato a condividere il servizio pastorale con il Pievano, don Giuseppe Iavarone, e con don Mario Proietti. La sua presenza ha consentito di raggiungere con maggiore continuità le comunità e di volgere lo sguardo anche verso quei luoghi nei quali la vita ecclesiale appariva più fragile.
Accogliere un sacerdote significa ricevere un uomo mandato dalla Chiesa perché annunci la Parola e celebri i sacramenti. Il suo ministero prende forma anche nella conoscenza paziente delle persone e dei paesi affidati alla sua cura. Occorre imparare i nomi e comprendere le consuetudini locali. Poco alla volta si scoprono le ferite che chiedono vicinanza e le risorse che una comunità è pronta a offrire.
Uno dei primi segni visibili fu la celebrazione del 1° febbraio 2026 nella chiesa della Madonna della Valle, a Bivio Moscatini. Don Camillo presiedette la Messa con la quale la Pievania desiderava verificare la possibilità di una presenza pastorale più stabile nella frazione. Quella porta riaperta esprimeva lo stile di un ministero disposto a raggiungere anche una piccola comunità e a offrirle il tempo necessario per rispondere.
Nei mesi seguenti la chiesa di Bivio Moscatini accolse la Messa feriale e alcuni momenti di preghiera. Il risultato dell’esperienza rimaneva affidato alla partecipazione degli abitanti. La disponibilità del sacerdote aveva compiuto il primo passo, rendendo possibile un incontro attorno all’altare. Era un modo concreto per dire che la Chiesa conserva nel cuore anche i luoghi nei quali i numeri sono ridotti.
La presenza di don Camillo entrò presto anche nel lavoro dell’Équipe pastorale. Negli incontri serali a Bastardo condivise con gli altri sacerdoti e con i laici il discernimento sulle celebrazioni comuni. Quella collaborazione non rimase chiusa nella sala delle riunioni. Prese forma nel Triduo pasquale vissuto tra Giano e Montecchio, fino alla Veglia celebrata a Bastardo, e continuò nei pellegrinaggi verso la Madonna del Fosco.
Durante l’Assemblea del 15 marzo fu lui a guidare la preghiera iniziale. Scelse il racconto degli Atti degli Apostoli dedicato alla prima comunità cristiana e invitò i presenti a guardare all’umiltà dell’ascolto. Ricordò che l’unità viene costruita con pazienza e ricondusse tutti alla centralità della liturgia. Prima di discutere della nuova organizzazione pastorale, l’Assemblea ricevette così l’immagine della Chiesa raccolta attorno alla Parola e al Pane spezzato.
Quel gesto dice molto del servizio sacerdotale. Una comunità può essere aiutata a trovare soluzioni quando viene anzitutto condotta davanti al Signore. La preghiera impedisce che il lavoro pastorale si riduca alla sola distribuzione degli impegni e restituisce a ogni decisione la sua ragione più profonda: servire la comunione che Cristo dona alla Chiesa.
Con l’avvicinarsi delle celebrazioni dei sacramenti, don Camillo seguì da vicino i bambini. Il rapporto costruito durante l’anno e negli incontri personali suggerì all’Équipe di affidargli la Messa delle prime Comunioni a Bastardo. La familiarità maturata avrebbe aiutato i piccoli a vivere con serenità l’incontro sacramentale per il quale si erano preparati. Anche qui il ministero sacerdotale mostrava il suo volto attraverso una relazione coltivata nel tempo.
La cura dei ragazzi continuò nell’esperienza estiva del Grest. Don Camillo vi offrì una presenza costante accanto agli animatori. Il lavoro con i più giovani chiedeva di condividere le giornate e di cogliere quelle domande sulla fede che spesso faticano a emergere davanti al gruppo. La vicinanza personale apriva uno spazio nel quale un ragazzo poteva parlare con maggiore libertà e sentirsi accompagnato.
Nel frattempo proseguiva la vita ordinaria delle comunità, fatta di Messe e feste locali che richiedevano la presenza dei sacerdoti in luoghi diversi. Don Camillo entrò in questa trama accettando di spostarsi secondo le necessità della Pievania. La collaborazione tra i presbiteri permetteva di custodire le celebrazioni dei paesi e di affrontare i periodi nei quali uno di loro sarebbe stato assente.
La sera del 4 giugno, nell’ultimo incontro dell’anno pastorale, l’Équipe affidò ancora una volta alla preghiera il lavoro compiuto. Dopo la pausa estiva, il 25 agosto, don Camillo avrebbe concluso con la preghiera e la benedizione il primo incontro del nuovo anno. Tra queste due date si riconosce una continuità discreta: accompagnare le decisioni della Pievania e ricondurle alla presenza di Dio.
L’arrivo di un nuovo sacerdote non risolve automaticamente le difficoltà di un territorio. Offre alla Chiesa una presenza e una disponibilità che possono diventare feconde attraverso l’incontro con i fedeli. Anche le comunità sono chiamate ad accogliere il ministro che viene loro inviato, a sostenerlo con la preghiera e a collaborare con lui secondo i doni di ciascuno.
Ripensando al 16 novembre 2025, possiamo leggere quella domenica alla luce dei mesi trascorsi. Il volto nuovo accolto nella chiesa di San Francesco è diventato familiare durante le celebrazioni e nel lavoro con i ragazzi. È entrato nelle riunioni dell’Équipe e ha raggiunto una piccola chiesa che desiderava tornare a vivere. La promessa contenuta nell’accoglienza ha cominciato così ad assumere una forma concreta.
La Pievania cresce anche attraverso questi legami. Un sacerdote entra in una comunità e riceve una storia che lo precede. Le persone, a loro volta, ricevono il suo ministero e imparano a camminare con lui. Dentro questo incontro il Signore continua a prendersi cura del suo popolo e prepara, spesso attraverso gesti quotidiani, la strada che ancora rimane da percorrere.

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