Ritiro del clero del 13 marzo 2025 presso il Convento di San Fortunato a Montefalco
Il 13 marzo quarantasei sacerdoti si sono ritrovati nel Convento di San Fortunato a Montefalco con l’Arcivescovo mons. Renato Boccardo. Dopo il canto dell’Ora Terza, dom Alessandro Barban ha ripreso il percorso iniziato nel mese precedente e ha attraversato i Vangeli domenicali della Quaresima dell’anno C. La sua meditazione ha mostrato come pagine diverse compongano un unico itinerario verso la Pasqua.
Il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto ha offerto il primo criterio. Dom Alessandro ha richiamato la distinzione biblica tra la prova e la tentazione. La prova manifesta ciò che abita nel cuore e può diventare luogo di maturazione; la tentazione spinge a dubitare della fedeltà di Dio e a cercare una via separata da lui. Gesù attraversa il deserto nella piena obbedienza filiale e rifiuta di usare il proprio potere per sottrarsi alla condizione umana.
Trasformare le pietre in pane significherebbe piegare il dono ricevuto alla propria immediata necessità. Il dominio sui regni del mondo introdurrebbe la missione dentro la logica del potere. Il gesto spettacolare compiuto dal pinnacolo del tempio costringerebbe Dio a offrire una prova. In ciascuna risposta Gesù custodisce la libertà del Figlio e sottrae il rapporto con il Padre alla strumentalizzazione.
La Trasfigurazione apre davanti ai discepoli la luce della meta pasquale. Pietro vorrebbe trattenere quell’esperienza e costruire le tende, mentre la voce del Padre lo riconduce all’ascolto del Figlio. La gloria contemplata sul monte prepara ad attraversare lo scandalo della croce; essa non offre una fuga dalla storia e rivela in anticipo il compimento verso il quale Cristo conduce i suoi.
Le domeniche successive dispiegano la pazienza della misericordia. Il fico sterile riceve ancora tempo e cura. Nella parabola del padre misericordioso, il ritorno del figlio minore si intreccia con la difficoltà del maggiore a partecipare alla gioia della casa. La donna adultera viene sottratta alla condanna e rimandata verso una vita nuova. La verità sul peccato resta presente e viene pronunciata dentro una relazione che salva.
Un filo particolare attraversa il Vangelo di Luca: l’«oggi» della salvezza. Dio raggiunge la persona nel tempo reale della sua esistenza. La Quaresima educa a riconoscere questo oggi e a rispondervi, senza rinviare la conversione a un futuro indefinito. Ogni celebrazione rende presente l’appello del Signore e domanda di essere accolta come una visita.
Per il sacerdote questa lettura possiede un’immediata conseguenza sulla predicazione. Le pericopi domenicali chiedono di essere meditate nel loro sviluppo e nel rapporto con l’intero tempo liturgico. L’omelia serve la comunità quando la accompagna passo dopo passo verso la Pasqua e lascia che la Scrittura illumini le condizioni concrete nelle quali il popolo vive.
Il ritiro ha condotto anche alla celebrazione penitenziale. La domanda rivolta da Gesù al cieco, «Che cosa vuoi che io faccia per te?», ha aperto il desiderio di ritrovare la vista. Dopo aver ricevuto il perdono, la stessa domanda può essere restituita al Signore: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». La risposta conduce alla sequela, là dove ciascuno vive il proprio ministero.
Il cammino quaresimale si è così mostrato come una pedagogia della libertà. Il discepolo impara a non servirsi di Dio, accoglie la misericordia che gli concede tempo e torna a camminare dietro Cristo. L’oggi della salvezza diventa il luogo nel quale la Parola riapre gli occhi e orienta nuovamente la vita.

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