don Mario Proietti, C.PP.S.

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Montecchio: dal castello sulla Flaminia alle strade della fede

Un castello affacciato sull’antica strada, una chiesa custodita nel cuore del borgo e una comunità che continua a esprimere la propria fede mettendosi in cammino.

Montecchio si lascia riconoscere da lontano. Il piccolo borgo rimane raccolto sulla collina e guarda dall’alto il tracciato lungo il quale per secoli sono passati viandanti, pellegrini ed eserciti. L’antica Via Flaminia correva ai suoi piedi e la posizione del castello dice ancora la ragione per cui questo luogo divenne importante: vedere la strada, proteggerla, controllare chi arrivava e chi ripartiva.

Le fonti ricordano la fortificazione del luogo già nel X secolo. Nei secoli successivi Montecchio passò attraverso signorie e dominazioni diverse, conobbe le tensioni che attraversarono l’Umbria medievale e vide transitare perfino papa Clemente VII nel 1530. Di quella lunga storia rimangono porzioni delle mura, l’antica porta e la disposizione stessa delle case. Attraversarla significa ancora oggi entrare in uno spazio nel quale vita civile e vita religiosa sono cresciute l’una accanto all’altra.

San Bartolomeo nel cuore del paese

Appena dentro il borgo si incontra la chiesa di San Bartolomeo. Il portale reca la data 1223 e la costruzione medievale, pur trasformata nel tempo, continua a custodire opere provenienti da epoche e luoghi differenti. Sulle pareti rimangono frammenti di affreschi, mentre un prezioso paliotto lapideo del 1430 proviene dall’antica Madonna delle Grazie, chiesa un tempo situata lungo la Flaminia e poi scomparsa.

Questo particolare racconta qualcosa che va oltre la storia dell’arte. Quando un edificio sacro viene meno, una comunità cerca di salvare ciò che può e lo consegna a un altro luogo. San Bartolomeo è diventata così anche custode della memoria di chiese che il paesaggio non conserva più. Dentro le sue pietre convivono storie diverse, raccolte attorno all’altare della comunità.

Per secoli Montecchio ebbe una propria organizzazione civile e propri statuti. Il paese ha quindi conosciuto un forte senso di autonomia e appartenenza, quello tipico delle comunità che imparano a vivere entro mura precise. La vita cristiana ha abitato la stessa storia, accompagnando nascite, lutti, feste e stagioni agricole. San Bartolomeo è rimasta il luogo nel quale il paese poteva riconoscersi anche quando attorno cambiavano istituzioni e confini.

Una porta nelle mura e una casa per chi arrivava

La storia di Montecchio possiede però un tratto che impedisce di leggerla soltanto come storia di difesa e chiusura. Ai piedi del castello, lungo la strada, sorge la piccola chiesa di San Rocco. Accanto ad essa funzionava l’Ospedale di San Bartolomeo, documentato almeno dal Cinquecento e destinato ad accogliere pellegrini, viandanti e persone malate.

È un’immagine molto bella: in alto le mura proteggevano il paese, in basso qualcuno teneva aperta una porta per chi era in viaggio. Montecchio imparava così che l’identità di una comunità non si custodisce soltanto difendendo ciò che è proprio. Si custodisce anche facendo spazio a chi arriva dalla strada.

Quella stessa strada conduce ancora più indietro nel tempo. In località Toccioli gli scavi hanno riportato alla luce una grande villa romana sorta presso la Flaminia e rimasta in uso per secoli. Un’iscrizione l’ha collegata a Gaio Giulio Rufione. Le epoche si sovrappongono, e il piccolo borgo che vediamo oggi appare così come un punto dentro una storia di passaggi molto più lunga delle sue mura medievali.

La comunità che apre la porta e si mette in cammino

La fede di Montecchio possiede ancora oggi un gesto capace di raccontarla meglio di molte spiegazioni: il pellegrinaggio alla Madonna del Fosco. Da generazioni la comunità lascia San Bartolomeo, attraversa il paese e percorre la strada verso il santuario di Castagnola. Anche nel 2026 quel cammino è stato nuovamente compiuto, inserendosi nel pellegrinaggio delle comunità della Pievania.

Qui la geografia diventa quasi una catechesi. Un paese nato per guardare e controllare una strada continua a esprimere la propria fede proprio mettendosi sulla strada. La porta del castello, nata per segnare un confine, diventa il passaggio attraverso il quale la comunità esce e va incontro a un luogo condiviso con gli altri.

La visita pastorale del 2013 aveva già lasciato intravedere il cambiamento che attendeva queste comunità. L’Arcivescovo Renato Boccardo raggiunse Montecchio, pregò con i fedeli nel cimitero, incontrò la popolazione e parlò della necessità di assumere una responsabilità ecclesiale più ampia. La parrocchia tradizionale stava cambiando e sacerdoti e laici avrebbero dovuto imparare a costruire insieme una presenza cristiana capace di oltrepassare i confini abituali.

La Pievania di San Felice ha dato a quella intuizione una forma concreta. Montecchio conserva San Bartolomeo, la festa patronale del 24 agosto, la memoria delle generazioni e il legame con il proprio borgo. Allo stesso tempo entra in un cammino nel quale ciò che appartiene al paese può diventare un dono per tutti.

Forse Montecchio porta nella Pievania proprio questa immagine: una porta nelle mura e una strada che continua oltre quella porta. La comunità non deve perdere ciò che custodisce per camminare con gli altri. Può portarlo con sé.

Quando i fedeli lasciano San Bartolomeo e scendono verso il Fosco, compiono un gesto che appartiene alla tradizione e nello stesso tempo parla al presente. Il paese rimane alle loro spalle, la sua storia non viene abbandonata e la meta è raggiunta insieme ad altri. È forse questa la forma più concreta della comunione: sapere da dove veniamo e accettare di percorrere una strada che non termina davanti alla porta di casa.

Per approfondire

  • Comune di Giano dell’Umbria, portale turistico istituzionale: storia di Montecchio.
  • Università Agraria di Montecchio, documentazione sul territorio, San Bartolomeo e San Rocco.
  • Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, Resoconto della Visita Pastorale nelle parrocchie di Giano dell’Umbria e Bastardo, 2013.
  • Documentazione locale e provinciale sui pellegrinaggi alla Madonna del Fosco.

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