Un paese cresciuto lungo le vie della valle, segnato dal lavoro e diventato uno dei luoghi nei quali ha preso forma la Pievania di San Felice.
Per comprendere Bastardo bisogna guardare le strade. Qui non c’è un castello raccolto sulla collina dal quale cominciare il racconto; c’è piuttosto un fondovalle attraversato da secoli, un luogo nel quale persone e merci hanno continuato a passare e dove, nel tempo, qualcuno ha deciso di fermarsi. L’antica Via Flaminia e la via Tuderte si incontravano in questo territorio, e perfino il nome del paese viene tradizionalmente collegato a un’antica «Osteria del Bastardo», memoria di un luogo nato per accogliere chi era in viaggio.
Nei dintorni rimane una traccia ancora più antica di quella vocazione al passaggio: il cosiddetto Ponte del Diavolo, costruito lungo il tracciato della Flaminia Vetus. Quella strada appartiene ormai alla storia, ma dice qualcosa che Bastardo non ha mai smesso di essere. Il paese è cresciuto attraverso incontri, arrivi e partenze, assumendo un volto diverso dai piccoli centri agricoli e fortificati che lo circondano.
Quando il lavoro cambiò il volto della valle
Il cambiamento decisivo arrivò nel Novecento con lo sfruttamento della lignite. A partire dagli anni Venti l’attività mineraria si intensificò, attirando lavoratori e famiglie e modificando rapidamente l’abitato. Accanto alla miniera sorsero impianti energetici, case e servizi; Bastardo diventò sempre più un centro nel quale il lavoro quotidiano teneva insieme persone provenienti da esperienze differenti.
Quella storia non fu soltanto una vicenda economica. Entrò nelle famiglie, segnò le giornate e lasciò anche ferite. La piccola chiesa di Santa Barbara conserva forse la memoria più umana di quella stagione. Furono gli stessi operai a contribuire alla sua costruzione negli anni Trenta, scegliendo come patrona la santa tradizionalmente invocata dai minatori. Una lapide ricorda quanti persero la vita sul lavoro. Entrare in quella chiesa significa incontrare una fede nata accanto alla fatica, alla paura e alla speranza di uomini che ogni giorno affidavano a Dio la propria vita e quella delle persone amate.
La stagione mineraria finì e il territorio conobbe altre trasformazioni industriali. Bastardo continuò però a portare nel proprio carattere quella storia: un paese relativamente giovane, cresciuto attraverso il lavoro e attraverso l’arrivo di nuove famiglie, abituato più di altri a costruire appartenenza mettendo insieme provenienze differenti.
San Francesco e una comunità che impara a diventare famiglia
La vita ecclesiale si è raccolta progressivamente attorno alla parrocchia di San Francesco d’Assisi, documentata dal 1986. La chiesa è diventata il luogo della celebrazione domenicale e degli incontri pastorali, accompagnando una comunità che nel frattempo cresceva anche attraverso la presenza dei Missionari del Preziosissimo Sangue e delle Missionarie del Sangue di Cristo.
Un passaggio importante è documentato dalla visita pastorale dell’Arcivescovo Renato Boccardo nell’ottobre 2013. La visita venne vissuta insieme dalle parrocchie di Giano e Bastardo, che già allora stavano intensificando la collaborazione. Don Giuseppe Iavarone raccontò quel processo con un’espressione semplice e impegnativa: si cercava di diventare «un’unica famiglia». Era un modo concreto per dire che la Chiesa del territorio non poteva più essere pensata come una somma di realtà che si incontravano soltanto occasionalmente.
In quei giorni emerse anche un altro tratto della comunità. L’Arcivescovo visitò «L’Isola che c’è», realtà dell’AIAS impegnata nell’accompagnamento delle persone con disabilità. È un particolare che merita di essere ricordato, perché racconta la storia cristiana di un paese attraverso qualcosa di più delle sue celebrazioni: la capacità di accorgersi delle fragilità e di costruire relazioni attorno ad esse.
Qui comincia pubblicamente la Pievania
Dieci anni dopo quella visita, Bastardo divenne il luogo nel quale un cammino già intuito ricevette una forma nuova. Il 3 ottobre 2023, nella chiesa di San Francesco d’Assisi, l’Arcivescovo presiedette la celebrazione con la quale venne avviata ufficialmente la Pievania di San Felice. La data cadeva nella festa di san Francesco vissuta dalla comunità locale e proprio qui furono presentati il servizio del Pievano e il nuovo modo di lavorare insieme affidato a sacerdoti e laici.
Riletta dentro la storia del paese, la scelta di Bastardo possiede una particolare coerenza. Un centro nato lungo le vie di comunicazione e cresciuto attraverso persone arrivate per lavorare diventava il luogo dal quale comunità differenti venivano invitate a mettersi in relazione più profondamente. Ciò che il paese aveva sperimentato nella propria storia civile assumeva quasi una forma ecclesiale: identità diverse chiamate a costruire una casa comune.
Oggi San Francesco è uno dei principali Centri eucaristici della Pievania. La domenica le strade che attraversano Bastardo portano alla chiesa anche persone provenienti da altri luoghi. Attorno all’altare, la comunità scopre che l’appartenenza non diminuisce quando viene condivisa. Il paese conserva la propria storia e, proprio grazie ad essa, può offrire agli altri una particolare familiarità con l’incontro.
Bastardo porta nella Pievania la memoria dei minatori e di Santa Barbara, la vita raccolta attorno a San Francesco, la concretezza di un territorio nel quale lavoro e mobilità hanno sempre costretto le persone a misurarsi con il cambiamento. Porta soprattutto l’esperienza di una comunità che non si è formata perché tutti provenivano dallo stesso luogo, ma perché persone differenti hanno imparato a vivere nello stesso luogo.
Forse è questo il dono più prezioso che Bastardo può consegnare oggi alla Pievania di San Felice. Le strade non servono soltanto per attraversare un paese; possono diventare il modo con cui ci si raggiunge. E una comunità cresciuta lungo le strade del lavoro può aiutare tutta la Pievania a comprendere che la comunione comincia quando qualcuno accetta di percorrere la distanza che lo separa dagli altri.
Per approfondire
- Comune di Giano dell’Umbria, portale turistico istituzionale: Bastardo, Via Flaminia, storia mineraria e chiesa di Santa Barbara.
- BeWeB, scheda della Parrocchia di San Francesco d’Assisi in Bastardo.
- Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, Resoconto della Visita Pastorale nelle parrocchie di Giano dell’Umbria e Bastardo, 2013.
- Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, documentazione sull’avvio della Pievania di San Felice, 3 ottobre 2023.

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