don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

Discernere il presente con lo sguardo della fede

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GAUDIUM ET SPES: LA CHIESA GUARDA LA STORIA CON LO SGUARDO DI CRISTO

Cari amici, dopo aver presentato la Gaudium et Spes nel suo insieme, possiamo entrare nella prima catechesi che Papa Leone XIV ha dedicato alla Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo.

Il Santo Padre ha scelto di cominciare da una pagina celebre del discorso con cui san Giovanni XXIII aprì il Concilio Vaticano II, l’11 ottobre 1962. È la pagina dei cosiddetti «profeti di sventura», espressione che nel corso degli anni ha avuto una fortuna singolare, fino a diventare talvolta una formula utilizzata nelle discussioni ecclesiali per classificare rapidamente chi esprime preoccupazioni sul presente.

Leone XIV ci invita a tornare al suo significato originario. Giovanni XXIII prendeva le distanze da quanti, pur animati da zelo religioso, guardavano al proprio tempo vedendovi soltanto «rovine e guai» e lo giudicavano interamente peggiore rispetto alle epoche precedenti. Il Papa chiedeva ai Padri conciliari uno sguardo capace di riconoscere, dentro le trasformazioni della storia, «i misteriosi piani della Divina Provvidenza», che si realizzano attraverso l’opera degli uomini e spesso oltre le loro stesse aspettative, disponendo sapientemente anche le vicende avverse per il bene della Chiesa.

Il Santo Padre aggiunge immediatamente una precisazione: «Non si tratta di ingenuo ottimismo». La denuncia del male appartiene pienamente al discernimento cristiano. Giovanni XXIII conosceva bene le tragedie del proprio secolo, avendo attraversato due guerre mondiali e assistito alla nascita dei totalitarismi. Ciò che rifiutava era uno sguardo incapace di riconoscere qualsiasi azione della grazia nel presente, quasi che la Provvidenza avesse operato nei secoli trascorsi e fosse divenuta improvvisamente assente nel tempo in cui ci è dato di vivere.

Anche la nostalgia può deformare il giudizio quando trasforma il passato in un’epoca ideale che la storia reale non ha mai conosciuto. La fede nella Provvidenza permette invece di guardare con serietà le ferite del presente conservando la certezza che Dio continua a operare dentro la libertà degli uomini e persino attraverso vicende il cui significato ci rimane oscuro.

Da questa prospettiva Leone XIV passa direttamente alla natura pastorale della Gaudium et Spes. Tre anni dopo il discorso inaugurale, il Concilio riconobbe in tale discernimento un elemento essenziale della vita della Chiesa e descrisse come costitutiva la sua indole pastorale.

La parola «pastorale» acquista così un significato molto più profondo di quello, piuttosto impoverito, con cui qualche volta viene utilizzata. Essa indica il modo concreto in cui la Chiesa vive il mistero ricevuto da Cristo dentro la storia degli uomini.

Il Papa riconduce infatti tutto all’Incarnazione. Cristo ha scelto di condividere la nostra condizione, si è reso «in tutto simile ai fratelli» e ha assunto fino in fondo il peso della condizione umana ferita dal peccato, offrendo se stesso in riscatto per tutti. La prossimità della Chiesa all’umanità nasce da qui: dal mistero del Figlio di Dio che ha preso carne e ha abitato in mezzo a noi.

Alla luce di questo passaggio comprendiamo meglio anche le parole con cui si apre la Gaudium et Spes: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo».

La Chiesa sente come propria la vita degli uomini perché appartiene a Cristo, e Cristo ha fatto propria la nostra umanità. La sua vicinanza al mondo nasce dunque dalla fedeltà al Signore e porta dentro la storia una presenza capace di ascoltare, condividere e servire.

È in questo contesto che Leone XIV pronuncia un’altra frase significativa: «Non è possibile restare spettatori disinteressati». Gli avvenimenti della storia e la vita concreta delle persone interpellano la fede. Il Papa richiama soprattutto coloro che sono schiacciati dall’ingiustizia, dalla discriminazione e dalla violenza. Qui la catechesi assume un tono molto concreto: il cristiano è chiamato a lasciarsi raggiungere dalla sofferenza altrui e a farsene carico secondo la propria vocazione e responsabilità.

Questa condivisione viene però collocata dentro l’orizzonte della speranza cristiana. Leone richiama san Paolo e la certezza che «le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi». La prossimità cristiana porta così dentro il dolore una speranza che nasce dalla Pasqua e impedisce di considerare la sofferenza come l’ultima parola sull’uomo.

Anche il riferimento ai poveri trova qui la propria collocazione. Leone XIV riprende Papa Francesco ricordando che l’opzione per i poveri è «una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica». La preferenza della Chiesa per chi vive nella povertà affonda dunque le proprie radici nel Vangelo e nella scelta stessa di Cristo, che si è fatto povero e ha voluto essere riconosciuto nei piccoli.

Il Papa invita a «scoprire Cristo in loro», ad ascoltarli e a lasciarsi raggiungere dalla loro esperienza. Sono parole che chiedono una prossimità reale, capace di superare quella forma di assistenza nella quale il povero resta soltanto destinatario della nostra generosità. Nell’incontro con lui anche noi possiamo ricevere qualcosa e scoprire aspetti della vita e del Vangelo che la sicurezza e l’abbondanza rischiano facilmente di nascondere.

Da qui Leone XIV giunge a uno dei temi centrali della Gaudium et Spes: i «segni dei tempi». Il Papa riprende il «dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo». Vale la pena conservare tutta la frase, perché proprio quell’ultima espressione custodisce il significato cristiano del discernimento.

La storia viene ascoltata con attenzione perché è il luogo nel quale uomini e donne vivono le loro domande e nel quale possono emergere aspirazioni autentiche. Dentro la stessa storia agiscono anche il peccato e quelle forze che possono deformare la libertà. Il Vangelo offre allora la luce con cui discernere ciò che accade e comprendere dove sia realmente in gioco il bene dell’uomo.

Leone XIV mostra concretamente questo metodo richiamando alcune contraddizioni già individuate dalla Costituzione. Il progresso scientifico e tecnologico offre possibilità che fino a poco tempo fa sembravano impensabili, mentre i suoi benefici rimangono spesso distribuiti in modo profondamente diseguale. La conoscenza delle dinamiche della società è cresciuta enormemente e continuiamo a interrogarci sulla direzione da dare a questa potenza.

Lo stesso accade davanti alla ricchezza. Il mondo dispone di risorse e capacità economiche immensamente superiori a quelle conosciute dalle generazioni precedenti e una parte considerevole dell’umanità continua a sperimentare fame e miseria. Leone aggiunge la preoccupazione per il futuro del pianeta, mentre i nostri modelli di consumo rimangono difficili da mettere in discussione, e richiama ancora una volta l’assurdità di una umanità che continua ad affidare alla guerra la speranza di costruire la pace.

Questa lettura rende evidente quanto sia improprio attribuire alla Gaudium et Spes un ottimismo superficiale nei confronti del progresso. Il Concilio guarda le conquiste dell’uomo con gratitudine e nello stesso tempo ne vede le ambiguità. Leone XIV riprende esattamente questa prospettiva e la porta dentro problemi che sessant’anni fa possedevano forme diverse e che oggi hanno raggiunto dimensioni nuove.

C’è poi un passaggio della catechesi sul quale credo sia utile soffermarsi con particolare attenzione. Il Papa afferma che la prossimità all’umanità apre «a una lettura più profonda degli avvenimenti e della stessa Rivelazione».

La frase potrebbe prestarsi a qualche equivoco se venisse isolata dal cammino conciliare che Leone XIV sta svolgendo e, in particolare, dalla Dei Verbum con cui abbiamo iniziato queste catechesi.

La Rivelazione pubblica trova in Gesù Cristo la propria pienezza. Dio ha detto nel Figlio la sua Parola definitiva e la Chiesa non attende un’altra rivelazione pubblica capace di aggiungere nuove verità al deposito ricevuto. La Dei Verbum insegna nello stesso tempo che cresce nella vita della Chiesa la comprensione delle realtà e delle parole trasmesse.

È dentro questo sviluppo che possiamo comprendere l’affermazione di Leone XIV. Le domande che emergono nella storia possono condurre la Chiesa a tornare con maggiore profondità alla Parola ricevuta e a riconoscervi dimensioni che una situazione precedente non aveva ancora chiesto di esplicitare. La storia non diventa una nuova fonte della Rivelazione; diventa uno dei luoghi nei quali la Chiesa viene sollecitata a comprendere più profondamente il dono che già custodisce.

È accaduto molte volte lungo i secoli. Nuove domande hanno spinto la riflessione cristiana a formulare con crescente precisione ciò che apparteneva già alla fede della Chiesa. È un processo delicato, nel quale il discernimento rimane necessario proprio per distinguere un autentico approfondimento da un adattamento al pensiero dominante.

Credo che questo punto diventerà particolarmente importante quando Leone XIV entrerà nelle pagine della Gaudium et Spes dedicate alla coscienza, alla cultura e al rapporto con le realtà temporali.

Verso la conclusione della catechesi il Papa riporta ancora una volta tutto a Cristo. La Costituzione ricorda che la Chiesa non è mossa da «nessuna ambizione terrena» e mira a continuare, sotto la guida dello Spirito Consolatore, l’opera di colui che è venuto a rendere testimonianza alla verità, a salvare e a servire.

Leone richiama quindi la kenosi del Figlio, che «svuotò se stesso assumendo una condizione di servo» e divenne obbediente fino alla morte di croce.

L’indole pastorale della Chiesa riceve qui la sua forma più profonda. Essa prende il volto del Cristo servo, dal quale impara a stare accanto all’uomo e a leggere la storia senza sottrarsi alle sue ferite. Anche il discernimento dei segni dei tempi appartiene a questa fedeltà: la Chiesa ascolta il mondo perché desidera servirlo secondo il Vangelo e accompagnarlo verso quella pienezza che riconosce in Cristo.

Da questa prospettiva possiamo comprendere meglio anche due letture che hanno attraversato la stagione postconciliare. Talvolta l’apertura al mondo è stata interpretata come disponibilità ad assumere quasi spontaneamente le categorie della cultura contemporanea. In altri ambienti la reazione alle difficoltà del postconcilio ha favorito uno sguardo nel quale il presente appare soprattutto come luogo della decadenza.

La prima catechesi di Leone XIV suggerisce una via più esigente, quella del discernimento cristiano. Essa prende sul serio le contraddizioni del nostro tempo e conserva la fiducia nella Provvidenza che continua a operare. La Chiesa può così avvicinarsi all’uomo senza perdere la propria identità, perché proprio da Cristo riceve lo sguardo con cui riconoscere la sua grandezza e le sue ferite.

Alla conclusione il Papa riprende le due parole che danno il nome alla Costituzione, gaudium et spes, e desidera che gioia e speranza diventino i tratti di una Chiesa che annuncia il Vangelo facendosi prossima agli uomini e alle donne del proprio tempo.

Forse è questo il tono con cui conviene iniziare il nostro cammino dentro la Gaudium et Spes. La gioia cristiana nasce dalla presenza del Risorto dentro una storia che continua a conoscere il dolore, e la speranza permette di attraversare questa stessa storia sapendo che il suo destino ultimo è custodito da Dio.

La Chiesa può quindi guardare con lucidità ciò che accade, lasciarsi raggiungere dalle domande dell’uomo e continuare a indicare Cristo come «la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana».

È lo sguardo che Leone XIV ci invita ad assumere all’inizio di questo nuovo tratto del cammino conciliare.

Per chi non avesse letto la riflessione introduttiva, nella quale abbiamo presentato il documento, la sua struttura e alcuni nodi della ricezione postconciliare, la trovate qui: https://mraprt65kxiyo.blog/2026/09/02/gaudium-et-spes-la-chiesa-incontra-il-mondo-alla-luce-di-cristo/

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