Terza effusione: la flagellazione

Cari amici, buongiorno. La terza effusione ci riporta davanti a Cristo flagellato. Il corpo del Signore viene consegnato alla violenza, colpito, lacerato, umiliato. La carne santissima del Verbo incarnato porta i segni della brutalità umana e del peccato del mondo.

La flagellazione è una delle scene più difficili da contemplare, perché ci obbliga a guardare la concretezza della redenzione. Il Figlio di Dio non ci salva con un gesto simbolico. Non resta protetto nella distanza della sua divinità. Il suo corpo viene ferito. La sua pelle è aperta dai colpi. Il suo Sangue scorre. L’amore entra nella carne fino a lasciarsi spezzare dalla violenza.

Qui appare la serietà del peccato. Ogni volta che l’uomo tratta l’altro come oggetto, ogni volta che la forza diventa prepotenza, ogni volta che la dignità viene calpestata, ogni volta che il corpo è umiliato, il mistero della flagellazione si rende terribilmente vicino. Il corpo ferito di Cristo raccoglie tutte le violenze della storia, quelle visibili e quelle nascoste, quelle gridate e quelle taciute.

Non è inutile ricordarlo in un tempo che parla molto del corpo e spesso lo comprende poco. Il corpo viene esaltato, esibito, modificato, consumato, giudicato, usato, e poi ci si stupisce se il cuore resta ferito. Il cristianesimo non disprezza il corpo. Lo prende così sul serio che annuncia il Verbo fatto carne e il corpo risorto. Il Sangue versato nella flagellazione proclama che il corpo umano non è materia da usare, ma luogo di dignità e di vocazione.

Cristo flagellato parla anche a chi porta ferite ricevute dagli altri. Vi sono persone che hanno conosciuto umiliazioni, durezza, parole violente, esperienze che hanno lasciato segni profondi. Alcune ferite non sono visibili, e proprio per questo vengono ignorate con quella delicatezza da elefante che spesso la società scambia per realismo. Davanti al Signore flagellato nessuna ferita è ridicola, nessuna sofferenza è troppo piccola, nessun dolore viene liquidato.

Il Sangue della flagellazione non ci insegna a subire passivamente il male come se fosse buono. Il male resta male. L’ingiustizia resta ingiustizia. La violenza non viene nobilitata dal fatto che Cristo l’abbia subita. Ciò che cambia è il modo in cui il male viene vinto. Cristo non risponde alla violenza lasciandosi trasformare in violento. La sua mitezza è più forte dei colpi, perché resta amore mentre viene ferita.

Questa effusione ci chiede anche di vigilare sul nostro modo di colpire gli altri. Non abbiamo flagelli in mano, almeno nella forma più evidente. Abbiamo parole, giudizi, ironie, silenzi punitivi, freddezze, indifferenze, sarcasmi usati come piccole fruste. E qui Tommaso dovrebbe fare pure l’esame di coscienza, dettaglio fastidioso per un algoritmo che ama dispensare consigli. La flagellazione di Cristo ci chiama a riparare ogni volta che abbiamo ferito la dignità di qualcuno.

La pratica spirituale può essere un gesto di mitezza concreta. Trattenere una parola dura. Chiedere perdono per una frase che ha ferito. Evitare un giudizio inutile. Trattare con particolare rispetto una persona fragile. Offrire una piccola mortificazione del corpo, non per disprezzarlo, ma per ricordare che anche il corpo deve essere educato all’amore.

Il Sangue di Cristo versato nella flagellazione ci renda più umani, non meno. Ci insegni a guardare il corpo nostro e altrui con riverenza. Ci doni un cuore capace di non trasformare le ferite in rancore e la forza in dominio. Davanti al corpo flagellato del Signore, impariamo che la vera potenza non è colpire, ma amare restando fedeli al Padre.

Alla scuola di santa Maria De Mattias

Santa Maria De Mattias parlava della «Croce Bagnata del tuo Preziosissimo Sangue». Nella flagellazione contempliamo il Corpo del Signore ferito e impariamo a portare a Cristo le ferite del corpo, della memoria e della dignità. (S. Maria De Mattias, Lettera 297, 7 settembre 1846, a Maddalena Capone, Lettere, vol. II, p. 14.)

Preghiera

Signore Gesù, il tuo corpo flagellato porta le ferite dell’uomo e il peso del peccato del mondo. Guarisci le ferite del mio corpo, della memoria e della dignità. Rendimi delicato verso chi soffre e vigilante verso ogni forma di durezza. Il tuo Sangue mi insegni a non colpire, a non umiliare, a non trasformare la forza in dominio.

Giaculatoria

Sangue di Cristo, versato nella flagellazione, guariscici dalle ferite del peccato.

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