
Cari amici, negli ultimi anni dell’episcopato la flebite trasformò ogni passo di Gaetano Bonanni in una sofferenza. L’uomo che aveva percorso a piedi le montagne di Norcia fu costretto prima alla lettiga e poi quasi all’immobilità. La diocesi continuava a vivere nel suo cuore. Il corpo non riusciva più a seguirne le strade.
Dopo l’ultima visita pastorale comprese che il momento della rinuncia era giunto. Aveva settantasei anni e sentiva di non poter portare ancora il peso del governo come la coscienza gli chiedeva. Presentò a Gregorio XVI una supplica semplice, priva di ogni ornamento. Dichiarava la propria età e i «gravi incomodi di salute»; consegnava liberamente il vescovado nelle mani del Papa.
Scrisse al Papa: «Beatissimo Padre. Il Vescovo di Norcia Gaetano Bonanni prostrato ai piedi della Santità Vostra, in vista della età di anni 76, e di gravi incomodi di salute da cui è afflitto, non potendo più oltre sostenere, e reggere il peso del Vescovado, lo rassegna liberamente nelle mani della Santità Vostra e la supplica a volerla benignamente accogliere, come pure a voler in quel modo, che più gli parerà, e piacerà, provvedere ai mezzi di sussistenza, mancando affatto l’Oratore di ogni altra rendita particolare. Che della grazia… Gaetano Bonanni Vescovo di Norcia rinunzio come sopra»
In quelle righe compare anche la sua povertà reale. Bonanni confessava di non possedere alcuna rendita personale e chiedeva al Pontefice di provvedere alla sua sussistenza nel modo ritenuto opportuno. Dopo più di ventun anni di episcopato non aveva accumulato nulla per sé. La frugalità che aveva soccorso i poveri lo lasciava ora povero tra loro.
Gregorio XVI accolse la rinuncia il 20 marzo 1843. Bonanni rimase a Norcia con una pensione modesta e lasciò al successore, mons. Letterio Turchi, l’episcopio che aveva preparato. Per sé scelse due camerette. La sua presenza divenne più nascosta e la gente continuò a cercarlo.
Don Pietro Silj andò a visitarlo e lo trovò seduto davanti al tavolino. Bonanni gli offrì una sedia e disse con spontanea serenità: «Poveretto me se adesso non fo orazione! Ne ho tutto il tempo. Sapete che il Santo Padre ha accettato la mia rinunzia?».
Silj rispose di averlo saputo con dispiacere. Bonanni lo corresse subito: «Ah, no, no; e come avrei potuto far da vescovo con questo piede?». Poi aggiunse con gioia che il nuovo vescovo era buono e gli permetteva ancora di predicare, cresimare e confessare le monache.
Don Pietro sorrise davanti a tanto entusiasmo. Gli fece osservare scherzosamente che il successore avrebbe compiuto una cosa veramente bella togliendogli almeno la facoltà di confessare. Bonanni replicò quasi per difendersi: «Io non gliel’ho domandato, lo ha fatto da sé».
In questo dialogo affiora un Bonanni sorprendentemente luminoso. Aveva lasciato il governo e conservava intatto il desiderio di servire. Non rimpiangeva il titolo e non parlava delle prerogative perdute. Gli bastava sapere di poter ancora assolvere un’anima e annunciare la Parola.
La diocesi lo chiamava ormai «il Vescovo Santo». Quel nome era conosciuto anche fuori Norcia. La sua autorità non proveniva più dalla giurisdizione. Nasceva dalla sofferenza accolta e dalla porta che continuava ad aprirsi davanti a chi cercava una parola.
Le due camerette diventarono una cattedra silenziosa. Bonanni vi trascorse quasi cinque anni tra dolori crescenti e piaghe da decubito. Nei momenti di sollievo riceveva le persone e ricordava il passato. Pregava a lungo. Dal corpo consumato emergeva una serenità capace di edificare chiunque gli si avvicinasse.
La povertà di quelle stanze raccoglieva tutta la sua vita. Il giovane sacerdote degli oratori romani e il fondatore degli Operai Evangelici abitavano ancora in quel vecchio vescovo. San Felice ritornava nelle pareti spoglie. Norcia entrava attraverso le persone che bussavano.
Domani, 22 luglio, ricomporremo le sue ossa. Prima di accompagnarlo verso San Felice, torneremo all’ultimo giorno della sua vita. Fu una giornata colma di preghiera e attraversata da una visione misteriosa: due giovani apparvero nella sua camera con dei libri tra le mani. Al tramonto il Vescovo Santo si preparò all’incontro che aveva atteso per tutta la vita.
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