
Cari amici, prima di diventare vescovo, Gaetano Bonanni conobbe a San Felice una solitudine lunga e feconda. Durante la stagione delle missioni i sacerdoti percorrevano città e campagne. L’inverno riconduceva il superiore nella casa umbra, avvolta dal silenzio. Bonanni trasformò quel tempo in un’altra forma di predicazione: cominciò a scrivere.
Nel 1816 uscì il primo volume della Vita di Gesù Cristo meditata in ciascun giorno dell’anno. L’opera avrebbe raggiunto quattro tomi, modellati sul ritmo dell’anno e destinati ad accompagnare quotidianamente la preghiera. Il titolo ne dichiarava lo scopo: conoscere Cristo, amarlo e imitarlo. Bonanni scriveva come predicava, conducendo il lettore dalla verità contemplata alla riforma concreta della vita.
Le sue pagine non nacquero nel raccoglimento tranquillo di uno studioso separato dal mondo. Portavano dentro la voce delle missioni e le coscienze incontrate nel confessionale. Ogni meditazione cercava un varco nella volontà del lettore. La preghiera doveva diventare scelta e il pensiero di Cristo doveva lasciare un segno nel comportamento quotidiano.
Da materiali preparati da mons. Vincenzo Maria Strambi nacque anche Il mese santificato con devote considerazioni ed affetti sopra il Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo. Il libro apparve anonimo a Fabriano nel 1820 e conobbe presto nuove edizioni. Questa opera scioglie ogni dubbio sul rapporto personale di Bonanni con la devozione al Sangue di Cristo. L’uomo che aveva discusso il titolo dell’Istituto dedicava un intero mese a infiammare i fedeli nell’amore del Redentore crocifisso.
La Passione occupava il centro della sua spiritualità. Nelle Meditazioni sopra la Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo indicò il Crocifisso come il libro nel quale il cristiano impara la sapienza del cielo. La sua esortazione conserva una forza limpida: «Leggete ogni giorno il gran libro di celeste sapienza, ch’è il Crocifisso».
Per Bonanni contemplare le piaghe del Signore significava lasciarsi cambiare. Il Sangue versato rivelava il prezzo della redenzione e chiedeva una risposta. La Passione sosteneva la speranza nelle prove e insegnava a recidere dal cuore gli affetti disordinati. La meditazione scendeva nella vita con il rigore di una lama e con la dolcezza di una misericordia ricevuta.
Tra le sue opere, Lo spirito sacerdotale rinnovato parla direttamente a noi. Bonanni lo concepì come un ritiro di una settimana da compiersi nell’anniversario dell’ordinazione. Ogni giorno riconduce il sacerdote alla grazia ricevuta attraverso l’imposizione delle mani. La meditazione illumina la coscienza. Il colloquio apre l’anima davanti a Dio. La riforma domanda una decisione capace di entrare nella vita.
Bonanni conosceva il pericolo di un ministero diventato abitudine. Aveva visto sacerdoti generosi e aveva incontrato la stanchezza che spegne lentamente il fervore. Per questo non offriva al clero una consolazione facile. Lo conduceva davanti a Cristo, Sommo ed eterno Sacerdote, affinché il dono dell’ordinazione tornasse a essere una sorgente viva.
Quelle pagine nacquero a San Felice e accompagnarono poi il vescovo a Norcia. La sua azione per il Seminario e gli incontri obbligatori del clero provenivano dalla stessa convinzione: la Chiesa si rinnova quando il sacerdote permette a Cristo di rinnovarlo interiormente.
Proprio in occasione della ricomposizione delle ossa di Bonanni abbiamo preparato una nuova rivisitazione di quest’opera. Il linguaggio antico è stato reso più accessibile e la sua sostanza spirituale è rimasta intatta. Il libro riporta la voce di don Gaetano tra i sacerdoti di oggi, con la serietà di chi sa che il ministero può sopravvivere esteriormente anche quando il cuore ha perduto il fuoco.
Il silenzio di San Felice non rimase vuoto. Divenne pagina e preghiera. Divenne un richiamo rivolto al sacerdote che si avvicina all’altare e sente il bisogno di tornare al primo amore. A distanza di due secoli, Bonanni ci invita ancora a leggere il Crocifisso e a lasciare che il Sangue di Cristo rinnovi lo spirito ricevuto nel giorno dell’ordinazione.
Domani entreremo nelle sue ultime stanze. Le gambe che avevano percorso la diocesi non riuscivano quasi più a muoversi. Il vescovo avrebbe deposto il governo e continuato a servire attraverso la preghiera. La sua cattedra sarebbe diventata una povera camera.
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