Cari amici, ieri abbiamo lasciato don Gaetano Bonanni a San Felice, nella prima Casa di Missione. Quel luogo appartato, sospeso tra gli ulivi e il silenzio dell’Umbria, sembrava fatto apposta per custodire una nascita. Dentro quelle mura si pregava, si preparavano le missioni, si attendevano sacerdoti disposti a consumarsi per il Vangelo. Proprio lì affiorò una domanda destinata a segnare tutta la storia dell’Istituto: quale nome avrebbe espresso l’anima di quella nuova famiglia sacerdotale?

Bonanni aveva fondato a Roma gli Operai Evangelici nel 1813. Li aveva pensati secondo lo spirito dei sacerdoti secolari di Santa Galla: uomini uniti per l’apostolato e per la vita comune, liberi da una devozione particolare imposta come segno distintivo. Il loro nome diceva già il programma. Erano operai mandati nella messe, sacerdoti raccolti per predicare e ricondurre il popolo alla vita cristiana.

Mons. Francesco Albertini contemplava da anni il mistero del Sangue di Cristo e desiderava che quella devozione raggiungesse la Chiesa intera. Nel Sangue versato dal Redentore vedeva il prezzo della salvezza, la sorgente della misericordia, il grido d’amore che sale dalla Croce. Aveva dato forma all’Arciconfraternita del Preziosissimo Sangue e sognava una famiglia sacerdotale interamente dedicata a questo mistero.

Don Gaspare accolse quella luce con tutto il fuoco della sua anima. Il titolo del Preziosissimo Sangue gli apparve come la parola capace di raccogliere la missione attorno al suo centro. I missionari sarebbero andati tra il popolo per annunciare che ogni uomo è stato redento a caro prezzo e che nessuna miseria è più profonda della misericordia sgorgata dal costato di Cristo.

Bonanni esitò. La sua riserva nasceva dalla fedeltà alla forma originaria degli Operai Evangelici. Temeva che il nuovo titolo li facesse apparire simili a una famiglia religiosa e restringesse l’ampiezza del loro ministero. La questione toccava l’identità dell’opera che aveva generato. Per questo la custodiva con la tenacia di un padre.

Il suo animo era già profondamente legato al Sangue della Redenzione. Gli anni successivi lo avrebbero mostrato con chiarezza. Compose un intero mese di meditazioni sul Preziosissimo Sangue, richiamò più volte questo mistero nella prima pastorale indirizzata alla diocesi di Norcia e ne promosse pubblicamente la devozione. La sua esitazione riguardava la forma dell’Istituto. La devozione abitava già la sua preghiera.

Tra il 4 e il 5 luglio 1815 Gaspare parlò a lungo con lui. Il colloquio non sciolse ogni dubbio. Gaspare affidò allora la questione all’autorità ecclesiastica, chiedendo che il titolo giungesse dall’alto e fosse ricevuto come una decisione della Chiesa. In questo modo l’opera non sarebbe diventata il possesso dell’intuizione più forte. Avrebbe ricevuto il proprio nome dentro l’obbedienza.

Quella differenza di sensibilità divenne feconda. Bonanni custodiva la natura sacerdotale degli Operai. Gaspare riconosceva nel Sangue di Cristo il cuore ardente della missione. Albertini aveva preparato la via spirituale. L’autorità di Pio VII raccolse quel discernimento e lo consegnò alla Chiesa.

Il nome del Preziosissimo Sangue entrò così nella vita della prima Casa. Da quel momento avrebbe accompagnato i missionari sulle strade, davanti alle folle e nel silenzio dei confessionali. Avrebbe dato voce alla loro predicazione e una ragione al loro sacrificio. Ogni missione avrebbe annunciato che il mondo è stato acquistato dal Sangue dell’Agnello.

Bonanni rimase dentro questa nascita con la propria domanda e con la propria obbedienza. Proprio la sincerità della sua resistenza ci permette di comprendere quanto fosse serio il passaggio. Gli uomini superficiali accettano subito ogni novità. I padri interrogano, pregano e consegnano alla Chiesa ciò che hanno generato.

Domani entreremo nella prova che seguì. L’opera aveva ormai una casa e un nome. Doveva ancora trovare una guida riconosciuta. Bonanni e Gaspare portavano due paternità reali dentro la stessa storia. La Provvidenza avrebbe chiesto a entrambi di lasciare spazio a un disegno più grande delle loro attese.

Posted in

Lascia un commento