Cari amici, dopo aver ricordato ieri il 205° anniversario della consacrazione episcopale di Mons. Gaetano Bonanni, oggi iniziamo a conoscerlo più da vicino, tornando alle sue origini. Prima del vescovo di Norcia, del fondatore nascosto e dell’uomo chiamato a ricostruire una diocesi antica, c’è un ragazzo nato a Roma nel 1766, dentro una famiglia modesta, in un mondo semplice, povero e profondamente segnato dalla fede.

La Roma in cui Bonanni venne alla luce non era soltanto la città dei palazzi cardinalizi, delle basiliche e delle grandi cerimonie pontificie. Era anche la Roma dei vicoli, delle botteghe, delle famiglie che vivevano con poco, delle campane che scandivano le giornate, delle confraternite, delle chiese aperte e della devozione popolare trasmessa più con i gesti che con i discorsi.

È bello pensare che la sua vocazione sia nata lì, non in un ambiente appariscente, ma dentro la trama ordinaria di una città dove la fede respirava ancora nelle case, nelle strade e nei riti quotidiani. Dio, del resto, ha questa strana abitudine di preparare i suoi strumenti lontano dalle vetrine, una scelta discutibile per i criteri del mondo, efficacissima per il Vangelo.

Della sua infanzia sappiamo poco. Le fonti non ci consegnano molti particolari domestici, non ci permettono di entrare nei dettagli della sua casa e non ci raccontano episodi coloriti da romanzo; ci consegnano però una direzione chiara, mostrandoci come Bonanni sia cresciuto in un contesto cristiano, sobrio, laborioso, dove il rispetto per la Chiesa e per il sacerdozio era trasmesso attraverso l’esempio.

È già un primo tratto importante. La santità, quando è vera, spesso comincia senza clamore, senza racconti prodigiosi e senza pose da predestinato; comincia da una fedeltà respirata, da un ordine interiore che prende forma lentamente e da una coscienza educata alla presenza di Dio.

Il giovane Gaetano mostrò presto intelligenza, serietà e inclinazione alla vita ecclesiastica. Roma, anche per un giovane povero, poteva offrire possibilità di formazione quando vi erano capacità, disciplina e una vocazione riconosciuta, e Bonanni seppe cogliere quella strada con docilità e costanza.

Entrò nel Seminario Romano, uno dei luoghi più importanti della formazione sacerdotale del tempo, ricevendovi una preparazione solida, secondo la grande tradizione della Chiesa. Non si trattò di una formazione improvvisata o di una religiosità sentimentale, quel genere di entusiasmo che brucia in fretta e lascia solo cenere ben intenzionata.

Nel Seminario Romano imparò la teologia, la Scrittura, la morale, la liturgia. Imparò soprattutto che il sacerdote non nasce dall’istinto, né dalla simpatia o dalla capacità di parlare bene, ma scaturisce da una lunga disciplina della mente e del cuore, dallo studio serio, dalla preghiera fedele, dall’obbedienza e dalla capacità di lasciarsi formare.

Accanto a lui ebbe un ruolo decisivo Mons. Francesco Maria Fenaja, figura importante della scuola romana di spiritualità, che fu per Bonanni maestro e guida. Ne intuì le qualità, lo accompagnò con prudenza e lo educò alla fedeltà alla Chiesa, all’amore per la liturgia e alla predicazione come servizio alle anime.

Da questa scuola imparò uno stile che non perderà mai, fatto di fermezza senza durezza, prudenza senza paura e amore alla Chiesa senza ricerca di sé. Sarà questo stile a sostenerlo negli anni della prova, quando la bufera rivoluzionaria e napoleonica metterà in crisi istituzioni, coscienze e ministeri.

Il Bonanni che diventerà vescovo non nasce all’improvviso l’8 luglio 1821; nasce prima, nel silenzio della formazione, prendendo forma nei vicoli di Roma, nel Seminario Romano, nell’ascolto dei maestri, nella disciplina quotidiana e nella preghiera che prepara senza fare rumore.

Per comprendere un pastore bisogna guardare le sue radici, e le radici di Gaetano Bonanni ci parlano di una Chiesa capace di formare uomini solidi, non personaggi; sacerdoti interiormente ordinati, non funzionari del sacro; pastori capaci di resistere alla prova perché preparati nel tempo della fedeltà nascosta.

Domani lo ritroveremo sacerdote, dentro una delle stagioni più difficili della storia della Chiesa romana: gli anni della rivoluzione, dell’occupazione francese e della grande prova napoleonica. Lì si vedrà se la formazione ricevuta era solo cultura ecclesiastica o vera fibra sacerdotale, con la certezza che Bonanni saprà restare in piedi.

Posted in

Lascia un commento