Sangue di Cristo, nell’Eucaristia bevanda e lavacro delle anime

Cari amici, buongiorno. Oggi la preghiera litanica ci conduce al mistero dell’Eucaristia dove il Sangue di Cristo è bevanda e lavacro delle anime.

Il Sangue di Cristo non è soltanto versato sulla croce. È donato sacramentalmente alla Chiesa. Nell’Eucaristia, il calice della salvezza non ci porta un ricordo lontano, non ci offre un simbolo destinato a commuovere la memoria. Ci comunica realmente il Sangue del Signore, sotto il segno sacramentale del vino consacrato. Il Crocifisso risorto nutre la sua Chiesa con il dono della sua vita.

Qui la fede deve restare concreta. Gesù non ha detto ai suoi soltanto di ricordarlo con affetto. Ha dato il suo Corpo e il suo Sangue. Ha voluto restare nella Chiesa come cibo e bevanda di salvezza. L’Eucaristia non è una cerimonia religiosa ben riuscita, né un momento comunitario più intenso degli altri. È il sacrificio di Cristo reso presente sacramentalmente, è il banchetto dell’alleanza, è il dono del Figlio che continua a raggiungere il suo popolo.

L’invocazione parla di bevanda e lavacro. Sono due immagini forti. La bevanda disseta, sostiene, entra dentro, diventa vita. Il lavacro purifica, lava, rinnova. Il Sangue eucaristico di Cristo non resta fuori di noi come una verità da ammirare. Vuole entrare nella nostra povertà, raggiungere la sete profonda del cuore, purificare ciò che si è sporcato, guarire ciò che si è indurito. Dio conosce bene la nostra sete. Spesso noi la confondiamo con mille desideri disordinati, e così beviamo a cisterne screpolate, come direbbe il profeta, con la solita brillante strategia umana di cercare l’acqua dove non ce n’è.

L’Eucaristia educa il desiderio. Ci insegna che l’uomo non vive soltanto di pane, né di successo, né di approvazione, né di tranquillità. Vive di Dio. La sete più profonda dell’anima non viene colmata da ciò che possediamo, da ciò che controlliamo, da ciò che gli altri pensano di noi. Viene colmata da Cristo. Il Sangue eucaristico è bevanda perché risponde alla sete radicale dell’uomo: essere riconciliato con Dio, amato, purificato, reso partecipe della vita divina.

Eppure questo dono chiede un cuore preparato. Non ci si accosta all’Eucaristia come a un gesto automatico. La comunione non è un diritto sociale dentro la liturgia. È il dono santissimo del Signore, da ricevere con fede, adorazione, umiltà, purezza di coscienza. Quando il peccato grave rompe la comunione con Dio, occorre passare prima attraverso il sacramento della Confessione. Non per formalismo. Per verità. Il Sangue di Cristo è misericordia infinita, e proprio per questo non va ricevuto con superficialità.

La devozione al Preziosissimo Sangue può ridestare in noi il senso dell’adorazione eucaristica. Davanti al tabernacolo, la Chiesa non custodisce un ricordo. Custodisce il Signore. Ogni chiesa in cui arde la lampada eucaristica è un luogo in cui Cristo continua silenziosamente a donarsi. Lì il Sangue dell’alleanza intercede, purifica, attira, consola. Lì possiamo portare ciò che nella vita resta confuso e lasciarlo riposare davanti a Lui.

La pratica spirituale è molto semplice. La prossima volta che partecipiamo alla Messa, sostiamo interiormente sulle parole della consacrazione del calice. Ascoltiamole senza correre. Lasciamo che il cuore riconosca il dono. E, se ci accostiamo alla Comunione, facciamolo con un atto di gratitudine più consapevole: “Signore, il tuo Sangue lavi la mia anima e la renda tua”. Non servono sentimenti straordinari. Serve fede. Il sentimento, quando arriva, è una consolazione. La fede resta anche quando l’anima è arida.

Il Sangue di Cristo nell’Eucaristia è bevanda per chi ha sete e lavacro per chi desidera essere purificato. La Chiesa vive di questo dono. I santi si sono nutriti di questo mistero. I martiri hanno trovato qui la forza di versare il proprio sangue. Ogni cristiano, anche nella vita più nascosta, può attingere a questa sorgente. Cristo non si limita a salvarci da lontano. Si dona come nutrimento, perché la sua vita diventi la nostra.

Alla scuola di santa Maria De Mattias

Santa Maria De Mattias parlava di «Adorazione quotidiana al Sangue Preziosissimo». Nell’Eucaristia il Sangue del Signore non resta un mistero lontano: diventa presenza, nutrimento, lavacro e forza quotidiana per la vita. (S. Maria De Mattias, Lettera 316, agosto 1847, a Giovanni Merlini, Lettere, vol. II, p. 47.)

Preghiera

Signore Gesù, nell’Eucaristia tu continui a donarci il tuo Sangue come bevanda e lavacro delle anime. Ridesta in me il desiderio di riceverti con fede, adorazione e coscienza pura. Purifica le mie seti disordinate e insegnami a cercare in te ciò che nessuna creatura può darmi. Il tuo Sangue renda la mia comunione più grata e più vera.

Giaculatoria

Sangue di Cristo, nell’Eucaristia bevanda e lavacro delle anime, salvaci.

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