«Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne». (Rm 13,13-14)

Cari amici buongiorno. Ieri le lacrime di santa Monica ci hanno condotti davanti a una forma particolare dell’amore: quella che continua a pregare quando non può sostituirsi alla libertà della persona amata. Monica desiderava la conversione del figlio e per anni ha dovuto affidare a Dio ciò che non era in suo potere produrre.
Oggi incontriamo quel figlio. La festa di sant’Agostino ci permette di guardare la stessa storia dall’altra parte. Ciò che per Monica era attesa, lacrima e intercessione diventa in Agostino un lungo combattimento della libertà.
La conversione non avviene perché qualcuno decide al suo posto. Agostino deve riconoscere personalmente ciò che abita il proprio cuore e deve permettere alla grazia di raggiungere anche quelle abitudini nelle quali il suo desiderio si era progressivamente disperso.
Le Confessioni ci mostrano un uomo profondamente inquieto. Agostino desidera conoscere e desidera essere amato. Cerca riconoscimento, bellezza e pienezza. Possiede una intelligenza straordinaria e una sensibilità capace di aderire con forza a ciò che lo affascina.
Il problema non è che desideri troppo. Il problema è che domanda a realtà limitate di offrirgli una pienezza che non possono contenere. Da qui nasce quella dispersione che egli stesso rileggerà alla luce della grazia. Il cuore cerca continuamente qualcosa e, appena sembra averlo trovato, scopre che il desiderio si è già spostato più avanti.
Anche il corpo partecipa a questa ricerca. Le scelte non rimangono soltanto pensieri. Diventano comportamenti e, quando vengono ripetuti, formano abitudini. Ciò che inizialmente appare come una possibilità liberamente scelta può acquistare lentamente una forza capace di restringere la libertà stessa.
Agostino conosce molto bene questa esperienza. Nelle Confessioni descrive il modo in cui una volontà ripetutamente consegnata a un desiderio può generare un’abitudine sempre più difficile da spezzare. L’uomo continua a sapere quale bene dovrebbe scegliere e scopre, nello stesso tempo, di non riuscire semplicemente a ricominciare come se la propria storia non esistesse.
Qui tocchiamo una verità molto concreta della vita spirituale. La conversione non riguarda soltanto ciò che pensiamo. Può chiedere al corpo di imparare nuovamente a vivere. Un’abitudine può avere organizzato gli orari, modificato il modo di usare il tempo e creato occasioni nelle quali la caduta diventa quasi prevedibile. In questi casi non basta formulare il desiderio generico di cambiare. Occorre permettere alla grazia di raggiungere anche la concretezza della vita.
La scena decisiva della conversione di Agostino lo mostra in modo impressionante. Nel giardino di Milano egli si trova dentro un conflitto che ormai non riesce più a risolvere semplicemente con l’intelligenza. Ha compreso molte cose. Conosce la direzione verso la quale dovrebbe andare. Eppure avverte ancora la forza di una vita precedente che non vuole lasciarlo.
È allora che sente quella voce infantile che ripete: «Prendi e leggi». Agostino interpreta quelle parole come un invito. Apre il libro dell’Apostolo e incontra il passo della Lettera ai Romani che la liturgia ci propone: «Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno… Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo».
La Parola raggiunge il punto nel quale la sua volontà era rimasta divisa. Non gli offre semplicemente un’altra idea. Gli chiede una decisione. Agostino comprende che non può continuare indefinitamente a desiderare la vita nuova lasciando intatta la forma concreta della vita vecchia.
La conversione comincia a ricomporre ciò che il peccato aveva separato. La mente aveva cercato la verità. Il cuore aveva cercato la felicità. Il corpo aveva seguito desideri che sembravano promettere entrambe. Ora tutta la persona viene chiamata a orientarsi verso Cristo.
Per questo le celebri parole con cui Agostino apre le Confessioni acquistano un significato così profondo: il cuore umano rimane inquieto finché non riposa in Dio. Quel riposo non è immobilità.
Non significa che, dopo la conversione, ogni desiderio scompaia e ogni lotta sia terminata. Agostino continuerà a conoscere la fatica della vita cristiana. Il cambiamento decisivo consiste nel fatto che il desiderio ha finalmente trovato il centro attorno al quale può essere ordinato.
Dio non spegne l’inquietudine dell’uomo. Le rivela la propria meta. Questo ci riporta alla meditazione del 20 agosto, quando abbiamo contemplato il desiderio. Allora avevamo riconosciuto che nessun bene creato può sostenere il peso dell’infinito. La storia di Agostino ci mostra che cosa accade quando questa verità non viene semplicemente compresa, ma comincia a modificare realmente l’esistenza.
La grazia non disprezza la libertà. La rende nuovamente capace di scegliere. E proprio per questo la conversione cristiana domanda anche collaborazione. Ci possono essere comportamenti da interrompere e occasioni da evitare. Alcune relazioni hanno bisogno di essere ripensate. In certe situazioni sarà necessario chiedere aiuto invece di confidare soltanto nella propria capacità di resistere.
Non c’è nulla di poco spirituale in questa concretezza. Se il peccato è entrato nella vita attraverso decisioni reali, anche la conversione deve diventare reale. La grazia precede e sostiene ogni nostro passo, ma non ci tratta come spettatori della nostra salvezza.
Questo vale anche quando il cambiamento è lento. A volte una persona riconosce chiaramente il bene e scopre che alcune abitudini continuano ad avere una presa profonda. La perseveranza diventa allora parte della conversione. Non bisogna confondere la lentezza del cammino con l’assenza della grazia. Occorre verificare se stiamo realmente collaborando con essa.
La vita sacramentale assume qui un’importanza decisiva. Nel sacramento della Riconciliazione il peccato può essere chiamato con il proprio nome e consegnato alla misericordia di Cristo. L’assoluzione non offre una semplice rassicurazione psicologica. Riconcilia il peccatore con Dio e con la Chiesa e gli restituisce la grazia quando essa è stata perduta.
Da quella misericordia nasce anche il compito della riparazione. Il perdono non rende irrilevanti le conseguenze delle nostre azioni. La persona riconciliata comincia, per quanto possibile, a ricostruire ciò che il peccato ha danneggiato e a modificare quelle condizioni che favorivano la caduta.
La conversione diventa così anche educazione del corpo. Il corpo impara nuovi ritmi. Gli occhi possono imparare a distogliersi da ciò che alimenta una dipendenza. Le mani possono smettere di cercare automaticamente ciò che prima sembrava indispensabile. Il tempo può essere organizzato in modo diverso. La libertà prende lentamente una forma nuova.
Maria ci accompagna anche in questa giornata da una prospettiva molto diversa da quella di Agostino. In lei la grazia opera fin dall’inizio in modo singolare. La sua libertà non conosce quella divisione provocata dal peccato personale che Agostino racconta con tanta sincerità.
Questo non significa che Maria viva fuori dalla fatica della fede. La Parola ricevuta la conduce lungo un cammino nel quale deve continuamente consegnarsi al disegno di Dio, spesso senza conoscerne anticipatamente lo sviluppo. Da Nazaret al Calvario, la sua libertà rimane aperta al Signore.
In lei vediamo ciò verso cui tende anche ogni conversione cristiana: una persona nella quale ciò che si crede e ciò che si vive diventano sempre più concordi. L’Assunzione mostra il compimento di questa unità. La grazia che ha raggiunto tutta la storia di Maria porta tutta la sua persona nella gloria.
Anche Agostino ci aiuta allora a comprendere meglio il tema del nostro mese. Il corpo destinato alla gloria non è un corpo che deve semplicemente essere trascinato dall’anima verso Dio. È parte della persona redenta e deve essere coinvolto nella conversione. Ciò che facciamo con il corpo modifica la nostra capacità di amare.
Per questo la santità non rimane dentro le intenzioni. Entra negli orari e nelle relazioni, nel modo di usare il denaro, nella custodia degli occhi e nel modo in cui cerchiamo consolazione. La grazia desidera raggiungere precisamente quella vita concreta nella quale abbiamo imparato certe abitudini.
Agostino non diventa santo dimenticando l’uomo che è stato. Permette a Dio di redimere quella storia. La memoria delle sue cadute non scompare. Nelle Confessioni diventa lode della misericordia, perché egli può finalmente guardare ciò che ha vissuto dalla prospettiva di Colui che lo ha cercato anche quando egli cercava altrove.
Qui le lacrime di Monica trovano il loro vero compimento. Non perché una madre abbia costretto Dio a realizzare il proprio desiderio, e neppure perché abbia vinto la libertà del figlio attraverso la propria sofferenza. Monica ha pregato. Agostino è stato raggiunto dalla grazia e ha dovuto rispondere personalmente. L’amore della madre e la libertà del figlio possono finalmente incontrarsi dentro l’opera di Dio.
Domani san Giovanni Battista ci mostrerà ciò che può accadere quando la conversione non rimane soltanto una ricomposizione interiore. Un corpo che ha imparato ad appartenere a Dio può diventare anche luogo della testimonianza. Giovanni non custodirà la verità soltanto nel cuore. La pronuncerà davanti a Erode e accetterà che quella parola abbia conseguenze sulla propria vita.
Un gesto per oggi
Individuiamo un’abitudine corporea che indebolisce la libertà. Compiamo oggi il primo passo realistico per cambiarla.
Alla scuola di sant’Agostino
All’inizio delle Confessioni Agostino riconosce: «Ci hai fatti per te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te». La dispersione del desiderio coinvolge tutta la persona. Il ritorno a Dio non impoverisce la vita: le restituisce il centro e permette al corpo di servire un amore finalmente ordinato. (Confessioni, I, 1, 1)
L’inizio delle Confessioni offre la chiave dell’intera opera. Il cuore inquieto è creato per Dio e porta nel desiderio la memoria della propria origine. Il riposo non è immobilità. È una vita ricondotta al suo centro.
Preghiera
Signore, il mio cuore è inquieto finché non riposa in te. Ricomponi ciò che il peccato ha disperso e sostieni le decisioni della conversione. Maria, Madre della grazia, accompagnami verso una libertà che coinvolga tutta la vita.
Giaculatoria
Maria, Madre della grazia, accompagnami nella conversione.
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