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Gesù Agnello immolato: l’amore consegnato fino alla fine

Date ragione della speranza che è in voi · Nona tappa

don Luciano Avenati · 3 marzo 2026

La lavanda dei piedi aveva mostrato la forma del servizio; la catechesi successiva condusse il cammino diocesano Date ragione della speranza che è in voi fino al mistero dell’Agnello immolato. Don Luciano Avenati riprese così il gesto del Cenacolo e lo accompagnò verso il suo compimento, là dove l’amore di Cristo assume la forma estrema della consegna della vita.

Il titolo dell’Agnello attraversa la Scrittura con una forza particolare. Richiama la Pasqua di Israele, il sangue che segna le case e accompagna il popolo fuori dalla schiavitù, e nello stesso tempo conduce verso il Servo sofferente e verso la parola del Battista: «Ecco l’Agnello di Dio». Nel Vangelo, queste immagini convergono progressivamente sulla persona di Cristo.

Parlare di Gesù come Agnello immolato significa entrare nel cuore della sua offerta. La croce non è un incidente estraneo alla sua missione e non è semplicemente il luogo nel quale la violenza degli uomini prevale. Gesù vi giunge nella libertà di chi ha consegnato se stesso. Il dono iniziato nel Cenacolo raggiunge sul Calvario la sua misura piena.

La categoria del sacrificio, spesso difficile per la sensibilità contemporanea, chiede di essere compresa dentro questa libertà. Il sacrificio di Cristo non consiste nel compiacimento del dolore, perché il suo centro è l’amore obbediente con il quale il Figlio si consegna al Padre e agli uomini. La croce diventa così il luogo nel quale la violenza subita viene attraversata da una libertà che continua ad amare.

È qui che il linguaggio dell’Agnello acquista tutta la sua profondità. Cristo non risponde al male riproducendone la logica; lo porta su di sé e apre una via nuova dentro la storia. La sua offerta non rende il dolore buono in se stesso, ma manifesta che persino là dove l’uomo costruisce un luogo di morte può essere introdotta una forma di amore capace di non lasciarsi determinare dall’odio.

Dentro il percorso sulla speranza, questa tappa consentiva di affrontare il rapporto tra salvezza e sofferenza senza scorciatoie devote. La fede cristiana non promette un’esistenza sottratta alla prova. Annuncia che Cristo ha attraversato la sofferenza e la morte portandovi la comunione con il Padre, e proprio per questo nessuna situazione umana rimane definitivamente priva della possibilità di essere raggiunta dalla sua presenza.

L’Eucaristia custodisce sacramentalmente questo mistero. Il pane spezzato e il calice condiviso rendono presente la consegna del Signore e introducono la comunità nella logica del suo dono. Celebrare l’Eucaristia significa ricevere una vita offerta e lasciarsi progressivamente conformare a quella stessa forma di carità. Il sacrificio di Cristo diventa così sorgente della vita ecclesiale.

La catechesi aiutava anche a comprendere che l’Agnello immolato non appartiene soltanto al passato. L’Apocalisse lo presenta vivo, al centro della liturgia celeste e della storia, proprio con i segni della sua offerta. La vittoria di Cristo conserva per sempre la forma dell’amore consegnato. La potenza di Dio si manifesta allora come capacità di portare la vita attraverso la morte.

Il cammino cristologico raggiungeva qui uno dei suoi punti più intensi. Il Figlio dell’uomo, il Figlio amato dal Padre e il Servo inginocchiato davanti ai discepoli si rivelano ora nell’Agnello che dona se stesso. Le diverse immagini non si sovrappongono meccanicamente; illuminano progressivamente l’unico mistero di Cristo, la cui identità si lascia conoscere nella relazione con il Padre e nella consegna agli uomini.

La tappa successiva avrebbe condotto dentro il silenzio del sepolcro. Dopo aver contemplato l’offerta dell’Agnello, il percorso avrebbe dovuto sostare là dove ogni parola sembra cessare e la speranza è chiamata ad attraversare l’esperienza della morte. Il mistero pasquale non poteva essere compreso evitando quel silenzio.


Questo articolo fa parte del percorso diocesano 2025-2026 «Date ragione della speranza che è in voi», raccolto nella sezione dedicata alla vita della Chiesa di Spoleto-Norcia.

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