Cari amici, oggi celebriamo per la prima volta la memoria liturgica del Beato don Giovanni Merlini, missionario del Preziosissimo Sangue, successore di san Gaspare alla guida dell’Istituto e guida spirituale di santa Maria De Mattias. È un’occasione particolare, perché una prima memoria liturgica conserva sempre qualcosa di irripetibile: la Chiesa comincia a pregare ufficialmente con il nome di un uomo che ha riconosciuto come testimone della santità.
Per avvicinarci a Merlini scelgo una via precisa: guardarlo attraverso gli occhi di Maria De Mattias. Le lettere della Santa permettono infatti di cogliere un tratto che le biografie, da sole, rischiano di rendere meno visibile. Maria gli affida il proprio mondo interiore e l’opera nascente con una fiducia profonda, riconoscendo in lui una presenza capace di custodire senza imprigionare.
La relazione è filiale e insieme concreta. Maria condivide timori, oscurità e movimenti interiori che la turbano, cercando quella chiarezza che possa aiutarla a discernere. In questo contesto emerge una delle espressioni più belle attribuite a Merlini nelle sue lettere: «Stia tranquillissima… Dio mi dà lume chiaro».
Quel «lume chiaro» dice molto dello stile spirituale di Merlini. Una guida autentica non occupa la coscienza dell’altro e non la sostituisce. Aiuta a vedere, rende più limpido il cammino, accompagna la libertà perché possa aderire con maggiore consapevolezza alla volontà di Dio.
Maria riconosce in lui proprio questa capacità. Non cerca rassicurazioni emotive né una voce che decida tutto al suo posto. Cerca un discernimento affidabile, capace di riportare ogni situazione a Dio e di restituire pace senza semplificare la realtà. È una forma di paternità spirituale esigente e insieme discreta.
Questo stile si riflette anche nella vita concreta della nascente Congregazione. Le questioni pratiche, le scelte organizzative e le difficoltà quotidiane entrano nel discernimento senza essere separate dalla vita spirituale. In Merlini la grazia non galleggia sopra le circostanze; le attraversa e le ordina.
Uno dei passaggi più intensi nelle lettere di Maria riguarda il tema dell’obbedienza. La Santa parla del desiderio di «buttarsi in braccio all’obbedienza». Letta nel suo contesto, questa espressione non descrive l’annullamento della libertà. Racconta piuttosto il cammino di una donna che, dopo aver lottato interiormente, sceglie di affidarsi a un discernimento ecclesiale che percepisce come luogo attraverso cui Dio la sta conducendo.
Proprio qui la figura di Merlini va compresa con equilibrio. Il suo compito non è quello di diventare il proprietario della coscienza di Maria. Egli la accompagna perché possa riconoscere con maggiore chiarezza la voce di Dio e assumere personalmente le responsabilità della propria vocazione. La forza della sua guida sta nel condurre oltre se stesso.
Questo rende il Beato sorprendentemente attuale. In un tempo nel quale si oscilla facilmente tra il rifiuto di ogni guida e la ricerca di figure carismatiche capaci di decidere al posto nostro, Merlini indica una via più sobria. Accompagnare significa ascoltare, pregare, discernere e aiutare l’altro a diventare più libero davanti a Dio.
Guardato dal cuore di Maria De Mattias, Giovanni Merlini appare così come un uomo capace di far crescere la santità senza mettersi al centro. Forse è proprio questa una delle forme più alte della paternità spirituale: diventare luce sufficiente perché un’altra persona possa vedere meglio la propria strada.
Celebrarne oggi la memoria significa allora chiedere anche per noi quel «lume chiaro» che non elimina le domande e non cancella la fatica del discernimento, ma permette di camminare con maggiore pace verso Dio.
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