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L’intervento di Dio nella storia: «Dove sei?»

Date ragione della speranza che è in voi · Quinta tappa

don Mario Proietti, C.PP.S. · 16 dicembre 2025

Dopo la trasgressione, il racconto della Genesi non lascia l’uomo solo davanti alle conseguenze della propria scelta. Dio entra nella scena e prende l’iniziativa. È questo il passaggio decisivo che la quinta tappa del cammino diocesano Date ragione della speranza che è in voi ha voluto mettere in luce: la storia della salvezza comincia precisamente là dove l’uomo, dopo aver ferito la fiducia, scopre di essere ancora cercato.

La domanda «Dove sei?» attraversa Genesi 3 come una parola sorprendente. Dio conosce il luogo nel quale l’uomo si è nascosto e non ha bisogno di informazioni. La domanda serve all’uomo, perché lo costringe a prendere coscienza della propria posizione. È nascosto, ha paura, evita lo sguardo di Dio e ha iniziato a leggere la relazione con Lui come una minaccia. La misericordia prende forma proprio in questo avvicinarsi di Dio alla creatura che fugge.

La Scrittura mostra così che il giudizio di Dio non coincide con l’abbandono. La verità viene detta e la responsabilità dell’uomo non viene cancellata, perché una misericordia che ignorasse il male lascerebbe la ferita intatta. Dio conduce invece la creatura a riconoscere ciò che è accaduto e, nello stesso tempo, impedisce che il peccato diventi l’ultima parola sulla sua vita.

Questo passaggio consente di comprendere il modo biblico di parlare della misericordia. Essa non è una benevolenza generica che sorvola sulla verità dell’uomo. È l’azione di Dio che raggiunge la persona dentro la sua storia concreta, la chiama fuori dal nascondimento e riapre una possibilità di futuro. Il peccato introduce una rottura, e Dio entra proprio dentro quella rottura per custodire la promessa.

Nel racconto della Genesi l’uomo tenta subito di sottrarsi alla propria responsabilità. Adamo rimanda alla donna e la donna al serpente. È una dinamica che continua a essere familiare: quando la verità diventa difficile da sostenere, la colpa cerca rapidamente un altro volto sul quale posarsi. La parola di Dio interrompe questa fuga e restituisce ciascuno alla propria responsabilità, perché solo ciò che viene riconosciuto può essere realmente guarito.

Dentro questa scena compare anche la promessa. La tradizione cristiana ha letto in Genesi 3,15 il primo annuncio di una vittoria sul male, il protoevangelo, una parola ancora germinale che apre la storia verso un compimento futuro. L’uomo ha spezzato la comunione e Dio già orienta la storia verso la redenzione. La speranza cristiana trova qui una delle sue radici più antiche: Dio non lascia la creatura prigioniera del punto nel quale è caduta.

Anche il gesto con il quale Dio riveste l’uomo e la donna acquista un significato particolare. La nudità aveva ormai assunto il volto della vergogna e della paura; Dio non umilia la creatura nella sua fragilità, la copre e la accompagna dentro una storia che sarà più faticosa, senza cessare di essere una storia visitata dalla sua presenza. La misericordia appare così come una custodia che continua anche dopo la perdita dell’innocenza originaria.

La quinta tappa del percorso permetteva quindi di rileggere l’intera prima parte antropologica. L’uomo è terra plasmata, porta il soffio di Dio, è chiamato alla comunione e conosce la possibilità reale della trasgressione. Quando la libertà si ferisce, Dio non smette di cercare. È questo il punto nel quale l’antropologia biblica comincia già ad aprirsi alla cristologia.

La domanda «Dove sei?» attraverserà infatti tutta la storia della salvezza fino a ricevere una risposta definitiva nel Figlio. Dio non si limita a chiamare l’uomo da lontano; entrerà nella sua stessa condizione, assumerà la carne e raggiungerà l’umanità dall’interno della sua storia. Il passaggio successivo del cammino sarebbe stato dedicato proprio all’Incarnazione, là dove la ricerca di Dio prende un volto umano.

Per questo la prima parte del percorso si chiudeva senza chiudersi davvero. La domanda sull’uomo conduceva già verso Cristo. Se la speranza cristiana nasce dalla certezza di essere cercati da Dio, allora il cuore del Vangelo consiste nel riconoscere fino a dove Egli ha scelto di venire incontro alla sua creatura. La risposta non sarebbe stata un’idea o una semplice dottrina, bensì una persona e una storia.


Questo articolo fa parte del percorso diocesano 2025-2026 «Date ragione della speranza che è in voi», raccolto nella sezione dedicata alla vita della Chiesa di Spoleto-Norcia.

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