Sangue di Cristo, Unigenito dell’Eterno Padre

Cari amici, buongiorno. Entriamo nel mese di luglio lasciandoci guidare dal mistero del Preziosissimo Sangue di Gesù. Non cominciamo da un’immagine dolorosa, né da una scena della Passione. Cominciamo più in alto, più in profondità, là dove tutto ha origine: nel mistero eterno del Figlio amato dal Padre.

La prima invocazione delle Litanie ci fa pregare così: Sangue di Cristo, Unigenito dell’Eterno Padre, salvaci. È una formula breve, eppure racchiude un abisso. Il Sangue che adoriamo non appartiene soltanto all’uomo Gesù di Nazaret, preso in un momento tragico della storia. È il Sangue del Verbo fatto carne, del Figlio eterno, dell’Unigenito che vive da sempre nel seno del Padre. Prima ancora del Calvario, prima della flagellazione, prima del Getsemani, vi è il mistero dell’amore eterno di Dio.

Questo sguardo purifica il nostro modo di comprendere la redenzione. Il Sangue di Cristo non è il segno di una sconfitta, né il ricordo commovente di una sofferenza ingiusta. È il dono del Figlio. È l’amore eterno che entra nella nostra storia e accetta di passare attraverso la carne, la ferita, la morte, perché l’uomo possa ritrovare la via del Padre.

Quando diciamo Preziosissimo Sangue, affermiamo che la nostra salvezza ha un valore infinito. L’uomo non è stato riscattato con qualcosa di esterno a Dio, con un gesto distante, con una benevolenza generica. È stato riscattato dal Figlio stesso, che ha dato tutto se stesso. Il Padre non ci ha mandato un messaggero qualunque. Ci ha dato il suo Unigenito. E il Figlio non ci ha offerto una parola soltanto. Ci ha donato il suo Sangue.

Questa prima meditazione domanda anzitutto adorazione. Prima delle richieste, prima dei propositi, prima delle urgenze quotidiane, occorre sostare davanti al mistero. Siamo amati da Dio con un amore che ci precede. Siamo cercati da Cristo prima ancora di saperlo cercare. Siamo custoditi da un Sangue che parla di appartenenza, di redenzione, di comunione.

La devozione al Preziosissimo Sangue non è una devozione cupa. È una scuola di speranza. Ci ricorda che nessuna vita è senza valore, nessuna ferita è estranea a Cristo, nessuna anima è così lontana da non poter essere raggiunta dalla misericordia. Se il Sangue versato è il Sangue dell’Unigenito, allora ogni uomo è guardato da Dio con una serietà immensa. Anche quando l’uomo si dimentica di sé, Dio non si dimentica dell’uomo.

Un gesto semplice può accompagnare questa giornata. Fermarsi qualche istante davanti al Crocifisso, in chiesa o nella propria casa, e dire lentamente: Gesù, il tuo Sangue è il prezzo del tuo amore per me. Non occorrono molte parole. Occorre lasciar scendere questa verità nel cuore. Il Figlio eterno del Padre ha assunto la nostra carne, ha versato il suo Sangue, ha aperto per noi la strada del ritorno.

Chi contempla il Sangue di Cristo impara a misurare ogni cosa con il valore dell’amore di Dio. E quando l’amore di Dio diventa la misura, anche la giornata più ordinaria può diventare luogo di redenzione.

Alla scuola di san Gaspare

San Gaspare del Bufalo amava aprire molte sue lettere con l’invocazione: «Viva il Sangue di Gesù Cristo». Non era un semplice saluto devoto: era una professione di fede. In quella formula si raccoglieva il centro della sua missione: annunciare che l’uomo è stato cercato, riscattato e amato nel Sangue del Figlio. (S. Gaspare del Bufalo, Lettera 823, Epistolario III.)

Preghiera

Signore Gesù, Sangue dell’Unigenito dell’Eterno Padre, aiutami oggi a ricordare quanto vale la mia vita davanti a te. Liberami dal misurarmi secondo il giudizio degli uomini e insegnami a guardare me stesso e gli altri alla luce del tuo amore eterno. Il tuo Sangue custodisca il mio cuore nella gratitudine, nell’adorazione e nella fiducia.

Giaculatoria

Sangue di Cristo, Unigenito dell’Eterno Padre, salvaci.

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