«Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte». (Rm 6,3-11)

Carissimi amici buongiorno e buon inizio di settimana. Ieri la donna cananea ci ha insegnato a portare davanti a Cristo la vita di un’altra persona. La sofferenza della figlia è diventata la sua preghiera e la sua fede ha continuato a rivolgersi al Signore quando ogni possibilità sembrava dipendere da lui soltanto.

Oggi il cammino ci conduce dal corpo dell’altro, affidato alla nostra intercessione, al nostro stesso corpo. La Parola ci riporta al sacramento nel quale la nostra esistenza è stata consegnata a Cristo e inserita nella sua Pasqua.

San Paolo parla del Battesimo con un linguaggio sorprendentemente concreto: siamo stati «sepolti insieme a lui nella morte» perché, come Cristo è risorto dai morti, anche noi possiamo camminare in una vita nuova.

Il Battesimo non è quindi soltanto l’inizio cronologico della vita cristiana. È un avvenimento che stabilisce una relazione nuova tra la persona e Cristo. La nostra esistenza viene raggiunta dalla sua morte e dalla sua risurrezione.

Per questo il sacramento coinvolge anche il corpo. L’acqua viene versata sul capo oppure il corpo viene immerso. La fronte viene segnata con la croce. Nel rito battesimale il crisma consacra il battezzato come membro di Cristo. Una veste bianca esprime la dignità ricevuta e una luce accesa al cero pasquale manifesta la vita che viene dal Risorto.

La Chiesa non utilizza questi segni per rendere visibile qualcosa che accade soltanto nell’interiorità. Attraverso il segno sacramentale Cristo stesso agisce. La grazia raggiunge realmente la persona e la introduce in una condizione nuova.

L’acqua battesimale porta dentro di sé un duplice significato che san Paolo raccoglie nell’immagine della sepoltura. Scendere nell’acqua significa essere uniti alla morte di Cristo. Emergerne significa ricevere da lui una vita nuova. Il cristiano porta dunque fin dall’inizio della propria esistenza sacramentale una struttura pasquale: morire al peccato per vivere per Dio.

Questo non significa che dopo il Battesimo la fragilità scompaia. Il peccato originale viene cancellato e la persona nasce alla vita della grazia. Rimane tuttavia quella inclinazione disordinata che la tradizione chiama concupiscenza, e la libertà deve imparare lungo tutta la vita a corrispondere al dono ricevuto.

Proprio qui comprendiamo perché il Battesimo non possa essere ridotto a un ricordo dell’infanzia. Possiamo conoscere la data nella quale siamo stati battezzati e custodirne una fotografia. La domanda cristiana va più in profondità: che cosa significa oggi vivere come una persona battezzata?

La risposta riguarda anche il corpo. Gli occhi del battezzato imparano progressivamente a guardare secondo Cristo. Le relazioni vengono ricondotte alla carità ricevuta. Il modo di usare le proprie forze e di affrontare il limite acquista una direzione nuova. La grazia battesimale chiede di diventare forma concreta dell’esistenza.

Il corpo destinato alla gloria porta quindi già una appartenenza. Non viviamo come proprietari assoluti di noi stessi. Siamo stati uniti a Cristo e inseriti nel suo Corpo che è la Chiesa. Il carattere battesimale segna irrevocabilmente la persona e dice che la nostra storia è ormai posta dentro una alleanza che Dio non ritira.

Questo appartiene profondamente al tema del nostro mese. Il corpo che abbiamo contemplato come creato e custodito non è soltanto destinato un giorno alla gloria. Nel Battesimo è già stato raggiunto sacramentalmente dalla Pasqua del Signore. La promessa futura possiede un principio presente.

Per questo san Paolo collega il Battesimo alla risurrezione. Se siamo stati intimamente uniti a Cristo nella sua morte, saremo uniti a lui anche nella sua risurrezione. Il fonte battesimale apre così davanti al corpo un destino che supera la morte. La vita nuova ricevuta oggi tende verso il compimento nel quale tutta la persona parteciperà alla gloria del Risorto.

Maria ci aiuta a contemplare questa appartenenza senza creare sovrapposizioni improprie. Ella non ha ricevuto il Battesimo cristiano. La sua esistenza appartiene in modo singolare all’opera della grazia e, fin dall’inizio, viene orientata interamente verso Cristo. Il suo «eccomi» rende visibile una disponibilità totale alla volontà di Dio.

Nel cenacolo Maria appare dentro la Chiesa che attende lo Spirito. Nell’Assunzione, che abbiamo appena celebrato, contempliamo in lei la meta pasquale verso cui anche la grazia battesimale ci conduce.

Ciò che in Maria è già compiuto nella gloria rimane per noi ancora oggetto di speranza. Noi portiamo questo tesoro dentro una storia quotidiana nella quale il Battesimo deve continuamente essere vissuto. Per questo la Chiesa ci fa rinnovare le promesse battesimali nei momenti decisivi dell’anno liturgico. Rinunciare al peccato e professare nuovamente la fede significa riconoscere ancora una volta a chi apparteniamo.

La rinuncia battesimale non rimane una formula. Può chiedere di interrompere un’abitudine che ci rende meno liberi. Può domandare una riconciliazione rimandata o una fedeltà che costa. Vivere il Battesimo significa permettere alla Pasqua di Cristo di continuare a prendere forma nelle scelte concrete.

Anche il semplice gesto di segnarsi con l’acqua benedetta, entrando in chiesa, acquista allora un significato più profondo. Non è un automatismo devozionale. Riporta il corpo alla memoria del fonte nel quale siamo diventati di Cristo.

Ieri abbiamo affidato alla misericordia del Signore il corpo fragile di una persona amata. Oggi ricordiamo che il nostro stesso corpo è già stato immerso nella sua Pasqua.

Domani il cammino proseguirà naturalmente dal fonte alla mensa. Il corpo nato alla vita nuova nel Battesimo riceverà nell’Eucaristia il Corpo stesso del Risorto, quel pane che la tradizione cristiana riconosce come nutrimento della vita presente e pegno della gloria futura.

Un gesto per oggi

Facciamo lentamente il segno della croce con l’acqua benedetta, quando è disponibile. Rinnoviamo interiormente la nostra appartenenza a Cristo.

Alla scuola di san Cirillo di Gerusalemme

San Cirillo ricorda ai neofiti che nel Battesimo essi sono scesi nell’acqua e ne sono risaliti come da un sepolcro. Il gesto sacramentale coinvolge il corpo per significare e realizzare la partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo. (Catechesi mistagogiche, II, 4)

Le catechesi mistagogiche aiutano i neofiti a leggere i gesti appena vissuti. L’acqua battesimale è sepolcro e grembo. Il corpo attraversa il segno sacramentale e riceve una appartenenza che orienta tutta l’esistenza.

Preghiera

Padre, nel Battesimo mi hai unito alla morte e alla risurrezione del tuo Figlio. Rinnova in me la grazia ricevuta e rendi il mio corpo fedele al segno che porta. Maria, Madre della Chiesa, custodisci la mia appartenenza a Cristo.

Giaculatoria

Signore Gesù, fa’ che io viva la grazia del Battesimo.

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