«Chi è malato, chiami presso di sé i presbìteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore». (Gc 5,14-15)

Cari amici, buongiorno. Ieri abbiamo contemplato il Corpo di Cristo offerto come nutrimento. Il corpo nato alla vita nuova nel Battesimo riceve nell’Eucaristia il Risorto stesso, pane vivo e pegno della gloria futura. Oggi il cammino sacramentale ci conduce in una condizione diversa della nostra esistenza. Quando il corpo perde vigore e la malattia rende più evidente la nostra fragilità, Cristo continua ad avvicinarsi.

Lo fa attraverso un sacramento che la tradizione della Chiesa ha custodito fin dalle origini: l’Unzione degli infermi. La lettera di Giacomo non presenta il malato come una persona ormai posta ai margini della comunità. Al contrario, invita a chiamare i presbiteri della Chiesa perché preghino su di lui e lo ungano con olio nel nome del Signore.

Il corpo indebolito rimane dentro la vita ecclesiale. Questo è già un messaggio importante per il cammino di agosto. La malattia non sottrae il corpo alla sua vocazione. Non lo rende meno degno e non cancella il destino di gloria che abbiamo contemplato nell’Assunzione di Maria.

Il corpo che perde forza rimane il corpo di una persona creata, redenta e chiamata alla risurrezione. Per questo la Chiesa non si limita ad assistere spiritualmente il malato attraverso parole di consolazione. Gli porta un sacramento.

Il sacerdote impone le mani e invoca il Signore. L’olio benedetto tocca il corpo, secondo il rito, sulla fronte e sulle mani. Ancora una volta la grazia raggiunge la persona attraverso segni corporei.

Dopo l’acqua del Battesimo e il Corpo e il Sangue ricevuti nell’Eucaristia, incontriamo ora l’olio. Non è casuale che la vita sacramentale continui a servirsi della materia. Dio ci ha creati come persone corporee e ha scelto di incontrarci dentro questa condizione. Anche quando il corpo diventa fragile, esso rimane luogo dell’azione della grazia.

L’Unzione degli infermi viene talvolta percepita ancora come il sacramento da chiamare quando non resta più nulla da fare. Questa comprensione impoverisce il dono che la Chiesa ha ricevuto.

Il sacramento è destinato a coloro che cominciano a trovarsi in una condizione seria a causa della malattia o della vecchiaia. Non occorre attendere l’imminenza della morte.

Riceverlo in tempo opportuno permette al malato di parteciparvi consapevolmente, di pregare insieme alla Chiesa e di riconoscere nella celebrazione una presenza di Cristo dentro ciò che sta vivendo.

La grazia dell’Unzione non promette automaticamente la guarigione fisica. La Chiesa domanda anche il ristabilimento della salute quando esso giova alla salvezza della persona. Il dono proprio del sacramento consiste anzitutto nella forza, nella pace e nel conforto con cui Cristo sostiene il fedele nella prova e lo unisce più intimamente alla propria Pasqua.

Qui dobbiamo fermarci con attenzione. Non stiamo ancora entrando nel mistero del dolore che approfondiremo nel mese di settembre. Oggi vogliamo contemplare soprattutto una certezza: quando il corpo diventa debole, Cristo non si ritira.

La fragilità non crea una distanza dalla grazia. Anzi, proprio là dove la persona sperimenta di non poter più disporre delle proprie forze come prima, la Chiesa proclama sacramentalmente che essa continua ad appartenere al Signore.

Questo diventa particolarmente importante quando la malattia modifica profondamente l’esistenza.

Una persona che era abituata a muoversi autonomamente può diventare dipendente dagli altri. Chi era sempre stato capace di aiutare può trovarsi nella condizione di dover ricevere aiuto. Il corpo rende allora evidente qualcosa che appartiene da sempre alla nostra verità creaturale: nessuno basta a se stesso.

Questa esperienza può essere difficile. Il malato rischia di percepirsi come un peso. Può arrivare a identificare se stesso con una diagnosi, quasi che tutto ciò che è stato e tutto ciò che ancora può essere venissero riassunti dalla malattia.

Il sacramento afferma il contrario. Davanti alla Chiesa quella persona conserva il proprio nome e la propria appartenenza. Rimane membro del Corpo di Cristo. La sua possibilità di contribuire alla vita ecclesiale non coincide soltanto con ciò che riesce materialmente a fare.

Anche la preghiera del malato appartiene alla vita della Chiesa. L’Unzione possiede quindi anche una dimensione ecclesiale molto forte. Non è un gesto privato tra il sacerdote e una persona isolata. È la Chiesa che si raccoglie attorno a un suo membro e lo affida al Signore. Per questo sarebbe importante che la cura pastorale degli infermi non iniziasse soltanto negli ultimi giorni.

Una visita e una preghiera possono impedire che la malattia diventi anche esperienza di abbandono. La famiglia stessa ha bisogno di essere accompagnata, perché la fragilità di una persona modifica inevitabilmente la vita di chi le sta accanto.

Il sacerdote porta una presenza particolare: ascolta e celebra i sacramenti. Non sostituisce il medico e non sostituisce la famiglia. Ciascuno serve la stessa persona secondo una responsabilità diversa. Anche questo protegge la dignità del corpo.

La fede non mette in concorrenza la cura sanitaria e quella spirituale. La persona è una e domanda di essere accompagnata nella totalità della propria condizione.

Maria può accompagnarci dentro questa forma di presenza. Presso la croce ella non può sottrarre il Figlio a ciò che sta avvenendo. Rimane. La sua presenza non guarisce il corpo di Gesù e non modifica l’ora della Passione. Esprime una maternità che rifiuta l’abbandono. In questa permanenza possiamo riconoscere un criterio prezioso per stare accanto a chi è malato.

Non sempre possiamo restituire la salute. Possiamo impedire che una persona attraversi la fragilità sentendosi sola. Talvolta il servizio più vero consiste proprio nell’esserci, senza riempire ogni silenzio e senza cercare continuamente una spiegazione.

L’Assunzione di Maria, che continua a illuminare questi giorni, aggiunge una luce decisiva. Colei che è rimasta presso il corpo crocifisso del Figlio vive ora nella gloria con tutta la propria persona. La fragilità che incontriamo oggi non è dunque l’ultima verità del corpo.

Per questo la Chiesa può ungere il malato nella speranza. L’olio tocca una carne che può essere indebolita e destinata alla morte, e nello stesso tempo proclama che quella carne appartiene a Cristo. Il Risorto non abbandona ciò che ha redento.

Il sacramento può essere ricevuto nuovamente quando la malattia si aggrava o quando, dopo una ripresa, interviene una nuova condizione seria. Anche questo mostra che l’Unzione accompagna realmente il cammino della persona e non coincide semplicemente con l’ultimo momento della vita.

Quando la morte si avvicina, l’intero itinerario sacramentale acquista poi una particolare unità. Il cristiano che nel Battesimo è stato immerso nella Pasqua, che nell’Eucaristia si è nutrito del Corpo del Signore e che nell’Unzione viene fortificato nella debolezza continua a essere affidato allo stesso Cristo. Il corpo destinato alla gloria viene accompagnato fino alla soglia.

Oggi abbiamo dunque contemplato il corpo che riceve cura. Abbiamo riconosciuto che la sua dignità non dipende dall’autonomia e che la misericordia di Cristo continua a raggiungerlo proprio quando le forze diminuiscono.

Domani compiremo un passaggio più interiore. Il corpo non soltanto si ammala, lavora e riceve nutrimento. Il corpo desidera. Entreremo in questa energia profonda della persona per domandarci verso quale bene essa ci conduce e come la grazia possa educarla alla libertà.

Un gesto per oggi

Preghiamo per una persona anziana o inferma. Se la conosciamo, facciamole giungere una parola che le ricordi la vicinanza della Chiesa.

Alla scuola del Catechismo

Il Catechismo insegna che l’Unzione unisce più intimamente il malato alla Passione di Cristo. Gli dona la forza e la pace necessarie per vivere la prova con coraggio. La Chiesa accompagna il corpo indebolito mediante la preghiera e l’olio benedetto. (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1520-1522)

Il Catechismo presenta l’Unzione come unione alla Passione e dono di fortezza. La grazia sostiene il malato nella prova e lo inserisce più profondamente nell’offerta di Cristo. La Chiesa intercede per la guarigione e accompagna verso il compimento.

Preghiera

Cristo medico delle anime e dei corpi, rimani accanto a chi perde le forze. Dona consolazione e pace attraverso il sacramento dell’Unzione. Maria, salute degli infermi, sostieni chi soffre e rendi la comunità cristiana capace di vicinanza.

Giaculatoria

Maria, salute degli infermi, resta accanto a chi soffre.

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