
Cari amici, buongiorno e buon fine settimana. Dopo aver chiesto un cuore nuovo, dopo aver imparato la mitezza, l’umiltà e la riparazione, dopo aver contemplato il perdono che nasce dal Cuore di Cristo, oggi guardiamo a una forma concreta e spesso esigente dell’amore cristiano: amare la Chiesa.
San Paolo scrive che Cristo “ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei”. Questa parola dovrebbe bastare a purificare molti nostri giudizi. La Chiesa non è un’istituzione qualunque, non è un’associazione religiosa costruita dai nostri gusti, non è una realtà da amare soltanto quando corrisponde alla nostra sensibilità. È la Sposa per la quale Cristo ha versato il suo Sangue. Chi contempla il Sacro Cuore deve imparare ad amare ciò che Cristo ama.
Amare la Chiesa non significa ignorarne le ferite. La Chiesa cammina nella storia portando la santità del suo Signore e la povertà dei suoi figli. In essa troviamo la Parola, i sacramenti, la grazia, la comunione dei santi, il ministero apostolico; troviamo anche lentezze, peccati, incoerenze, fragilità, scandali e stanchezze. Chi ama davvero non ama un’immagine ideale costruita nella propria mente. Ama la madre reale, ricevuta da Cristo, e proprio per questo soffre per le sue ferite senza separarsi dal suo grembo.
San Cipriano di Cartagine, nel trattato sull’unità della Chiesa cattolica, consegna una frase forte: “Habere non potest Deum patrem qui ecclesiam non habet matrem”. Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre. È una parola antica e severa, nata in un contesto di lacerazioni ecclesiali, e conserva ancora oggi tutta la sua forza. La fede cristiana non è rapporto isolato con Dio, come se ciascuno potesse costruirsi una Chiesa su misura, con ingresso personalizzato e uscita di sicurezza dottrinale. Cristo ci genera dentro un corpo, una comunione, una maternità visibile.
Il Cuore di Gesù ama la Chiesa con amore sponsale. La nutre, la purifica, la corregge, la santifica. Non la abbandona quando è ferita. Non la disprezza quando i suoi figli la deturpano. Continua a donarle il suo Corpo e il suo Sangue, continua a parlarle nella Scrittura, continua a guidarla attraverso i pastori, continua a suscitarle santi. Se vogliamo avere il cuore del discepolo, dobbiamo chiedere la grazia di amare la Chiesa non secondo l’umore del momento, bensì secondo il Cuore di Cristo.
Questo amore è molto concreto. Si manifesta nella preghiera per la Chiesa, nell’obbedienza filiale, nella custodia dell’unità, nel rispetto dei pastori, nella fedeltà alla dottrina, nel servizio umile alla comunità, nella capacità di correggere senza disprezzare e di soffrire senza diventare accusatori permanenti. La critica può essere necessaria, a volte doverosa. Una critica senza amore, senza dolore ecclesiale, senza desiderio di edificare, diventa facilmente una forma di separazione interiore.
Amare la Chiesa con il Cuore di Gesù significa anche riconoscere la propria parte di responsabilità. È facile parlare delle ferite della Chiesa come se fossero sempre altrove: nei pastori, nei movimenti, nelle correnti, nei fedeli tiepidi, nei nemici esterni. Anche noi feriamo la Chiesa quando viviamo senza carità, quando dividiamo, quando mormoriamo, quando riceviamo i sacramenti con cuore freddo, quando la nostra vita non rende credibile il Vangelo.
Il Cuore di Cristo ci chiede un amore più maturo. Non l’amore ingenuo di chi non vede nulla. Non l’amore amaro di chi vede solo il male. L’amore ecclesiale vero vede la santità e la ferita, la grazia e la povertà, il dono e il compito. Rimane dentro la Chiesa come figlio, non come cliente deluso. Serve la Chiesa come corpo di Cristo, non come spazio da conquistare.
Oggi chiediamo questa grazia: amare la Chiesa con il Cuore di Gesù. Amarla nella preghiera, nella verità, nella pazienza, nella fedeltà. Amarla abbastanza da non usarla per le nostre battaglie personali. Amarla abbastanza da soffrire per lei senza smettere di servirla. Amarla abbastanza da lasciarci convertire dentro di lei.
Consegna per la giornata: oggi prega per la Chiesa con cuore filiale. Nomina davanti al Signore il Papa, il tuo vescovo, i sacerdoti, la tua comunità concreta. Poi scegli un gesto ecclesiale semplice: evitare una mormorazione, riconciliarti con qualcuno, partecipare con più fede alla vita della comunità, offrire una fatica per l’unità della Chiesa.
Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore di Gesù, insegnami ad amare la Chiesa come Tu la ami.
Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sulla parola di san Paolo e su una parola di san Cipriano:
“Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei.” Ef 5,25
“Habere non potest Deum patrem qui ecclesiam non habet matrem.” “Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre.” San Cipriano di Cartagine, De catholicae Ecclesiae unitate, 6.
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