
Cari amici, buongiorno. Dopo aver meditato sulla riparazione, oggi entriamo in una delle vie più esigenti del cuore del discepolo: il perdono. È facile parlare del Cuore di Gesù, commuoversi davanti alla sua immagine, recitare invocazioni belle e antiche. Diventa più difficile lasciare che quel Cuore entri nelle nostre ferite, nelle memorie dolorose, nei torti ricevuti, nei rancori che abbiamo imparato a custodire come se fossero parte della nostra identità.
Il perdono cristiano nasce dalla Croce. Gesù, inchiodato, umiliato, deriso, pronuncia una parola che nessun uomo avrebbe potuto inventare: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Non aspetta che i suoi crocifissori comprendano, chiedano scusa, riparino il male commesso. Dal Cuore del Crocifisso sgorga una preghiera di intercessione. Egli porta davanti al Padre proprio coloro che lo stanno uccidendo.
Qui comprendiamo che il perdono non è un sentimento spontaneo. Non sempre il cuore sente subito pace, dolcezza, riconciliazione. Spesso sente dolore, resistenza, memoria viva dell’offesa. Il perdono evangelico non nasce dal cancellare artificialmente ciò che è accaduto. Nasce dal portare la ferita nel Cuore di Cristo, chiedendo che il male ricevuto non diventi veleno dentro di noi.
Perdonare non significa dire che il male non è male. Non significa giustificare l’ingiustizia, né rinunciare alla verità, né impedire una correzione necessaria. Gesù perdona dalla Croce e proprio la Croce rivela la gravità del peccato. Il perdono cristiano custodisce insieme verità e misericordia: chiama il male con il suo nome e nello stesso tempo rifiuta di lasciare che il male abbia l’ultima parola nel cuore.
Sant’Agostino, commentando il comando evangelico del perdono, ricorda con grande realismo che l’uomo è debitore davanti a Dio e ha davanti a sé altri debitori. Per questo avverte: “Se ti rallegri quando sei perdonato, devi temere quando non perdoni”. È una parola severa e salutare. Chi ha ricevuto misericordia non può vivere come padrone spietato dei debiti altrui. Il cuore perdonato deve diventare cuore che perdona.
Agostino aggiunge un’indicazione molto concreta: “Perdona col cuore, ove Dio vede; non perdere dal cuore la carità”. Il perdono comincia lì, nel luogo che gli altri non vedono e che Dio conosce. A volte esteriormente siamo corretti, educati, perfino silenziosi, e dentro continuiamo a ripassare l’offesa, a riaprire la ferita, a immaginare risposte, a nutrire amarezza. Il Cuore di Cristo vuole entrare proprio in quella stanza interiore, dove il rancore si veste spesso da giustizia.
Il perdono richiede un cammino. Ci sono ferite profonde che non si chiudono con una decisione rapida. Il Signore non ci chiede finzioni spirituali. Ci chiede di cominciare a consegnare. Possiamo non essere ancora capaci di provare pace verso chi ci ha ferito, e possiamo ugualmente pregare per non odiare. Possiamo portare ancora dolore, e chiedere di non restare prigionieri della vendetta. Possiamo non riuscire ancora a incontrare una persona, e iniziare a chiedere per lei la misericordia di Dio.
Perdonare dal Cuore di Cristo significa lasciare che sia Lui a perdonare in noi. Il nostro cuore, da solo, spesso è troppo piccolo, troppo ferito, troppo occupato a difendersi. Il Cuore di Gesù, invece, è largo, trafitto, aperto. In Lui il perdono non è debolezza. È vittoria dell’amore sul peccato. Chi perdona non nega la ferita. La sottrae al dominio del male e la consegna alla grazia.
Oggi chiediamo questa libertà. Non un perdono di facciata, fatto di frasi nobili e cuore ancora chiuso. Un perdono vero, forse iniziale, forse povero, forse ancora faticoso, eppure orientato al Cuore di Cristo. Anche un piccolo passo conta: smettere di alimentare un pensiero amaro, pregare per chi ci ha fatto soffrire, rinunciare a una parola che riapre il conflitto, chiedere al Signore di guarire ciò che noi non riusciamo a guarire.
Consegna per la giornata: oggi porta davanti al Cuore di Gesù una persona che fai fatica a perdonare. Non forzare sentimenti che ancora non hai. Chiedi almeno questa grazia: “Signore, non permettere che il rancore abiti in me”. Poi recita un Padre nostro per quella persona, anche solo con fatica.
Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore misericordioso di Gesù, perdona in me ciò che io non so ancora perdonare.
Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sulla parola di Gesù dalla Croce e su una riflessione di sant’Agostino:
“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno.” Lc 23,34
“Perdona col cuore, ove Dio vede; non perdere dal cuore la carità.” Sant’Agostino, Discorso 114/A, 5.
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