«Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». (Gv 12,24-26)

Cari amici buongiorno e buon inizio di settimana. Ieri abbiamo contemplato Pietro mentre affondava nelle acque e la mano di Cristo che lo afferrava. Abbiamo compreso che la fragilità del corpo non diminuisce la dignità dell’uomo e che anche il bisogno di essere sostenuti può diventare un luogo della fede. Oggi, nella festa di san Lorenzo, il cammino compie un passo ulteriore. Il corpo che ha imparato a ricevere la salvezza dalle mani di Cristo può diventare, sostenuto dalla grazia, un corpo liberamente consegnato nell’amore.

La liturgia ci pone davanti alla parola del chicco di grano. Gesù sta parlando anzitutto di sé. La sua ora si avvicina e il Figlio sa che la via verso la gloria passerà attraverso la croce. Il chicco deposto nella terra non viene distrutto inutilmente. Attraversa una perdita dalla quale nascerà una fecondità nuova. Cristo stesso entrerà nella morte e ne uscirà risorto, portando con sé una moltitudine di fratelli.

Per questo la festa di san Lorenzo non celebra il dolore. Celebra una fedeltà diventata più forte della paura di morire.

Lorenzo è diacono della Chiesa di Roma. Il suo ministero lo lega all’altare e alla cura dei poveri. Secondo l’antica tradizione, quando gli viene chiesto di consegnare i tesori della Chiesa, egli presenta coloro che vivono nel bisogno. Quella risposta esprime qualcosa di essenziale sulla sua vita: prima di versare il sangue nel martirio, Lorenzo aveva già imparato a consegnare se stesso nel servizio.

Il suo martirio non nasce quindi da un improvviso disprezzo per la vita. Egli conosce il valore del corpo proprio perché lo ha impiegato nella carità. Ha camminato per raggiungere i poveri e ha servito la comunità. Il corpo che alla fine sarà consegnato alla morte era già diventato, giorno dopo giorno, uno strumento dell’amore di Cristo.

Qui comprendiamo meglio il significato evangelico del sacrificio. La vita è un dono ricevuto da Dio e merita di essere custodita. Il martire non cerca la morte e non considera irrilevante la propria esistenza terrena. Quando viene posto davanti alla scelta tra la fedeltà a Cristo e la conservazione della vita, riconosce che esiste un bene che neppure la morte può strappargli. Non sceglie la morte. Sceglie Cristo, accettando il prezzo che quella fedeltà comporta.

Il corpo del martire acquista allora un significato profondamente pasquale. Viene consegnato nella certezza che Dio non perderà ciò che egli stesso ha creato. La carne sottoposta alla morte resta affidata alla promessa della risurrezione. Lorenzo può consegnare la propria vita perché sa, nella fede, che essa appartiene al Signore.

La parola del chicco di grano illumina anche le nostre esistenze, senza obbligarci a trasformare ogni fatica in un piccolo martirio. La logica è più semplice e più esigente. Una vita che vuole continuamente preservarsi da ogni costo dell’amore rischia di chiudersi. L’amore, quando è vero, domanda invece che qualcosa di noi venga consegnato.

Accade nella vocazione sacerdotale quando il tempo e le energie vengono messi realmente a disposizione delle persone affidate al ministero. Accade nella vita familiare, dove la presenza dell’altro modifica programmi e ritmi. Accade quando una persona fragile domanda una fedeltà prolungata che non produce gratificazioni immediate.

Queste forme di dono hanno bisogno di discernimento. La carità cristiana non richiede di distruggere le proprie forze né di ignorare i limiti. Cristo stesso conosce il riposo e conduce i discepoli in disparte. Il dono di sé diventa evangelico quando nasce dalla volontà di Dio e conduce al bene reale dell’altro. Anche la cura di sé può appartenere alla responsabilità verso coloro che ci sono affidati.

San Lorenzo ci insegna allora qualcosa di più profondo del semplice «sacrificarsi». Ci insegna ad appartenere. Chi appartiene a Cristo non misura ogni scelta domandandosi soltanto quanto perderà. Comincia a domandarsi per chi e per che cosa vale la pena spendere ciò che ha ricevuto. Il corpo smette di essere custodito come un possesso assoluto e diventa luogo concreto della vocazione.

Maria ci accompagna anche in questo passaggio. Il suo sì all’Annunciazione coinvolge immediatamente il corpo e l’intera esistenza. Accogliere il Figlio significa lasciarsi introdurre in una storia che non potrà governare secondo un proprio progetto. La maternità la condurrà fino alla croce, dove rimarrà accanto al Figlio nel momento della sua consegna.

Maria non aggiunge nulla al sacrificio redentore di Cristo. Riceve quella Pasqua e vi aderisce con la fede della Madre. La sua presenza ci mostra come la creatura possa rimanere dentro l’offerta del Figlio senza appropriarsene e senza fuggire quando il dono diventa doloroso.

Tra pochi giorni la contempleremo assunta nella gloria. Quel corpo che ha accolto il Verbo e ha attraversato la fatica del servizio viene portato a compimento nella risurrezione del Figlio. Anche qui il filo del nostro mese diventa più chiaro: ciò che viene consegnato a Dio nell’amore non è destinato alla perdita definitiva.

La mano di Cristo che ieri afferrava Pietro ci permette allora di comprendere san Lorenzo. Solo chi si lascia sostenere dal Signore può imparare a donarsi senza trasformare il sacrificio in una prova della propria forza. La grazia ricevuta precede sempre la risposta. Prima siamo afferrati da Cristo. Poi, dentro questa appartenenza, impariamo lentamente a consegnare ciò che siamo.

Domani santa Chiara ci mostrerà un altro aspetto della stessa libertà. Il corpo che appartiene a Cristo impara anche a non dipendere dalle cose e scopre nella povertà evangelica una forma concreta di disponibilità.

Un gesto per oggi

Compiamo con cura un piccolo servizio già presente nella giornata e offriamolo senza cercare riconoscimento.

Alla scuola di sant’Agostino

Sant’Agostino ricorda san Lorenzo come un discepolo che ha amato Cristo nella vita e lo ha imitato nella morte. Il martire non cerca il dolore; custodisce un amore divenuto più forte della paura. La carne offerta non è perduta, perché viene affidata a Colui che la risusciterà. (Discorso 304)

Nel Discorso 304 Agostino presenta Lorenzo come un ministro fedele fino al dono della vita. La carità verso i poveri e il martirio appartengono alla stessa consegna. Il gesto finale matura dentro una esistenza già orientata a Cristo.

Preghiera

Signore Gesù, hai consegnato il tuo corpo per la nostra salvezza. Insegnami la libertà di chi ama più della propria sicurezza. Per intercessione di san Lorenzo e di Maria, rendi la mia vita un dono fedele, anche nei servizi nascosti.

Giaculatoria

Maria, rendimi libero di donarmi per amore.

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