Cari amici, il 17 marzo avevo pubblicato una riflessione sulla possibile futura enciclica di Papa Leone XIV dedicata all’intelligenza artificiale, al lavoro umano e alla dignità della persona. In quell’articolo osservavo come un simile intervento, se confermato, avrebbe potuto collocarsi in una linea di profonda continuità con la grande Rerum novarum di Leone XIII: non per ripetizione materiale dei temi, ma per analogia del compito. Allora la Chiesa si trovò davanti alla questione sociale aperta dalla rivoluzione industriale. Oggi si trova davanti alla nuova questione umana aperta dalla rivoluzione algoritmica.

Oggi, questa prospettiva ha ricevuto una conferma pubblica: il Vaticano ha annunciato che il 25 maggio verrà pubblicata la prima enciclica di Papa Leone XIV, dal titolo Magnifica Humanitas, dedicata alla protezione della persona umana nell’età dell’intelligenza artificiale. Secondo le informazioni diffuse, il documento affronterà i profili etici e sociali dell’IA, con particolare attenzione alla dignità umana, al lavoro, alla pace e alla responsabilità morale nell’uso delle nuove tecnologie.

Questo conferma che la questione non era una suggestione giornalistica, e neppure una curiosità da osservatori vaticani. È diventata una scelta magisteriale precisa. Ed è una scelta altamente significativa. Perché dice che la Chiesa non intende lasciare senza giudizio uno dei passaggi più delicati della storia contemporanea. L’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento. Sta diventando un ambiente che tocca il lavoro, la comunicazione, la formazione delle coscienze, il rapporto con la verità e perfino la percezione che l’uomo ha di sé.

Il parallelismo con la Rerum novarum appare dunque sempre meno forzato. Leone XIII difese la dignità dell’uomo nel tempo della macchina industriale. Leone XIV sembra voler difendere la dignità dell’uomo nel tempo della macchina intelligente. Non siamo davanti a una ripresa archeologica del passato. Siamo davanti al tentativo di applicare, in un contesto nuovo, lo stesso criterio fondamentale della dottrina sociale cattolica: la tecnica va giudicata a partire dalla persona, e non la persona a partire dalla tecnica.

In questi giorni, inoltre, si è visto con particolare evidenza quanto il tema sia già acceso nel mondo civile e culturale. Si moltiplicano le iniziative, le regolazioni, le paure, gli entusiasmi, le letture persino apocalittiche. Proprio per questo una parola cristiana alta, equilibrata e forte è necessaria. Non per demonizzare la tecnica, non per idolatrarla, ma per ricordare che ogni mezzo è buono solo quando resta ordinato al bene, al giusto e al vero.

Avevamo già provato a leggere questa possibilità come un segno importante. Oggi sappiamo che non era un’ipotesi astratta. Tra pochi giorni avremo davanti il testo. E allora sarà il momento più serio: leggerlo davvero, non per slogan, non per tifoseria, non per riflesso ideologico, ma con mente cattolica.

Per questo ripropongo qui la riflessione già pubblicata, che alla luce della notizia di oggi acquista, mi pare, un rilievo ancora più chiaro:

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