
Cari amici buon giorno e buon fine settimana. Dopo il mese del Sacro Cuore e quello del Preziosissimo Sangue, il nostro sguardo rimane rivolto al mistero del Verbo incarnato. Il Cuore e il Sangue appartengono a un corpo vero, assunto dal Figlio di Dio per la nostra salvezza. In agosto ci metteremo alla scuola di Maria, la Madre del Signore, per imparare a ricevere il corpo come dono e a riconoscerne il destino. Il cammino comincia dalla prima pagina della Scrittura, là dove Dio guarda ciò che ha creato e pronuncia una parola di benedizione.
Il primo sguardo cristiano sul corpo nasce dalla creazione. Prima dei criteri con cui ci misuriamo e dello sguardo ricevuto dagli altri, c’è lo sguardo di Dio. Egli non contempla una materia estranea al suo progetto. Vede la creatura umana nella differenza dell’uomo e della donna, poi la dichiara molto buona. Il corpo appartiene fin dall’inizio alla persona che Dio chiama alla comunione con sé.
Noi impariamo presto a considerarlo secondo criteri poveri. Lo apprezziamo finché corrisponde alle attese di salute e di bellezza. Lo sopportiamo con fatica quando invecchia o si ammala. La fede ci riporta più in profondità: il valore del corpo non dipende dalla sua efficienza. Viene dal fatto che Dio lo ha voluto e lo chiama a sé.
Maria ci introduce in questa verità con la sua stessa esistenza. È una creatura, non una dea discesa dal cielo. Il suo corpo prende forma nel grembo materno e attraversa la fatica del vivere. La grazia accoglie pienamente la sua umanità e la rende disponibile al disegno del Signore. Per questo l’Assunzione manifesta il compimento della creazione.
Entrando in agosto, possiamo iniziare da un atto semplice: ringraziare per il corpo che abbiamo ricevuto. Esso porta la nostra storia e una fisionomia che non abbiamo scelto; porta anche il limite. In questo corpo siamo chiamati ad amare e ad attendere la risurrezione.
Il racconto della Genesi colloca il corpo dentro un ordine di benedizione. Dio non incontra l’uomo come un pensiero astratto. Lo pone nel giardino e gli affida il mondo. La corporeità appartiene quindi alla missione ricevuta. Attraverso il corpo l’uomo coltiva la terra, riconosce la presenza dell’altro e impara la dipendenza dal Creatore. La vita spirituale non comincia fuggendo da questa condizione. Comincia abitandola con gratitudine.
San Tommaso d’Aquino esprime questa unità affermando che l’anima è la forma del corpo. L’espressione indica che la persona non è composta da due esseri accostati dall’esterno. L’anima comunica al corpo la vita propria dell’uomo e il corpo rende presente nel mondo la persona spirituale. Per questo una carezza, una parola pronunciata e un gesto di servizio non sono realtà inferiori. Sono atti della persona nella quale l’interiorità diventa visibile.
La morte appare grave proprio perché introduce una separazione nella persona. La fede cristiana non si limita ad attendere la sopravvivenza dell’anima. Professa la risurrezione della carne, opera della potenza creatrice di Dio. Colui che ha chiamato l’uomo dalla polvere saprà ricomporlo nella gloria, conservando l’identità personale e liberandola dalla corruzione.
Questo orizzonte giudica il modo in cui valutiamo noi stessi. Una società centrata sulla prestazione tende a misurare il corpo secondo la produttività e l’autonomia. La malattia, la disabilità e la vecchiaia sembrano allora ridurre il valore della persona. La parola della creazione custodisce una verità più profonda: la dignità precede ogni capacità. Essa viene dalla volontà di Dio e rimane anche quando le forze diminuiscono.
Ricevere il corpo come dono richiede un cammino paziente. Molti portano ancora lo sguardo severo appreso attraverso confronti e parole umilianti. La fede non impone di provare un’immediata soddisfazione davanti alla propria immagine. Chiede di consegnare al Creatore anche ciò che fatichiamo ad accogliere. In questa consegna si apre uno spazio di riconciliazione, nel quale la persona impara a custodirsi senza idolatrarsi e a servire senza disprezzarsi.
Domani vedremo che il corpo benedetto dal Creatore è anche un corpo che ha fame e che la fede si traduce nel pane condiviso.
Un gesto per oggi
Sostiamo per qualche istante senza giudicare il nostro aspetto. Facciamo lentamente il segno della croce e ringraziamo Dio per una possibilità concreta che il corpo ci offre oggi.
Alla scuola di sant’Ireneo
Sant’Ireneo riassume il disegno di Dio con una frase divenuta celebre: «La gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo è la visione di Dio». La creatura raggiunge la propria pienezza quando vive rivolta al suo Creatore. Il corpo non viene escluso da questa gloria: appartiene all’uomo vivente che Dio conduce alla comunione con sé. (Contro le eresie, IV, 20, 7)
Ireneo combatte le visioni che separavano la salvezza dalla carne. Per lui la gloria di Dio appare nell’uomo reso vivo dalla comunione con il Creatore. La visione di Dio non annulla la corporeità: porta l’intera persona alla pienezza.
Preghiera
Padre santo, tu mi hai voluto e mi hai chiamato alla vita. Liberami dallo sguardo che disprezza il corpo e insegnami a riceverlo come dono. Per intercessione di Maria, rendilo strumento di carità e custodisci in me la speranza della risurrezione.
Giaculatoria
Maria, Madre del Signore, insegnami ad accogliere il corpo come dono.
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