don Mario Proietti, C.PP.S.

Due palmi sopra il cuore

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Gesù Figlio del Padre: la luce che prepara alla Pasqua

Date ragione della speranza che è in voi · Settima tappa

p. Paolo Zampollini, OFM · 3 febbraio 2026

Dopo aver contemplato il mistero dell’Incarnazione, il cammino diocesano Date ragione della speranza che è in voi si fermò sul monte della Trasfigurazione. La catechesi di p. Paolo Zampollini, OFM, aiutò a leggere questo episodio come una rivelazione dell’identità di Gesù e, nello stesso tempo, come un passaggio decisivo nel cammino dei discepoli verso Gerusalemme.

La luce del Tabor non interrompe la storia concreta di Gesù e non lo sottrae alla sua umanità. È proprio quella carne, assunta nell’Incarnazione, a lasciar trasparire la gloria del Figlio. Il volto che i discepoli conoscono viene illuminato da una realtà più profonda, e ciò che fino a quel momento avevano compreso solo in parte riceve una conferma dall’alto: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo».

La voce del Padre introduce così il tema dell’ascolto. La Trasfigurazione non è concessa ai discepoli come un privilegio destinato a trattenerli sul monte; li prepara a comprendere ciò che accadrà dopo. Pietro vorrebbe fermare il momento e costruire tende, mentre il Vangelo riporta subito lo sguardo verso il cammino. La luce serve a custodire la fede quando arriveranno il rifiuto, la passione e la croce.

In questo senso il Tabor appare come una pedagogia di Dio. Il Signore non elimina la prova e dona ai discepoli una luce sufficiente per attraversarla. La speranza cristiana non nasce dall’illusione che il dolore possa essere evitato; nasce dalla memoria di una gloria intravista e dalla fiducia che la croce non esaurirà il destino di Cristo.

Accanto a Gesù compaiono Mosè ed Elia, figure nelle quali la Legge e i Profeti convergono verso il Figlio. La scena manifesta la continuità della storia della salvezza e mostra che Cristo non appare come un episodio isolato, ma come il compimento di una promessa lungamente custodita. La sua identità si comprende dentro la storia di Israele e, nello stesso tempo, la supera portandola alla pienezza.

La catechesi permetteva anche di riconoscere un tratto importante della vita spirituale. Ci sono momenti nei quali la presenza di Dio appare luminosa e quasi immediata, e altri nei quali il cammino torna faticoso e ordinario. La fede matura quando non pretende di vivere sempre sul monte e impara a portare nella quotidianità ciò che ha contemplato.

La parola «ascoltatelo» diventa allora una consegna che supera l’episodio evangelico. Il discepolo non è chiamato a inseguire esperienze straordinarie, ma a lasciarsi condurre dalla parola di Cristo anche quando essa porta verso ciò che spontaneamente vorremmo evitare. L’ascolto diventa forma concreta della fiducia e prepara il cuore a riconoscere il senso della Pasqua.

Dentro il percorso diocesano, la Trasfigurazione mostrava così che la speranza cristiana ha una luce e una direzione. La luce viene dal Figlio e la direzione conduce verso il dono di sé. Gesù non manifesta la propria gloria per sottrarsi al mondo, perché la sua identità filiale si rivelerà pienamente nell’obbedienza al Padre e nell’amore consegnato fino alla fine.

Per questo il passaggio successivo del cammino avrebbe condotto al Cenacolo e alla lavanda dei piedi. Dopo aver contemplato la gloria del Figlio, occorreva capire quale forma quella gloria assume nella storia. Il Vangelo avrebbe risposto mostrando Gesù inginocchiato davanti ai discepoli, con il gesto umile del servo.


Questo articolo fa parte del percorso diocesano 2025-2026 «Date ragione della speranza che è in voi», raccolto nella sezione dedicata alla vita della Chiesa di Spoleto-Norcia.

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