Date ragione della speranza che è in voi · Quarta tappa
suor Roberta Vinerba · 9 dicembre 2025
Dopo aver contemplato la dignità dell’uomo come creatura e la sua vocazione alla comunione, il cammino diocesano affrontò una delle pagine più delicate della Genesi: il racconto della trasgressione. La catechesi di suor Roberta Vinerba entrò nel cuore di Genesi 3,1-7, là dove il rapporto tra l’uomo e Dio viene ferito da un sospetto che cambia il modo di guardare il comando, il limite e la libertà stessa.
La scena biblica non presenta anzitutto un gesto esteriore da classificare come infrazione. Prima dell’atto c’è una parola insinuata, una domanda che altera lentamente l’immagine di Dio. Il serpente introduce il sospetto che il comando divino nasconda una volontà di privazione e che il limite imposto alla creatura serva a custodire un privilegio del Creatore. Il peccato comincia così come crisi della fiducia.
È qui che il tema dell’obbedienza assume il suo significato più profondo. Nella Scrittura obbedire non significa rinunciare alla libertà, perché l’obbedienza nasce dall’ascolto e dalla fiducia in una parola riconosciuta come buona. Il limite non è una barriera arbitraria posta contro l’uomo; custodisce la differenza tra creatura e Creatore e ricorda che il bene non viene inventato di volta in volta dalla volontà individuale.
La tentazione descritta dalla Genesi tocca una dinamica ancora molto attuale. Quando la libertà considera ogni limite come un ostacolo, finisce per misurare la propria autenticità sulla capacità di oltrepassarlo. In questo modo l’autonomia rischia di trasformarsi nella pretesa di stabilire da soli ciò che è bene e ciò che è male. La pagina biblica non mette in discussione la grandezza della libertà umana; mostra quanto essa abbia bisogno della verità per non diventare prigioniera di se stessa.
La trasgressione modifica immediatamente anche il rapporto con il proprio corpo. Dopo aver mangiato del frutto, l’uomo e la donna si accorgono di essere nudi. La nudità, che prima esprimeva trasparenza e assenza di paura, diventa improvvisamente motivo di difesa. Il corpo dell’altro può essere guardato con sospetto e la relazione perde quella semplicità originaria che permetteva alla differenza di essere vissuta come dono.
La ferita del peccato appare allora come una rottura che attraversa l’intera esistenza. La persona non riesce più ad abitare serenamente la propria condizione e il rapporto con Dio viene deformato dalla paura. La comunione con l’altro si fa più difficile perché l’io tende a proteggersi e a cercare nell’altro una giustificazione o un possibile colpevole. La Genesi racconterà subito dopo questa deriva con grande realismo.
Suor Roberta Vinerba riportava così l’attenzione sulla natura concreta del peccato, evitando di ridurlo a una categoria astratta. Il peccato entra nella vita come una menzogna sul volto di Dio e produce conseguenze molto reali nel modo di percepire se stessi, il corpo, la libertà e le relazioni. Quando Dio viene immaginato come concorrente dell’uomo, anche il suo dono può apparire come minaccia e la creatura cerca altrove una pienezza che non riesce più a riconoscere nella relazione con Lui.
Dentro un percorso dedicato alla speranza, questa tappa era necessaria perché impediva una lettura ingenua dell’uomo. La fede cristiana prende sul serio la libertà e sa che essa può ferire ciò che ha ricevuto. Conosce la grandezza della persona e insieme la sua capacità di sottrarsi alla verità del dono. Proprio questa lucidità rende comprensibile la misericordia: Dio non salva un’umanità immaginaria, interviene nella storia reale di uomini che si nascondono, si giustificano e hanno paura.
La catechesi preparava così il passo successivo. Dopo la trasgressione, il racconto biblico non si chiude sul fallimento. Dio entra nella scena e cerca l’uomo con una domanda che attraverserà tutta la storia della salvezza: «Dove sei?». È da questa iniziativa che il cammino avrebbe ripreso, mostrando come la misericordia divina non ignori la ferita e la raggiunga proprio nel punto in cui l’uomo ha smesso di fidarsi.
Questo articolo fa parte del percorso diocesano 2025-2026 «Date ragione della speranza che è in voi», raccolto nella sezione dedicata alla vita della Chiesa di Spoleto-Norcia.