
Per entrare nella meditazione
Cari amici buongiorno. Il gemito della creazione con cui abbiamo aperto settembre non è il segno di una sconfitta definitiva. La Sapienza ci conduce alla radice della speranza: «Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi». Questa parola purifica le immagini di un Dio che manderebbe il male con compiacimento e ci restituisce il volto del Creatore della vita. La morte e la corruzione appartengono alla condizione ferita dell’uomo; la volontà salvifica di Dio si manifesta pienamente nel Figlio morto e risorto. Lasciamo che questa verità corregga anche il modo con cui parliamo del dolore nostro e altrui.
Parola da meditare
«Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi» (Sap 1,13; 2,23-24)
Mettiti alla presenza di Dio
Entra nella presenza del Dio vivente. Porta davanti a Lui una morte che ti ha ferito oppure la paura di una perdita. Riconosci le immagini dure di Dio che il dolore ha lasciato dentro di te. Chiedi allo Spirito di ricondurti al volto del Padre rivelato da Cristo.
Ascolta
Il libro della Sapienza proclama che Dio non ha creato la morte e che le creature del mondo portano in sé una vocazione alla vita. L’uomo è stato formato per l’incorruttibilità e reca l’immagine del suo Creatore. La morte appare come una potenza estranea al disegno originario, entrata nella storia attraverso l’invidia del diavolo e la libertà ferita dal peccato. Sosta sull’espressione «Dio non gode per la rovina dei viventi». Lasciala giudicare ogni rappresentazione che attribuisce al Padre compiacimento davanti al male. Il Creatore vuole condurre la sua opera al compimento e, nel Figlio risorto, ha già manifestato il destino preparato per l’uomo.
Considera
Dopo aver ascoltato il gemito della creazione, la Parola ci impedisce di attribuire con facilità a Dio ciò che ferisce. La frase «Dio lo ha voluto» viene talvolta pronunciata per difendere la Provvidenza, ma può trasformare il Padre nell’autore diretto del male. La fede afferma che nulla sfugge al governo divino e, nello stesso tempo, distingue l’azione di Dio dal peccato della creatura e dalla condizione di un mondo segnato dalla corruzione. Il Catechismo ricorda che la permissione del male rimane un mistero illuminato dalla Pasqua e che Dio non è mai autore del peccato (CCC 311-314).
San Tommaso aiuta a leggere anche la morte con questa precisione. Il corpo umano, in quanto materiale, possiede la possibilità della corruzione; nello stato originario l’uomo aveva ricevuto il dono dell’immortalità, perduto con il peccato (Summa theologiae, I, q. 97, a. 1; CCC 1008). La morte resta quindi un nemico. La Scrittura non ci chiede di chiamarla bene, ma di riconoscere che Dio ha scelto di affrontarla dall’interno. Sant’Atanasio contempla proprio questo movimento nell’Incarnazione: il Verbo assume la nostra carne per sottrarla alla corruzione e ricondurla alla vita.
La Croce manifesta fino a dove arriva questa vicinanza. Cristo non rende buono il supplizio, non santifica l’odio di chi lo condanna e non trasforma la violenza in volontà del Padre. Dentro ciò che gli uomini hanno caricato di peccato, il Figlio conserva intatta l’obbedienza e offre se stesso nell’amore. San Giovanni Paolo II insiste su questo punto nella Salvifici doloris: la sofferenza viene redenta perché Cristo la assume nella carità, non perché il dolore possieda in se stesso una forza salvifica. Da qui anche la nostra prova può ricevere un significato nuovo quando viene liberamente unita alla sua Pasqua.
Questa distinzione è decisiva quando stiamo accanto a chi soffre. Non abbiamo il diritto di attribuire con sicurezza una ferita ai disegni segreti di Dio; possiamo invece rendere visibile il volto del Padre attraverso una presenza che ascolta, cura e protegge. Credere nel Dio della vita rende più seria, non meno seria, la lotta contro la malattia, la violenza e l’abbandono. Domani Giobbe ci condurrà ancora più avanti: dopo aver purificato l’immagine di Dio, dovremo accettare che molte domande restino aperte senza spezzare la relazione con Lui.
Guarda la tua vita alla luce di Cristo
Quale volto di Dio emerge dentro di te quando il dolore diventa intenso? Ricorda una parola pronunciata a un sofferente. Quella parola gli ha fatto sentire la vicinanza del Padre oppure ha aggiunto un peso alla sua prova? Chiedi perdono per le spiegazioni frettolose. Guarda una sofferenza concreta e domanda al Signore quale forma di presenza ti viene affidata oggi.
Parla al Signore
Padre della vita,
tu hai creato l’uomo per la comunione con te.
Purifica le immagini che rendono duro il tuo volto.
Quando il male confonde il mio pensiero,
riconducimi al Figlio crocifisso e risorto.
Rendimi fedele nel combattere ciò che ferisce
e discreto davanti al mistero di chi soffre.
Custodisci in me la speranza
dell’incorruttibilità promessa. Amen.
Riforma la tua giornata
In un incontro con una persona che soffre, rinuncia a spiegare il perché della sua prova e offrile un ascolto reale.
Custodisci nel cuore
«Dio non gode per la rovina dei viventi»
Padre della vita, custodiscimi nella tua bontà.
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