
Cari amici, domani si apre a Catania la 76ª Settimana Liturgica Nazionale, dedicata al tema «Una Chiesa che genera. Liturgia e Iniziazione cristiana». Guardando con attenzione il programma, credo che valga la pena attendere questi giorni non semplicemente come un altro appuntamento per specialisti della liturgia, quanto come un’occasione per verificare alcune questioni che Papa Leone XIV sta riportando con insistenza al centro della riflessione ecclesiale.
La prima attesa riguarda proprio il significato di quella parola: generare. Nel programma la liturgia viene chiamata «grembo dell’Iniziazione cristiana» e il mistero pasquale viene indicato come sorgente della vita cristiana. Mi sembra una prospettiva importante, perché ci costringe a domandarci se i sacramenti siano diventati troppo spesso il momento conclusivo di un percorso catechistico già compiuto oppure se conservino realmente la loro capacità di generare e dare forma alla vita cristiana. La liturgia non dovrebbe limitarsi a celebrare una fede che esiste già: attraverso di essa la Chiesa introduce progressivamente l’uomo nella vita di Cristo.
Un secondo passaggio che attendo con interesse sarà la riflessione sul RICA, presentato nel programma come «un cammino che trasforma». Qui ritrovo qualcosa che Leone XIV ha ripetuto nelle sue catechesi: nella liturgia siamo chiamati a lasciarci plasmare dall’agire di Dio. Il cammino catecumenale possiede tempi, passaggi, riti e attese. Non pretende che tutto sia immediatamente familiare. Accompagna una persona dentro una realtà che impara lentamente ad abitare. Forse proprio questa gradualità può aiutarci a ripensare una pastorale che, nel desiderio comprensibile di essere accessibile, qualche volta ha avuto paura di chiedere alle persone un vero cammino di formazione.
Mi sembra particolarmente significativa anche una relazione intitolata «Il noi che celebra. La comunità accoglie e forma i discepoli». Qui tocchiamo uno dei problemi più delicati emersi nelle nostre riflessioni di questi giorni. Che cosa significa realmente che è la Chiesa a celebrare? Certamente l’assemblea non è spettatrice di qualcosa che il sacerdote compie da solo. Nello stesso tempo la partecipazione non consiste nel distribuire a tutti una parte da svolgere o nel rendere intercambiabili i ministeri. Leone XIV, parlando della musica sacra, ha richiamato Sacrosanctum Concilium: ciascuno compia «tutto e soltanto» ciò che gli compete secondo la natura del rito. E ieri, a San Marino, ha parlato della liturgia come azione comune di «un unico corpo vivo». Sarà interessante vedere come a Catania verrà approfondito questo «noi» ecclesiale, nel quale la comunione non cancella la diversità delle vocazioni e dei ministeri.
C’è poi una domanda che attraversa, a mio avviso, l’intero programma. La Chiesa italiana sta cercando nuove forme per l’iniziazione cristiana, più capaci di parlare agli uomini e alle donne del nostro tempo. È una necessità reale. Vorrei capire quanto spazio verrà dato anche al movimento complementare: non soltanto rendere la liturgia comprensibile all’uomo contemporaneo, quanto rendere l’uomo contemporaneo capace di comprendere il linguaggio della liturgia. I simboli, i silenzi, i tempi rituali e la stessa struttura della celebrazione chiedono un apprendistato. Leone XIV lo ha espresso ieri con una formula molto chiara: occorre «formare i fedeli» a vivere la liturgia.
Per questo mi sembra significativo che la Settimana si concluda con una relazione dedicata proprio a «Iniziare alla fede oggi. Proposte per una Chiesa generativa». Il problema dell’iniziazione cristiana non può essere ridotto alla ricerca di tecniche più efficaci per trattenere ragazzi e famiglie. Tocca una questione molto più profonda: come nasce oggi un cristiano e quale posto occupa la celebrazione dei misteri in questa nascita?
Non sappiamo naturalmente quali risposte verranno offerte a Catania. Proprio per questo preferisco parlare di attese. Il programma lascia intravedere un confronto che potrebbe diventare molto fecondo e che arriva in un momento particolare, mentre Leone XIV sta chiedendo alla Chiesa di riscoprire la liturgia come realtà capace di educare, plasmare e formare il popolo cristiano.
Forse la domanda con cui attendere questa Settimana può essere proprio questa: una Chiesa genera nuovi cristiani adattando continuamente ciò che celebra alla sensibilità del presente, oppure accompagnando pazientemente gli uomini del presente dentro il mistero che ha ricevuto?
Probabilmente il vero rinnovamento liturgico passa anche dalla capacità di tenere insieme questi due movimenti senza sacrificare l’uno all’altro.
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