
Cari amici, dopo l’incontro con le istituzioni della Repubblica, Papa Leone XIV si è trasferito nella Basilica di San Marino per incontrare la comunità ecclesiale di San Marino-Montefeltro.
La tappa è cominciata con gesti che hanno dato subito il tono dell’incontro. Il Papa ha sostato in adorazione davanti al Santissimo Sacramento, ha venerato e incensato le reliquie di san Marino, poi ha ascoltato il saluto del vescovo.
Ed è stato un saluto tutt’altro che formale. Il vescovo ha consegnato al Papa il volto concreto di questa Chiesa particolare, che vive tra due Stati sovrani e abita anche territori segnati dallo spopolamento, dalla riduzione dei servizi e dalla fatica di mantenere vivo il senso di comunità. Ha parlato della famiglia, dell’educazione dei giovani, della dignità di ogni vita dal concepimento al suo compimento naturale, della libertà di coscienza e della responsabilità di una presenza cristiana capace di custodire l’umano dentro i grandi cambiamenti culturali e tecnologici del nostro tempo.
Mi ha colpito una sua espressione: «Nel piccolo risiede ed è custodito l’umano che ci salverà da ogni deriva disumana». Leone XIV ha raccolto questa consegna pastorale e ha parlato alla Chiesa che aveva davanti partendo proprio dalle sue persone e dalla sua vita.
Ai giovani ha chiesto di non accontentarsi delle risposte immediate e facili e di prendere sul serio la propria vocazione. Li ha invitati a comprendere quale chiamata Dio abbia posto nella loro vita e a spendersi con generosità nella strada ricevuta, dal matrimonio alla consacrazione, dal ministero ordinato alla professione, fino all’impegno sociale e politico. La vita cristiana appare così come una risposta personale a una chiamata, capace di assumere responsabilità e di incidere nella storia.
Il Papa ha poi riportato l’attenzione sulla famiglia, definendola il primo luogo della formazione alla fede. L’iniziazione cristiana, nelle sue parole, coinvolge direttamente i genitori e chiede una relazione sempre più profonda tra famiglia e comunità ecclesiale. La fede può essere trasmessa quando torna a essere respirata dentro la vita quotidiana e quando gli adulti stessi riscoprono ciò che desiderano consegnare ai figli.
Particolarmente significativo mi è sembrato il passaggio sulla liturgia. Leone XIV ha chiesto che, alla scuola del Concilio Vaticano II, i fedeli vengano formati a viverla «in modo corale come azione comune di un unico corpo vivo». È una prospettiva profondamente ecclesiale: nella liturgia la Chiesa riconosce ciò che è, riceve dalla mensa del Signore la forza della propria missione e impara a portare nel mondo la luce ricevuta.
Anche parlando della carità il Papa ha indicato un orizzonte molto preciso. Il dono più grande che possiamo offrire ai fratelli, ha ricordato, è aiutarli a incontrare Cristo, Dio fatto uomo, morto e risorto per noi. La cura delle persone rimane concreta e raggiunge il bene integrale dell’uomo, fino alla sua relazione con Dio.
Leone XIV ha guardato poi con particolare attenzione alle piccole comunità delle aree interne. Ha riconosciuto in quelle realtà, spesso considerate marginali, delle «fiammelle» capaci di mantenere vivo il senso di famiglia e di comunione. Sono luoghi nei quali vicinanza e appartenenza possono ancora custodire quella magnifica humanitas di cui il nostro tempo ha tanto bisogno.
A questo punto il Papa ha pronunciato la parola con cui ha voluto raccogliere l’intero incontro: «L’ultima parola è quella che più mi sta a cuore: comunione». Comunione tra le parrocchie, tra pastori e fedeli, tra i diversi carismi e ministeri. Non una formula organizzativa, bensì la forma stessa di una Chiesa nella quale persone diverse riconoscono di appartenere allo stesso Corpo e ricevono dal Vangelo la capacità di camminare insieme.
Sul sagrato della Basilica Leone XIV ha poi incontrato i giovani e ha parlato loro a braccio. Le parole sono diventate ancora più dirette. Ha chiesto anzitutto di riconoscere il valore della propria vita: ciascuno è creato da Dio, amato da Dio e porta in sé una dignità che lo rende prezioso per la Chiesa, per la famiglia e per il mondo. Da questa consapevolezza nasce la possibilità di servire gli altri, costruire amicizie autentiche e formare comunità.
Poi è tornata la parola che aveva accompagnato anche il primo incontro della mattinata, la parola scolpita nella storia di San Marino: Libertas. «L’autentica libertà troviamo solo in Gesù Cristo. La troviamo nella verità».
Il discorso al Palazzo Pubblico e l’incontro con la comunità ecclesiale cominciano così a illuminarsi reciprocamente. Davanti alle istituzioni Leone XIV aveva legato la libertà alla coscienza, alla verità e alla responsabilità. Davanti alla Chiesa locale ha mostrato come quella libertà prenda forma nella vocazione, nella famiglia, nella liturgia, nella carità e nella comunione.
Ora la visita cambia ancora registro. Lasciata San Marino, Papa Leone XIV raggiungerà Pennabilli per una visita strettamente privata alle monache agostiniane del monastero Sant’Antonio da Padova. Dopo il Palazzo Pubblico, la Basilica e l’incontro con i giovani, il Papa entrerà per qualche tempo nel silenzio di una comunità contemplativa appartenente alla sua stessa famiglia religiosa.
Una tappa lontana dai grandi discorsi e probabilmente anche dalle telecamere. Proprio per questo merita attenzione. Nel cuore di una giornata fitta di incontri, prima di raggiungere Rimini e il Meeting, il Papa agostiniano si ferma là dove la vita della Chiesa viene sostenuta nel silenzio e nella preghiera delle sue sorelle.
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