Cari amici, buongiorno e buon inizio di settimana. Oggi la Chiesa celebra i santi apostoli Pietro e Paolo. Il nostro cammino nel mese del Sacro Cuore giunge così davanti a due uomini diversissimi, uniti dallo stesso amore per Cristo e dalla stessa consegna alla Chiesa. Pietro, il pescatore chiamato a pascere il gregge. Paolo, il persecutore trasformato in apostolo delle genti. Due storie ferite dalla fragilità e redente dalla grazia. Due cuori presi da Cristo e mandati nel mondo.

Il Cuore di Gesù non forma discepoli chiusi nella consolazione privata. Forma apostoli. Chi entra davvero nel suo Cuore impara a desiderare ciò che Lui desidera: che il Padre sia glorificato, che il Vangelo sia annunciato, che la Chiesa sia edificata, che le anime siano salvate. La devozione al Sacro Cuore, se è autentica, non rende il cristiano ripiegato su se stesso. Lo rende più ecclesiale, più missionario, più disponibile.

Pietro conosce bene la propria debolezza. Ha promesso fedeltà e ha rinnegato. Ha pianto amaramente e ha ricevuto misericordia. Dopo la risurrezione, Gesù non gli chiede un discorso di difesa, non gli impone una spiegazione articolata, non lo inchioda alla sua caduta. Gli chiede: “Mi ami?”. Da questa domanda nasce il ministero. Non dalla sicurezza di Pietro, non dalla sua coerenza perfetta, non dalla sua forza naturale. Nasce dall’amore umile che accetta di essere ricostruito dal Cuore di Cristo.

Paolo, a sua volta, porta nella carne la memoria di essere stato raggiunto dalla grazia. Non si è dato da sé la missione. È stato afferrato da Cristo. Per questo può dire, alla fine della sua corsa: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”. Non parla come chi si celebra. Parla come chi riconosce che tutta la vita è stata consumata per il Signore.

Pietro e Paolo ci insegnano che il cuore apostolico nasce dalla misericordia ricevuta. Chi ha sperimentato il perdono di Cristo non annuncia se stesso. Annuncia Colui che lo ha rialzato. Chi sa di essere stato salvato non tratta gli altri dall’alto in basso. Li cerca con pazienza, con ardore, con verità. L’apostolo non è un funzionario del sacro, né un gestore di iniziative religiose. È un uomo preso dall’amore di Cristo e reso responsabile dei fratelli.

Sant’Agostino, predicando nella festa dei santi Pietro e Paolo, ricorda che questo giorno è reso sacro dalla passione dei due apostoli e che la loro voce si è diffusa per tutta la terra. Pietro e Paolo non sono soltanto figure da venerare. Sono colonne vive che ancora insegnano alla Chiesa il prezzo della testimonianza: proclamare la verità, servire la comunione, versare la vita per Cristo.

Il Cuore di Gesù rende apostolici anche noi, ciascuno secondo la propria vocazione. Non tutti sono chiamati a predicare come Paolo o a pascere come Pietro. Tutti, però, siamo chiamati a portare Cristo là dove viviamo. Una parola detta con fede, una testimonianza limpida, una preghiera offerta per chi è lontano, una correzione fatta con carità, una vita coerente, un servizio nascosto alla Chiesa: tutto può diventare apostolato quando nasce dal Cuore di Cristo.

Oggi chiediamo di non tenere per noi ciò che abbiamo ricevuto. Un cristiano che custodisce la fede solo come consolazione personale rischia di dimenticare che il Vangelo è fuoco da comunicare. Pietro e Paolo ci mostrano che l’amore di Cristo spinge, manda, consuma, sostiene. Il Cuore di Gesù non ci chiama a una vita comoda. Ci chiama a una vita feconda.

Consegna per la giornata: oggi prega per il Papa, per i vescovi e per tutti coloro che annunciano il Vangelo. Poi scegli una persona per cui offrire una preghiera apostolica: qualcuno lontano dalla fede, un giovane confuso, un malato, una famiglia ferita, una persona che fatica a sperare. Presentala al Cuore di Gesù e chiedi che sia raggiunta dalla sua grazia.

Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore apostolico di Gesù, rendimi testimone del tuo amore.

Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sulle parole rivolte da Gesù a Pietro, sulla testimonianza finale di Paolo e su una pagina di sant’Agostino:

“Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene.” Gv 21,17

“Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.” 2Tm 4,7

“La passione dei beatissimi apostoli Pietro e Paolo ha reso sacro per noi questo giorno.” Sant’Agostino, Discorso 295, 1.

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