Cari amici, buongiorno e buona domenica. Chiudiamo la quarta settimana del nostro cammino guardando al cuore del discepolo che si offre per la salvezza delle anime. Dopo aver chiesto un cuore nuovo, imparato la mitezza e l’umiltà, meditato sulla riparazione, sul perdono e sull’amore alla Chiesa, oggi arriviamo a un punto decisivo: chi entra nel Cuore di Gesù non vive più soltanto per sé.

San Paolo scrive ai Colossesi: “Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi”. È una parola forte, che va compresa bene. L’apostolo non cerca il dolore, non lo esalta come se avesse valore in se stesso. Lo vive unito a Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. La sua vita, le sue fatiche, le sue catene, le sue tribolazioni diventano partecipazione al mistero del Redentore. Nulla viene sprecato quando è unito al Cuore di Gesù.

Offrirsi per la salvezza delle anime non significa pensare di prendere il posto di Cristo. Lui solo è il Salvatore. Il suo sacrificio è perfetto, pieno, definitivo. Il discepolo non aggiunge qualcosa alla Redenzione come se mancasse l’opera del Signore. Entra, per grazia, nella sua fecondità. Lascia che il proprio amore, la propria preghiera, le proprie fatiche e le proprie sofferenze siano unite all’unica offerta di Cristo per il bene della Chiesa e del mondo.

Qui la devozione al Sacro Cuore diventa missionaria. Il Cuore di Gesù non forma anime ripiegate su una consolazione privata. Chi contempla quel Cuore impara a desiderare ciò che Lui desidera: la gloria del Padre e la salvezza degli uomini. Il peccatore lontano, il fratello smarrito, la persona ferita, il giovane senza direzione, il malato che soffre, chi vive senza speranza, chi non conosce più Dio: tutti entrano nella preghiera di chi ha imparato ad amare dal Cuore di Cristo.

Santa Teresa di Gesù Bambino ha espresso questa verità con una parola luminosa. Cercando il proprio posto nella Chiesa, comprese che la sua vocazione era l’amore e scrisse: “Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore”. Teresa non poteva attraversare il mondo predicando come un missionario, eppure il suo cuore divenne universale. Nel nascondimento del Carmelo, offrì preghiere, desideri, fatiche e sofferenze per i sacerdoti, per i missionari, per i peccatori, per la Chiesa intera.

Questo ci insegna che non esiste vita inutile quando è offerta. Una giornata pesante, una malattia, una contrarietà, una rinuncia, una fedeltà nascosta, un lavoro non riconosciuto, una preghiera arida, un gesto di carità compiuto senza essere visto: tutto può diventare intercessione. Il Cuore di Gesù raccoglie ciò che noi gli consegniamo e lo inserisce nel suo amore redentore.

Il mondo ci abitua a misurare il valore della vita con la visibilità, l’efficienza, il risultato immediato. Il Vangelo ci rivela una fecondità più profonda. Ci sono anime che sostengono la Chiesa nel silenzio, persone malate che diventano altari viventi, anziani che offrono la solitudine, madri e padri che portano fatiche nascoste, consacrati che intercedono nell’ombra, fedeli semplici che salvano la giornata di qualcuno con una preghiera offerta nel segreto.

Offrirsi non significa vivere schiacciati. Significa vivere uniti. La sofferenza isolata può diventare peso sterile. La sofferenza consegnata al Cuore di Cristo può diventare preghiera. La fatica vissuta con risentimento consuma. La fatica offerta con amore purifica. Il sacrificio cercato per orgoglio indurisce. Il sacrificio accolto nella carità dilata il cuore.

Oggi chiudiamo questa settimana chiedendo un cuore apostolico. Non basta essere devoti del Sacro Cuore. Occorre diventare partecipi dei suoi desideri. Gesù vuole salvare, guarire, richiamare, perdonare, condurre al Padre. Se il suo Cuore abita in noi, anche il nostro cuore deve diventare più largo, capace di portare altri nella preghiera, nell’offerta e nella carità concreta.

Consegna per la giornata: oggi scegli una persona per cui offrire la giornata. Può essere qualcuno che soffre, una persona lontana dalla fede, un sacerdote, un giovane in difficoltà, un malato, qualcuno che ti ha ferito. Offri per lei una preghiera, una fatica, una rinuncia o un gesto di carità, unendolo al Cuore di Gesù.

Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore apostolico di Gesù, rendi la mia vita offerta per la salvezza delle anime.

Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare su una parola di san Paolo e su una parola di santa Teresa di Gesù Bambino:

“Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa.” Col 1,24

“Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore.” Santa Teresa di Gesù Bambino, Manoscritto B, 3v.

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