Cari amici, buongiorno. Ieri abbiamo iniziato la quarta settimana chiedendo al Signore un cuore nuovo. Oggi contempliamo una delle prime forme di questo cuore rinnovato: la mitezza. Gesù non ci chiede semplicemente di essere più educati, più calmi, più gentili nei modi. Ci dice: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. La mitezza cristiana nasce alla scuola del suo Cuore.

La mitezza non è debolezza. Gesù è mite, e nessuno è più forte di Lui. È mite quando accoglie i peccatori, quando corregge i discepoli, quando tace davanti agli accusatori, quando perdona dalla Croce. La sua mitezza non nasce dall’incapacità di reagire. Nasce da un amore pienamente libero, tutto rivolto al Padre e alla salvezza degli uomini.

Un cuore mite non è un cuore spento. È un cuore ordinato dalla carità. Non cerca continuamente di imporsi, non ha bisogno di vincere ogni discussione, non trasforma ogni ferita in diritto alla durezza. Sa correggere senza umiliare, resistere al male senza assumere il linguaggio del male, difendere la verità senza usarla come strumento per ferire.

Noi, spesso, siamo miti finché nessuno ci contraddice. Appena veniamo dimenticati, non compresi, feriti o messi da parte, il cuore mostra ciò che custodisce davvero. Emergono parole taglienti, giudizi rapidi, risentimenti coltivati con precisione, piccoli tribunali interiori dove sappiamo assolvere noi stessi con grande competenza e condannare gli altri con ammirevole velocità. La mitezza ci evangelizza proprio lì, nel punto in cui il nostro io vorrebbe prendere il comando.

San Francesco di Sales, nella Filotea, parlando della dolcezza e dell’umiltà, usa un’immagine molto bella. Ricorda il crisma, composto di olio e balsamo, e vede in esso il segno delle virtù che devono profumare il cuore cristiano. Scrive: “Fa attenzione, Filotea: questo mistico crisma composto di dolcezza e di umiltà deve trovarsi dentro al tuo cuore”. Non basta avere modi garbati, parole misurate, atteggiamenti esteriormente pacifici. La dolcezza evangelica deve abitare dentro, là dove nascono i giudizi, le reazioni, le intenzioni e le parole.

Questa osservazione è preziosa. Esiste una mitezza esteriore che dura finché nessuno ci tocca. Esiste una cortesia religiosa che si spezza alla prima ingiuria. Esiste una bontà apparente che diventa dura appena non riceve riconoscimento. San Francesco di Sales ci richiama al centro: la mitezza deve scendere nel cuore. Deve convertire il modo in cui guardiamo l’altro, il modo in cui sopportiamo le contrarietà, il modo in cui rispondiamo quando siamo feriti.

La mitezza rende il cuore abitabile. Una persona mite non aggiunge peso al peso degli altri. Non costringe chi le sta accanto a camminare sempre sulle punte. Non usa il proprio nervosismo come misura del mondo. Porta una pace che nasce da una lotta interiore reale. Essere miti richiede dominio di sé, custodia della lingua, vigilanza sui pensieri, preghiera nelle ferite, pazienza davanti alle lentezze altrui.

Questa virtù è necessaria anche nella vita ecclesiale. Si può parlare della fede con un cuore non ancora evangelizzato. Si può difendere la verità con parole amare. Si può pretendere di servire Cristo e nello stesso tempo ferire il suo Corpo con giudizi sprezzanti, ironie pesanti, sospetti continui. Il Cuore di Gesù ci insegna un’altra via: chiarezza senza asprezza, fermezza senza durezza, verità custodita nella carità.

Oggi chiediamo al Signore di mostrarci dove manca la mitezza nel nostro cuore. Può essere nel tono con cui rispondiamo, nella fretta di giudicare, nella memoria di un’offesa, nel modo in cui trattiamo chi dipende da noi, nella difficoltà ad accettare un limite. Il Cuore mite di Gesù non ci umilia. Ci educa. Ci libera dalla schiavitù delle reazioni immediate e ci insegna la forza pacifica dell’amore.

Consegna per la giornata: oggi custodisci in modo particolare il tono della voce. Prima di rispondere a una persona che ti irrita, fermati un istante e chiedi al Cuore di Gesù di parlare attraverso di te. Una parola più mite può diventare un vero atto di conversione.

Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore mite di Gesù, metti dolcezza vera nel mio cuore.

Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sulle parole di Gesù nel Vangelo di Matteo e su una parola di san Francesco di Sales:

“Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.” Mt 11,29

“Fa attenzione, Filotea: questo mistico crisma composto di dolcezza e di umiltà deve trovarsi dentro al tuo cuore.” San Francesco di Sales, Filotea, Parte III, cap. 8.

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