«Entrate: prostrati, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti». (Sal 95,6)

Cari amici, buongiorno. La luce del Tabor ci ha insegnato che il corpo non è estraneo alla comunione con Dio. Oggi compiamo un passo molto concreto: scopriamo che anche la preghiera coinvolge il corpo. La fede prende forma nel modo in cui stiamo davanti al Signore e ascoltiamo la sua Parola. Anche l’adorazione passa attraverso il nostro atteggiamento.
La preghiera cristiana coinvolge il corpo. Ci alziamo per esprimere l’attesa e ci sediamo per ascoltare. Quando ci inginocchiamo, il corpo entra nell’adorazione. Anche il segno della croce e il capo chino educano tutta la persona a stare davanti a Dio.
Un corpo distratto rende spesso distratta anche la mente. La liturgia conosce questa unità e ci consegna posture comuni. In piedi attendiamo il Signore risorto. Seduti ascoltiamo. In ginocchio adoriamo e supplichiamo. La libertà interiore non cresce eliminando ogni forma. Cresce quando il gesto esprime con verità ciò che celebriamo.
Maria prega con il corpo. Si alza per andare da Elisabetta e rimane presso la croce. Nel cenacolo si raccoglie con i discepoli nell’attesa dello Spirito. Il suo silenzio è una presenza piena che sa ascoltare e custodire.
Possiamo verificare oggi come preghiamo. Forse recitiamo parole sante mentre il corpo comunica fretta, noia o trascuratezza. Un piccolo gesto compiuto bene può ricomporre l’attenzione: entrare in chiesa senza precipitazione, fare con calma il segno della croce, inginocchiarsi quando è possibile, sostare in silenzio. Il corpo destinato alla gloria impara già ora il linguaggio dell’adorazione.
La preghiera coinvolge il corpo perché l’uomo si rivolge a Dio con tutta la propria persona. La liturgia non considera indifferente il modo in cui si sta davanti al Signore. Il corpo riceve posture che esprimono ascolto e adorazione. Attraverso la ripetizione fedele, questi gesti educano anche quando l’interiorità è stanca.
Inginocchiarsi riconosce la signoria di Dio e ricorda la condizione della creatura. Stare in piedi esprime la dignità dei risorti e la disponibilità al servizio. Sedersi dispone all’ascolto. Ogni postura acquista il proprio significato dentro l’azione liturgica e nella comunione dell’assemblea.
Il segno della croce raccoglie in pochi movimenti il mistero battesimale. La mano tocca il corpo e lo pone sotto il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Compiuto con attenzione, questo gesto ricorda che la persona appartiene alla Trinità e che ogni giornata può essere vissuta dentro la Pasqua di Cristo.
La disciplina del corpo protegge la preghiera dalla dispersione. Il silenzio, un orario custodito e una posizione dignitosa creano uno spazio nel quale l’ascolto può maturare. Non sempre arriverà una consolazione sensibile. La fedeltà del corpo sostiene l’anima e le permette di rimanere davanti a Dio anche nella aridità.
Maria offre un modello di presenza raccolta. Il Vangelo la mostra in cammino verso Elisabetta e ferma presso la croce. Nel cenacolo la sua presenza sostiene l’attesa della Chiesa. Ogni gesto è abitato da una disponibilità interiore. La preghiera cristiana cerca questa unità, nella quale il corpo non distrae dal mistero e diventa parte dell’offerta.
Domani san Paolo ci ricorderà che il corpo con cui preghiamo è tempio dello Spirito e appartiene al Signore.
Un gesto per oggi
Durante la preghiera facciamo lentamente il segno della croce. Lasciamo che il corpo accompagni davvero le parole pronunciate.
Alla scuola di san Benedetto
San Benedetto chiede che nella salmodia la mente concordi con la voce. La preghiera diventa vera quando l’intera persona si dispone davanti a Dio. Il gesto non sostituisce il cuore; lo educa e lo sostiene, specialmente quando la stanchezza rende difficile il raccoglimento. (Regola, 19)
La Regola di san Benedetto unisce mente e voce. La preghiera non viene affidata alla spontaneità del momento. Riceve una disciplina che sostiene la libertà e permette alla persona di rimanere davanti a Dio con fedeltà.
Preghiera
Signore, accogli la preghiera che ti offro con la mente e con il corpo. Rendi veri i miei gesti e raccogli il mio silenzio. Fa’ che l’ascolto diventi docile. Maria, donna orante, insegnami a stare davanti a Dio con tutto ciò che sono.
Giaculatoria
Maria, donna orante, insegnami a pregare con tutto me stesso.
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