
Cari amici buongiorno e buon inizio di settimana. Questa settimana ci soffermeremo a riflettere sul Cuore eucaristico. La liturgia ci ha già condotti davanti al Corpo e al Sangue del Signore e poi davanti al suo Cuore trafitto; ora contempliamo il legame profondo tra questi misteri. Il Cuore aperto sulla Croce continua a donarsi alla Chiesa nell’Eucaristia. Il Sangue versato e l’acqua sgorgata dal costato diventano vita sacramentale, Messa, comunione, adorazione, presenza reale.
Pertanto, dopo aver contemplato il Cuore rivelato e il Cuore trafitto, ora sostiamo davanti al Cuore che resta. L’amore di Cristo non appartiene soltanto al passato. Gesù dice: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo”. Non parla di un semplice ricordo, di un simbolo consolante, di una presenza affidata soltanto al sentimento dei credenti. Si presenta come Pane vivo, come nutrimento reale, come dono che comunica vita eterna. Nell’Eucaristia, il Figlio continua a consegnarsi. Il Cuore che ha amato nel Vangelo, che ha sofferto nel Getsemani, che è stato trafitto sulla Croce, è il Cuore del Cristo risorto che rimane con noi sotto le specie del pane e del vino.
Questa è una delle verità più grandi della fede cattolica. Il Signore non ci ha lasciato soltanto parole da meditare o esempi da imitare. Ci ha lasciato se stesso. L’Eucaristia è il sacramento della presenza reale di Cristo, il dono del suo Corpo e del suo Sangue, la forma più umile e più alta della sua vicinanza. Il Cuore di Gesù continua a battere per la Chiesa nel mistero eucaristico, perché l’amore che si è offerto sulla Croce viene reso presente sull’altare e consegnato ai fedeli come cibo di vita.
Nel Sacro Cuore e nell’Eucaristia contempliamo lo stesso amore. Il Cuore ci rivela chi è Cristo: il Figlio che ama fino alla fine. L’Eucaristia ci dona Cristo stesso: il Figlio che continua a offrirsi e a nutrire il suo popolo. Per questo una devozione al Sacro Cuore che non conduca alla Messa, all’adorazione e alla comunione rischia di restare incompleta. Il Cuore di Gesù non vuole essere soltanto guardato. Vuole essere ricevuto, adorato, amato, custodito.
Benedetto XVI, ricordando il cinquantesimo anniversario della Haurietis aquas, scrisse che il culto al Cuore di Gesù esorta i credenti ad aprirsi al mistero di Dio e del suo amore, lasciandosi trasformare da esso. Questa trasformazione passa in modo eminente attraverso l’Eucaristia, perché lì non siamo davanti a un’idea religiosa, siamo davanti al Signore vivo che ci assimila a sé.
L’Eucaristia educa il nostro cuore. Ci insegna il silenzio, perché Cristo si dona senza rumore. Ci insegna l’umiltà, perché il Signore della gloria si nasconde sotto le apparenze del pane. Ci insegna la fedeltà, perché resta nei tabernacoli anche quando è dimenticato. Ci insegna la carità, perché chi riceve il Corpo di Cristo è chiamato a diventare presenza di Cristo per gli altri.
Oggi possiamo chiederci con sincerità quale posto occupi l’Eucaristia nella nostra vita. È il centro da cui ripartiamo o un gesto abituale che attraversiamo in fretta? È la sorgente della nostra carità o una pratica religiosa accanto ad altre? Il Cuore eucaristico di Gesù ci attende nella povertà dei segni sacramentali e ci invita a una fede più adorante, più grata, più reale.
Iniziamo questa settimana con un atto semplice: tornare davanti all’Eucaristia con stupore. Il Cuore di Cristo è vivo. È vicino. È presente. Non ha smesso di donarsi. Ogni Messa, ogni tabernacolo, ogni comunione ricevuta con fede ci riporta al centro: il Signore ci ama fino a farsi nostro cibo, perché la sua vita diventi la nostra.
Consegna per la giornata: oggi, se puoi, fermati qualche minuto davanti al tabernacolo. Non dire molte parole. Guarda, adora, ringrazia. Se non puoi entrare in chiesa, fai una comunione spirituale e ripeti interiormente: “Gesù, Pane vivo, resta con me”.
Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore eucaristico di Gesù, rendimi affamato della tua presenza.
Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sul discorso del Pane di vita nel Vangelo di Giovanni e sulla lettera di Benedetto XVI per il cinquantesimo anniversario della Haurietis aquas:
“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.” Gv 6,51
“Nel promuovere il culto al Cuore di Gesù, l’Enciclica Haurietis aquas esortava i credenti ad aprirsi al mistero di Dio e del suo amore, lasciandosi da esso trasformare.” Benedetto XVI, Lettera al Preposito Generale della Compagnia di Gesù, 15 maggio 2006.
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