Cari amici, buongiorno. Oggi la Chiesa celebra la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Il nostro cammino giunge così al centro del mese e al centro del mistero. Dopo aver seguito il Signore nel Getsemani, nella consegna, nella coronazione di spine e nell’innalzamento sulla Croce, sostiamo davanti al suo Cuore trafitto.

Il Vangelo di Giovanni racconta con sobrietà ciò che accade dopo la morte di Gesù: uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia, e subito ne uscì sangue e acqua. L’evangelista non registra un dettaglio marginale. Sta indicando una sorgente. Dal Corpo morto del Signore scaturisce la vita. Dal fianco aperto del nuovo Adamo nasce la Chiesa. Dal Cuore trafitto del Redentore vengono a noi il Sangue della redenzione e l’acqua dello Spirito, segni della vita sacramentale che rigenera e nutre il popolo di Dio.

Il Cuore di Gesù viene aperto quando tutto sembra finito. La sua voce tace, il suo corpo è immobile, la sua agonia è compiuta. Eppure proprio allora si manifesta una fecondità nascosta. L’amore del Figlio non si chiude con la morte. Il colpo della lancia non distrugge il dono, lo rivela. Il Cuore trafitto resta aperto perché l’uomo possa entrare nella misericordia di Dio.

Qui la devozione al Sacro Cuore trova il suo fondamento più profondo. Non contempliamo un cuore idealizzato, separato dalla Croce. Contempliamo il Cuore reale del Verbo incarnato, ferito per amore, aperto dalla violenza degli uomini e trasformato in sorgente di grazia. Il peccato colpisce, Cristo dona. L’uomo apre una ferita, Dio apre una fonte. La lancia rivela ciò che il Cuore custodiva: un amore pronto a versarsi fino all’ultima goccia.

Pio XII, nella Haurietis aquas, afferma che la Chiesa è nata dal Cuore trafitto del Redentore e che da esso è sgorgata in sovrabbondanza la grazia dei Sacramenti. È una frase che illumina tutta la festa di oggi. Il Sacro Cuore non è una devozione laterale nella vita cristiana. Ci conduce alla sorgente stessa della Chiesa, alla Croce, ai sacramenti, alla carità di Cristo che continua a raggiungere gli uomini.

Oggi, festa del Sacro Cuore, possiamo guardare anche le nostre ferite in modo nuovo. Le ferite chiuse nell’orgoglio diventano spesso rancore, paura, durezza. Le ferite consegnate a Cristo possono diventare luoghi visitati dalla grazia. Il Signore non ci chiede di fingere che non facciano male. Ci invita a portarle nel suo Cuore aperto, dove il dolore non viene negato e la misericordia comincia a trasformarlo.

Il Cuore trafitto ci insegna che l’amore cristiano non vive di superficie. Ama fino ad aprirsi. Sa perdere, sa offrire, sa perdonare, sa lasciarsi attraversare dalla sofferenza senza smettere di benedire. Questo non significa cercare il dolore o subire passivamente il male. Significa rimanere uniti a Cristo quando la vita ci ferisce e chiedere che anche lì, nel punto più fragile, possa scaturire qualcosa di buono, di santo, di redento.

La solennità di oggi ci consegna una certezza: il Cuore di Gesù resta aperto. Non è chiuso dalla nostra ingratitudine, non è esaurito dalle nostre miserie, non è stanco delle nostre ricadute. Da quel Cuore scaturiscono ancora perdono, vita, Spirito, Eucaristia, Chiesa, speranza. Ogni volta che torniamo a Lui, non troviamo una porta sbarrata. Troviamo una ferita aperta dall’amore.

Consegna per la giornata: oggi, se puoi, partecipa alla Messa del Sacro Cuore oppure fermati davanti al tabernacolo. Presenta al Cuore trafitto di Gesù una ferita concreta della tua vita. Non trasformarla subito in discorso, giustificazione o lamento. Consegnala e chiedi che diventi luogo di grazia.

Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore trafitto di Gesù, aprimi alla grazia che sgorga da Te.

Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sul racconto del costato aperto nel Vangelo di Giovanni e su una pagina dell’enciclica Haurietis aquas di Pio XII:

“Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.” Gv 19,34

“La Chiesa, quindi, vera ministra del Sangue della Redenzione, è nata dal Cuore trafitto del Redentore; e dal medesimo è parimente sgorgata in sovrabbondante copia la grazia dei Sacramenti, che trasfonde nei figli della Chiesa la vita eterna.” Pio XII, Haurietis aquas, 15 maggio 1956.

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