«Il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo». (1Cor 6,19-20)

Cari amici buongiorno e buon fine settimana. Ieri i gesti della preghiera ci hanno ricordato che il corpo partecipa alla vita dello spirito. Oggi san Paolo ci conduce a una conseguenza esigente: il corpo appartiene al Signore ed è tempio dello Spirito Santo. Custodirlo significa rispettare una presenza ricevuta.
San Paolo non invita i cristiani a disprezzare il corpo. Ricorda che appartiene al Signore ed è abitato dallo Spirito. Proprio per questo non può essere trattato come un oggetto da usare, esibire o consegnare a ogni desiderio.
La custodia del corpo prende il nome di castità. Questa parola viene spesso ridotta a una serie di proibizioni. Nella tradizione cristiana indica l’integrazione della sessualità nella persona e la capacità di amare senza possedere. Chiede uno sguardo disciplinato e gesti rispettosi, perché la verità abiti le relazioni. La dignità dell’altro viene prima della nostra curiosità e del nostro bisogno di conferme.
Maria è la Vergine, la tota pulcra, perché appartiene interamente a Dio. La sua purezza non è freddezza e non la allontana dall’amore umano. La rende capace di una maternità libera e feconda, vissuta con attenzione. Nel suo corpo nulla viene sottratto al dono.
San Domenico, ricordato oggi, ha servito la verità con una vita unificata dalla preghiera. Anche noi abbiamo bisogno di ritrovare unità. Il corpo non è un territorio separato dalla fede. Quello che scegliamo di guardare plasma il cuore; lo stesso accade con ciò che cerchiamo e permettiamo. Custodire significa, allora, riconoscere che una realtà preziosa ha bisogno di una soglia.
Chiamare il corpo tempio dello Spirito è riconoscere una appartenenza. Il cristiano non dispone di sé come di una proprietà senza relazione. È stato acquistato a caro prezzo, il Sangue preziosissimo di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, e vive dentro l’alleanza con Lui. Questa verità fonda una custodia che nasce dalla gratitudine.
La castità, dunque, ordina il desiderio affinché la persona possa amare nella verità. Essa riguarda ogni stato di vita e non coincide con una semplice astensione. Chiede di integrare la sessualità dentro la vocazione ricevuta. Lo sguardo, l’immaginazione e i gesti vengono educati a riconoscere nell’altro una persona che appartiene a Dio.
Oggi viviamo in una cultura dell’immagine che espone il corpo a una continua frammentazione. Parti della persona vengono isolate e offerte al consumo e questa abitudine impoverisce anche chi guarda, perché rende difficile percepire il volto e la storia. Custodire lo sguardo significa, dunque, restituire unità all’altro e proteggere la propria capacità di comunione.
Maria custodisce una purezza radiosa, vitale, in cui la verginità non si definisce per ciò che esclude, ma per l’appartenenza totale che consacra: un’adesione piena che si trasforma nell’accoglienza di una maternità vissuta come vocazione originaria. La purezza cristiana non traccia un solco di separazione dal mondo; spoglia il cuore dalla pretesa del possesso, dischiudendolo a una presenza limpida, salda e profonda.
Per questo la protezione del bene esige il coraggio di determinazioni radicali. Chiede di prendere le distanze da ciò che degrada e di tracciare confini espliciti nelle relazioni, senza che questo risponda a un’ipoteca di sospetto nei confronti della corporeità. È piuttosto l’atto di riverenza dovuto alla sua profonda dignità, unito alla certezza che l’iterazione dei gesti plasma la direzione profonda della nostra sete. Dentro questa fatica quotidiana la grazia agisce con forza, rialzando chi cade e restituendo ogni volta la libertà perduta.
Domani la pagina evangelica mostrerà quanto questo tempio rimanga fragile e quanto abbia bisogno della mano di Cristo.
Un gesto per oggi
Custodiamo lo sguardo rinunciando a un contenuto che riduce il corpo a oggetto. Dedichiamo quel tempo a una lettura capace di elevare il pensiero.
Alla scuola del Catechismo
Il Catechismo insegna che il corpo partecipa alla dignità dell’immagine di Dio e che la persona umana è voluta nella sua unità. Per questo non possiamo disprezzare la vita corporea. Siamo chiamati a considerare il corpo buono e degno di rispetto, poiché Dio lo ha creato e lo risusciterà nell’ultimo giorno. (Catechismo della Chiesa Cattolica, 364)
Il Catechismo ricorda che l’uomo è voluto nell’unità della sua natura. La custodia del corpo nasce da questa dignità e dalla promessa della risurrezione. Ogni scelta corporea possiede quindi un significato spirituale.
Preghiera
Spirito Santo, abiti in me come in un tempio. Purifica il mio sguardo e orienta le mie scelte. Donami rispetto per il mio corpo e per quello degli altri. Maria, dimora santa del Verbo, custodiscimi nella purezza del cuore.
Giaculatoria
Spirito Santo, custodisci il tuo tempio in me.
Lascia un commento