Cari amici, buongiorno. Dopo aver contemplato il Cuore vivo nell’Eucaristia, offerto nella Messa e adorato nel tabernacolo, oggi sostiamo davanti al mistero della comunione. L’Eucaristia non è soltanto presenza da adorare. È anche cibo da ricevere. Il Signore resta con noi e desidera entrare in noi, perché la sua vita diventi principio della nostra vita.

Gesù dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”. È una parola immensa. La comunione non è un gesto esteriore, non è un’abitudine devota, non è il semplice momento conclusivo della Messa. È incontro reale con Cristo vivo. Ricevere l’Eucaristia significa accogliere il Corpo dato e il Sangue versato del Signore, lasciando che il suo Cuore tocchi il nostro cuore e lo trasformi dall’interno.

Nella comunione, Gesù non ci dona qualcosa. Dona se stesso. Il Cuore che si è aperto sulla Croce entra nella povertà della nostra vita. Viene nelle nostre stanchezze, nelle nostre ferite, nelle nostre aridità, nelle nostre lotte nascoste. Non entra come ospite distratto. Entra come medico, come sposo, come redentore, come pane vivo. Per questo la comunione richiede fede, raccoglimento, desiderio, gratitudine e, quando necessario, conversione sacramentale.

La Chiesa ci insegna che chi vuole ricevere Cristo deve accostarsi con cuore preparato. Non per paura servile, non per scrupolo, non per pensare di meritare da sé il dono. Nessuno merita l’Eucaristia come premio dovuto. La riceviamo come grazia, con umiltà e con verità. Se il peccato grave ha ferito la comunione con Dio, occorre passare attraverso la Confessione sacramentale prima di accostarsi alla mensa del Signore. Il Cuore eucaristico di Gesù non chiede perfezione apparente. Chiede un cuore sincero.

Questa verità ci protegge da due errori opposti. Da una parte, ricevere la comunione con leggerezza, come gesto automatico, senza esame, senza adorazione, senza gratitudine. Dall’altra, restare lontani per paura, come se Gesù aspettasse soltanto anime già guarite. L’Eucaristia è cibo dei pellegrini, medicina dei deboli, forza dei peccatori convertiti, pane dei figli che desiderano camminare con il Signore.

Ricevere il Cuore di Gesù nella comunione significa permettere a Cristo di amare in noi. Dopo la comunione non siamo semplicemente più consolati. Siamo più responsabili. Chi riceve il Corpo di Cristo è chiamato a diventare corpo donato. Chi beve il Sangue del Signore è chiamato a vivere una carità più concreta. L’Eucaristia non termina quando torniamo al banco o usciamo dalla chiesa. Comincia a portare frutto nella pazienza, nel perdono, nella purezza dello sguardo, nella cura dei poveri, nella fedeltà quotidiana.

Per questo il ringraziamento dopo la comunione è così importante. Sono minuti preziosi, spesso sciupati dalla fretta. Cristo è in noi. Il suo Cuore è vicino al nostro in modo unico. Non serve moltiplicare parole. Occorre restare, adorare, ringraziare, offrire la propria vita. In quel silenzio, il Signore lavora più profondamente di quanto noi possiamo percepire.

Oggi chiediamo la grazia di ricevere l’Eucaristia con cuore più vivo. Non per abitudine, non per consuetudine sociale, non perché tutti si alzano e anche noi ci muoviamo. Andiamo alla comunione come mendicanti che ricevono il Pane della vita. Andiamo con il desiderio di essere trasformati. Andiamo sapendo che il Cuore di Gesù viene a dimorare in noi perché noi impariamo a dimorare in Lui.

Consegna per la giornata: oggi, se partecipi alla Messa e ti accosti alla comunione, prepara quel momento con un atto di fede e vivi qualche minuto di ringraziamento senza fretta. Se non puoi comunicarti sacramentalmente, fai una comunione spirituale e chiedi al Signore di accrescere in te il desiderio della sua presenza.

Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore di Gesù, ricevuto nell’Eucaristia, trasforma il mio cuore nel tuo.

Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sul discorso del Pane di vita nel Vangelo di Giovanni e su un passo del Catechismo della Chiesa Cattolica:

“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.” Gv 6,56

“La comunione accresce la nostra unione a Cristo. Ricevere l’Eucaristia nella comunione reca come frutto principale l’unione intima con Cristo Gesù.” Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1391.

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