
Cari amici, buongiorno e buona domenica. Chiudiamo la seconda settimana del nostro cammino davanti al Cuore di Gesù che ripara il peccato del mondo. Abbiamo seguito Cristo nel Getsemani, nella consegna, nella coronazione di spine, sulla Croce, nel costato trafitto e nella sorgente di sangue e acqua. Ora raccogliamo tutto in una parola delicata e seria: riparazione.
Riparare non significa pensare che alla Redenzione di Cristo manchi qualcosa. Il sacrificio del Signore è pieno, perfetto, sovrabbondante. Nessuno di noi aggiunge efficacia salvifica alla Croce, quasi che il Redentore avesse lasciato l’opera incompiuta e noi dovessimo intervenire con qualche devota manutenzione dell’universo. La riparazione cristiana nasce da un’altra sorgente: dall’amore che vuole unirsi all’Amore ferito.
Giovanni Battista indica Gesù e dice: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”. Questa parola ci conduce al centro. Il peccato del mondo non è soltanto una somma di errori, fragilità e disordini. È il rifiuto dell’amore di Dio, la chiusura della creatura davanti al Creatore, la ferita che attraversa la storia e passa anche dentro il nostro cuore. Cristo prende su di sé questo peso, lo porta nella sua carne, lo offre al Padre e lo vince con il suo Sangue.
Il Cuore di Gesù ripara perché ama in modo perfetto là dove l’uomo ha amato male. Obbedisce là dove noi ci siamo ribellati. Benedice là dove noi abbiamo maledetto. Perdona là dove noi abbiamo trattenuto rancore. Si offre là dove noi abbiamo cercato noi stessi. La riparazione di Cristo è l’amore filiale che ricompone ciò che il peccato ha spezzato. È il Cuore del Figlio che restituisce al Padre, in nome dell’umanità, l’adorazione, la fiducia e l’amore che l’uomo ferito non sapeva più offrire.
Entrare in questa riparazione significa lasciarsi unire al Cuore di Gesù. Non si tratta di coltivare tristezze religiose o sensi di colpa senza sbocco. Si tratta di rispondere con amore all’amore che è stato rifiutato. Ogni atto di fede, ogni comunione vissuta con raccoglimento, ogni confessione sincera, ogni perdono donato, ogni sacrificio nascosto, ogni fedeltà quotidiana offerta a Cristo può diventare riparazione. Piccola, povera, umile, e proprio per questo preziosa quando è unita al suo Cuore.
Pio XI, nella Miserentissimus Redemptor, ha legato in modo particolare il culto al Sacro Cuore allo spirito di riparazione. Nell’atto posto in calce all’enciclica, la Chiesa si rivolge a Gesù dolcissimo riconoscendo che il suo amore viene ripagato dagli uomini con oblio, trascuratezza e disprezzo, e desidera riparare quella freddezza e quelle ingiurie con attestazioni di onore. Questa preghiera ci educa a non restare indifferenti davanti all’Amore ferito.
Oggi questa parola è particolarmente necessaria. Viviamo spesso come se il peccato fosse soltanto fragilità da comprendere, disagio da spiegare, limite da accogliere. Certo, l’uomo ferito va accolto con misericordia, e nessuno conosce fino in fondo il peso che l’altro porta nel cuore. La fede, però, non può smarrire la serietà del peccato. Dove il peccato viene banalizzato, anche la misericordia diventa pallida. Il Cuore trafitto di Gesù ci ricorda che il male non è stato ignorato da Dio. È stato assunto e vinto a prezzo del Sangue.
Chi ripara non si mette al di sopra degli altri. Al contrario, comincia da sé. Riconosce le proprie freddezze, le proprie omissioni, le proprie comunioni distratte, le proprie parole dure, le proprie resistenze alla grazia. Poi offre al Signore un cuore più attento, più grato, più disponibile. La riparazione autentica non produce anime amare. Produce anime vigilanti, adoranti, capaci di amare di più.
Con questa meditazione si chiude la seconda settimana. Abbiamo contemplato il Cuore trafitto non per restare fermi davanti al dolore, bensì per comprendere fino a che punto siamo stati amati. Dal Getsemani al costato aperto, tutto ci ha parlato di un amore che prende su di sé il peccato del mondo e lo trasforma in sorgente di salvezza. Ora possiamo chiedere al Signore di non lasciarci spettatori della sua Passione. Il suo Cuore ci attira dentro una risposta.
Consegna per la giornata: oggi compi un piccolo atto di riparazione. Può essere una visita al Santissimo Sacramento, una comunione vissuta con maggiore raccoglimento, una rinuncia nascosta, una preghiera per chi offende il Signore, un perdono dato, una parola buona al posto di una parola aspra. Offrilo al Cuore di Gesù per amore, senza rumore.
Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore di Gesù, ripara in me ciò che il peccato ha ferito.
Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sulla parola di Giovanni Battista e sull’atto di riparazione riportato da Pio XI nella Miserentissimus Redemptor:
“Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!” Gv 1,29
“Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblìo, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi prostrati dinanzi ai tuoi altari intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore.” Pio XI, Miserentissimus Redemptor, 8 maggio 1928.
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