Cari amici, dopo aver contemplato il Sacro Cuore di Gesù, in questo sabato la Chiesa ci conduce al Cuore Immacolato di Maria. Non è un passaggio sentimentale, né una devozione aggiunta per addolcire il mistero cristiano, come se dopo la serietà del Cuore trafitto di Cristo avessimo bisogno di un’immagine più tenera e meno esigente. Sarebbe una lettura povera, da cristianesimo ridotto a cartolina, e di cartoline spirituali ne abbiamo già troppe in circolazione.

Il Cuore Immacolato di Maria è il luogo in cui l’amore di Dio trova una creatura totalmente disponibile. In Maria non c’è resistenza alla grazia, non c’è doppiezza, non c’è quel continuo trattare con Dio come se fosse un fornitore di servizi religiosi. Il suo cuore è immacolato perché appartiene interamente al Signore. È libero perché non trattiene nulla per sé. È puro perché non divide la propria vita tra Dio e il proprio progetto.

Il Vangelo ci mostra Maria che custodisce gli eventi nel suo cuore. Non comprende tutto immediatamente, eppure non si allontana. Non pretende di spiegare Dio prima di obbedirgli. Non trasforma il mistero in protesta. Rimane davanti al Signore con la fede di chi sa che la Parola di Dio è più grande della propria capacità di capire.

Qui si apre una via preziosa anche per noi sacerdoti, soprattutto alla luce del messaggio che Papa Leone XIV ha rivolto ieri ai presbiteri per la Giornata della Santificazione Sacerdotale. Il Papa ha richiamato il sacerdote a lasciarsi plasmare da Cristo, a non fuggire la propria solitudine, a non cercare compensazioni, a non ridurre il ministero a funzione, organizzazione, presenza pubblica. La santificazione sacerdotale non nasce dall’efficienza, dalle strategie pastorali, dalla smania di essere sempre necessari. Nasce dal lasciarsi fare da Cristo.

Maria ci insegna proprio questo. Il suo Cuore Immacolato non è un cuore agitato dal bisogno di dimostrare qualcosa. È un cuore disponibile. Accoglie, custodisce, soffre, offre. Non occupa il centro, e proprio per questo diventa il luogo più vicino al Centro, che è Cristo. La sua grandezza sta nella piena trasparenza al Figlio.

Forse anche molte solitudini sacerdotali nascono da qui: dal volerci costruire da soli, dal voler reggere tutto, dal misurare la vita sui risultati, dal pensare che la fedeltà coincida con l’assenza di fatica. Maria ci dice un’altra cosa. La fedeltà passa per la custodia silenziosa, per l’offerta quotidiana, per quella povertà interiore nella quale smettiamo di difenderci da Dio.

Il Cuore Immacolato di Maria è la scuola del sacerdote che non vuole appartenere a se stesso. È la casa interiore dove il ministero ritrova purezza, dove la solitudine diventa spazio abitato da Cristo, dove il dolore non si trasforma in amarezza, dove la stanchezza viene deposta senza vergogna davanti al Signore.

Dopo il Cuore trafitto del Figlio, contempliamo il Cuore della Madre. Dal primo sgorga la redenzione. Nel secondo impariamo ad accoglierla senza riserve. E se la Chiesa, i sacerdoti, le comunità cristiane tornassero un poco a questa scuola, forse avremmo meno parole inutili, meno protagonismi ecclesiastici, meno cantieri pastorali costruiti sulla sabbia, e più santità semplice, concreta, fedele.

Cuore Immacolato di Maria, custodisci il cuore dei sacerdoti. Rendilo povero davanti a Dio, libero da ogni possesso, puro nell’intenzione, fedele nella prova. Insegna a ogni sacerdote a lasciarsi fare da Cristo, perché il suo ministero non sia ricerca di sé, ma offerta silenziosa per la salvezza del mondo. Amen.

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