
Cari amici, buongiorno. Il Cuore di Gesù si rivela nella compassione. Il Vangelo non ci mostra un Cristo distante, chiuso nella sua perfezione, estraneo alla fatica degli uomini. Gesù vede, si ferma, comprende, si lascia raggiungere dalla miseria concreta delle persone che ha davanti.
Matteo racconta che Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Non guarda la folla come una massa indistinta e non vede soltanto problemi da risolvere, peccati da correggere, bisogni da ordinare. Vede persone ferite, confuse, disperse, appesantite dalla vita e prive di una guida capace di condurle alla verità.
La compassione di Gesù non è un sentimento vago. Nel Vangelo diventa parola, cura, insegnamento, guarigione, missione. Il suo Cuore non si commuove per restare chiuso in un’emozione. Dalla compassione nasce l’annuncio del Regno, la guarigione degli infermi, la chiamata dei discepoli, l’invio degli operai nella messe. Il Cuore di Cristo sente il dolore dell’uomo e lo trasforma in opera di salvezza.
Qui comprendiamo una verità decisiva: Gesù non ama l’umanità in astratto. Ama volti concreti, storie concrete, stanchezze concrete. La sua compassione non cancella la verità, non benedice la confusione e non lascia l’uomo disperso. Lo raccoglie per ricondurlo al Padre. Il buon Pastore non accarezza le pecore per lasciarle nel deserto; le cerca, le prende sulle spalle, le riporta all’ovile.
Pio XII, parlando del culto al Cuore di Gesù, ricorda che esso nasce dalla carità stessa di Cristo. Il Cuore del Redentore è segno dell’amore con cui Egli ha amato il Padre e gli uomini. Per questo la devozione al Sacro Cuore non può ridursi a una tenerezza senza forma. È contemplazione dell’amore vero di Cristo, un amore che vede la miseria, la prende sul serio e la conduce verso la redenzione.
Anche oggi Gesù guarda le folle stanche e sfinite. Le vede nelle famiglie ferite, nei giovani senza orientamento, negli anziani dimenticati, nei malati, nei poveri, nei peccatori che hanno smesso di sperare, nei credenti che si sono stancati di credere. Vede anche noi, quando ci muoviamo senza centro, quando confondiamo libertà e smarrimento, quando chiediamo consolazione e abbiamo bisogno di conversione.
Entrare nel Cuore di Gesù significa lasciarsi raggiungere da questa compassione. Non siamo davanti a un giudice freddo, né davanti a un complice delle nostre illusioni. Siamo davanti al Pastore che conosce la nostra dispersione e vuole ricondurci alla vita. Il suo sguardo non umilia, illumina. La sua misericordia non indebolisce, rialza. La sua compassione non ci lascia dove siamo, ci prende per mano e ci rimette in cammino.
Consegna per la giornata: oggi prova a guardare una persona difficile con lo sguardo di Cristo. Non partire dal fastidio che ti provoca, né dal giudizio già pronto. Chiediti quale stanchezza può portare dentro, quale ferita la rende dura, quale bisogno di salvezza si nasconde dietro il suo comportamento. Poi affidala al Cuore di Gesù.
Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore compassionevole di Gesù, guarda la mia miseria e guariscimi.
Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sul passo evangelico di Matteo e su una pagina dell’enciclica Haurietis aquas di Pio XII:
“Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.” Mt 9,36
“Questo strettissimo nesso, che secondo le parole della S. Scrittura intercorre tra la carità che deve ardere nei cuori dei cristiani e lo Spirito Santo, ch’è Amore per essenza, ci manifesta in modo mirabile, Venerabili Fratelli, l’intima natura stessa di quel culto che è da tributarsi al Cuore Sacratissimo di Gesù.” Pio XII, Haurietis aquas, 15 maggio 1956.
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