Cari amici, al termine della Santa Messa del Corpus Domini in Plaza de Cibeles, Madrid ha vissuto uno di quei momenti nei quali la fede non ha bisogno di spiegarsi troppo, perché diventa visibile. Dopo i riti di comunione la celebrazione è entrata nel suo compimento naturale: Cristo, adorato sull’altare, stava per uscire incontro alla città.

Il coro ha intonato il Pange lingua e, mentre l’assemblea rimaneva raccolta, il Santissimo Sacramento è stato preparato nell’ostensorio. Il Papa si è inginocchiato. Ha incensato Gesù Eucaristia. La piazza, pur gremita da una folla immensa, è entrata in un silenzio impressionante. Non era il silenzio vuoto di chi non sa cosa dire. Era il silenzio pieno dell’adorazione, quello in cui il popolo cristiano riconosce che davanti al Signore non si assiste, si adora.

Intanto la processione ha cominciato a disporsi. I bambini, le associazioni, i vescovi, gli arcivescovi e i cardinali avanzavano con la candela in mano. La luce delle candele, dentro una piazza già segnata dal sole e dalla solennità della celebrazione, ricordava che la fede si trasmette così: una fiamma ricevuta e custodita, mai posseduta come trofeo personale. La schola cantorum ha iniziato a cantare il Nada te turbe di santa Teresa d’Avila, e l’emozione dell’assemblea è diventata quasi palpabile.

Poi il Santo Padre, rivestito del velo omerale, ha ricevuto il Santissimo Sacramento ai piedi dell’altare. Sotto un baldacchino prezioso, portato da otto giovani, ha iniziato a camminare con Gesù Eucaristia tra il popolo. È stata un’immagine potentissima: Pietro non camminava da solo, né portava se stesso. Portava Cristo. E i giovani che reggevano il baldacchino sembravano quasi dire che la nuova generazione non è chiamata a reggere il peso di un apparato religioso, bensì a custodire e accompagnare la Presenza del Signore nella storia.

Davanti al baldacchino camminavano i bambini, gettando petali di fiori al passaggio di Gesù. Anche le persone raccolte ai lati del percorso facevano lo stesso. Il tragitto, pur breve, era segnato da infiorate, piante, fiori e segni di devozione popolare. Tutto era semplice e solenne insieme. La fede cattolica ha questa strana meraviglia, riesce a mettere insieme la profondità del Mistero e il gesto piccolo di un bambino che lascia cadere un petalo. Cose che mandano in crisi l’efficientismo moderno, poveretto, abituato a misurare tutto e a capire poco.

Lungo il percorso si alternavano preghiere, letture bibliche e canti tradizionali. Ogni tanto si levava il grido “Viva il Papa”, e insieme anche “Viva Cristo”. Questo dettaglio è molto importante. L’affetto per il Successore di Pietro era reale, caldo, evidente. Eppure il cuore della processione non era il Papa. Era Cristo. Il Papa camminava come servo della Presenza, come colui che indica il Signore e lo porta davanti al popolo. In tempi nei quali si rischia facilmente di trasformare ogni gesto pontificio in spettacolo mediatico, la processione del Corpus Domini ha rimesso ogni cosa al suo posto: Pietro serve, Cristo regna.

Quando è risuonato l’Anima Christi, la commozione è cresciuta. Quelle parole antiche, con la loro invocazione al Corpo, al Sangue e all’acqua del costato di Cristo, hanno unito la fede eucaristica alla ferita salvifica del Signore. Non era un canto tra gli altri. Era una preghiera che riportava tutto al Crocifisso, al suo Corpo donato, al suo Sangue versato, alla fonte aperta del suo costato. Per un Missionario del Preziosissimo Sangue, diciamolo senza falsa modestia, quel momento aveva una densità particolare. Il Corpus Domini non si capisce senza il Sangue. L’Eucaristia è il Corpo dato e il Sangue versato, il sacrificio reso presente, l’amore che non resta idea e diventa offerta.

La folla seguiva in un sacro silenzio. Le campane accompagnavano la processione, quasi prestando alla città una voce più antica dei rumori abituali. Madrid, per qualche tempo, non è sembrata soltanto una capitale europea, con le sue istituzioni, il traffico, i palazzi, il passo veloce della vita urbana. È apparsa come una grande navata aperta, attraversata dal Signore. Il Papa lo aveva detto nell’omelia: Cristo non resta chiuso nel tempio. La processione lo ha mostrato con una forza che nessuna spiegazione avrebbe potuto sostituire.

Terminato il percorso, il Papa e il Santissimo Sacramento sono risaliti all’altare. È seguito un nuovo momento di adorazione, accompagnato dal Tantum ergo. Poi Leone XIV ha impartito la solenne benedizione eucaristica. Anche qui la scena aveva una grande intensità: non una benedizione generica, non un saluto conclusivo, non un gesto cerimoniale. Era Cristo che benediceva il suo popolo attraverso le mani del Successore di Pietro.

Quando Gesù Eucaristia è stato riportato in chiesa, l’assemblea ha intonato il canto Maestà. E qui il momento ha assunto un significato particolarmente toccante. Alla presenza del Re di Spagna e della famiglia reale, il popolo cantava la regalità di Cristo. Non una contrapposizione, non una mancanza di rispetto verso la corona terrena. Al contrario, proprio lì tutto appariva ordinato: ogni autorità umana trova il suo limite e la sua nobiltà davanti al Re dei re. Il vero Re è Gesù. Il potere passa, la gloria umana si consuma, le istituzioni cambiano volto nella storia; Cristo resta il Signore davanti al quale ogni ginocchio si piega e ogni autorità riceve misura.

Il canto finale della Salve Regina ha sciolto l’assemblea in un clima di gratitudine e di fede. Mentre il Santo Padre rientrava in sacrestia, la piazza ha gridato ancora “Viva il Papa”. Era l’acclamazione affettuosa del popolo a Pietro, dopo aver seguito Cristo per le strade della città. E questo è l’ordine cattolico più bello: Maria accompagna, Pietro conferma, il popolo canta, Cristo passa.

La processione del Corpus Domini a Madrid è stata davvero memorabile. Non soltanto per la folla imponente, né per la solennità dei segni, né per la presenza dei reali, del clero e dei fedeli accorsi in numero straordinario. È stata memorabile perché ha mostrato una Chiesa che non si vergogna di adorare pubblicamente il suo Signore. Una Chiesa capace di portare nelle strade non un’idea religiosa, non una memoria culturale, non un simbolo identitario, bensì Gesù realmente presente nell’Eucaristia.

In una Europa che spesso discute delle proprie radici cristiane come se fossero un reperto da convegno, Madrid ha visto passare la Radice viva. Non una nostalgia. Non un folklore. Non un museo in movimento. Cristo stesso, Pane vivo, portato tra le strade degli uomini.

E quando Cristo passa, anche una città moderna ricorda per un istante ciò che rischia di dimenticare: senza di Lui, l’uomo resta affamato; con Lui, anche la strada diventa altare.

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