Cari amici, questa mattina ho riflettuto su una tentazione che attraversa oggi la vita della Chiesa: da una parte il rischio di perdere l’anima per essere accolti dal mondo, dall’altra il rischio di perdere la missione per rifugiarsi in una nostalgia idealizzata.

La riflessione nasceva dalla lettura che Robert Morrison ha offerto del mondo progressista e del Concilio, in difesa della Fraternità San Pio X. In quella prospettiva il Concilio viene spesso letto come rottura, Roma come problema, la Fraternità come baluardo di fedeltà. È una lettura che pretende di salvare la Chiesa mettendosi, almeno interiormente, contro la Chiesa visibile.

Ora accade qualcosa di interessante. Lo stesso evento viene letto dal versante progressista, e il confronto tra Enzo Bianchi e Andrea Grillo mostra che anche lì la questione è tutt’altro che pacifica.

Bianchi, nel suo articolo, non difende una libertà liturgica senza ordine. Chiede ai fedeli legati al Vetus Ordo di riconoscere la validità del Messale di Paolo VI, di concelebrare alla Messa crismale con il vescovo, di non disprezzare la liturgia riformata, di accettare le costituzioni conciliari. Denuncia anche quelle comunità che rifiutano la visita liturgica del vescovo e vivono di fatto una separazione ecclesiale. La sua è una proposta di pace eucaristica, forse discutibile, forse ingenua in alcuni punti, certamente animata dal desiderio di evitare una frattura più grave.

Grillo, invece, gli risponde da una prospettiva molto più netta. Per lui la coesistenza stabile del rito antico e del rito riformato nella Chiesa romana non è una ricchezza, bensì una contraddizione. Il rito riformato, nato dopo il Concilio, non può convivere con la forma precedente come se nulla fosse. La riforma liturgica, in questa lettura, non è soltanto una disciplina da accogliere, diventa quasi il criterio decisivo per giudicare il rapporto con il Concilio.

E qui la vicenda diventa istruttiva. Bianchi, che nessuno potrebbe ragionevolmente arruolare tra i tradizionalisti, appare quasi moderato rispetto a Grillo. Non perché abbia cambiato campo, bensì perché ragiona a partire dalla ferita della comunione. Grillo ragiona a partire dalla coerenza della riforma. Il primo teme lo scisma, il secondo teme l’ambiguità. Il primo cerca una via per ricucire, il secondo teme che ricucire significhi contraddire il Vaticano II.

Questa discussione completa la riflessione di stamani. Il problema non è solo scegliere tra progressisti e tradizionalisti. Il problema è capire quale idea di Chiesa sta dietro le diverse posizioni.

Da una parte c’è chi, in nome della Tradizione, finisce per trasformare il passato in una fortezza contro la Chiesa presente. Dall’altra c’è chi, in nome del Concilio, rischia di trasformare la riforma in una cesura così forte da rendere sospetta la memoria liturgica precedente. I due estremi si combattono, eppure si alimentano. Il tradizionalista ideologico dice: vedete, hanno rotto con la Tradizione. Il progressista radicale risponde: sì, e questa rottura era necessaria. Così entrambi confermano la stessa falsa alternativa, solo da lati opposti.

La via cattolica non può essere questa. La riforma liturgica va accolta con obbedienza ecclesiale. Il rito antico non può essere usato come bandiera di contestazione del Concilio, del Papa e dei vescovi. Nello stesso tempo, la Chiesa non può trattare la propria memoria liturgica come un reperto imbarazzante da nascondere in soffitta. La Tradizione non è nostalgia. Il Concilio non è cancellazione. La comunione non è uniformità meccanica. L’obbedienza non è ideologia.

Forse proprio qui sta il punto più serio: la Chiesa non si salva né rifugiandosi nel passato né dissolvendosi nel presente. Si custodisce restando nella comunione visibile, accogliendo la riforma senza trasformarla in rottura, amando la Tradizione senza farne una trincea.

Il confronto tra Morrison, Bianchi e Grillo ci consegna una lezione preziosa: quando si perde la mente cattolica, anche le parole più nobili diventano armi. Tradizione, Concilio, liturgia, comunione, riforma: tutto può essere usato per edificare o per dividere.

Restare cattolici significa rifiutare questa alternativa malata. Non una Chiesa senza memoria. Non una memoria contro la Chiesa. Una Chiesa viva, visibile, gerarchica, sacramentale, ferita dagli uomini e custodita dallo Spirito Santo.

Chi desidera leggere direttamente i due testi messi a confronto può farlo qui: Andrea Grillo, Enzo Bianchi apologeta del vecchio rito, pubblicato su SettimanaNews, e Enzo Bianchi, La liturgia è per unire, non per dividere, pubblicato sul blog dell’autore. È sempre bene tornare ai testi, perché commentare per sentito dire è una forma moderna di penitenza inflitta agli altri.

Andrea Grillo:
https://www.settimananews.it/liturgia/enzo-bianchi-apologeta-del-vecchio-rito/

Enzo Bianchi:
https://www.ilblogdienzobianchi.it/blog-detail/post/611672/la-liturgia-%C3%A8-per-unire-non-per-dividere

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