Cari amici, buongiorno. Nel Vangelo Gesù ci rivela il segreto del suo Cuore con parole semplici: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. Non dice soltanto: ascoltate le mie parole, osservate i miei comandamenti, seguite il mio esempio. Ci invita a entrare nella sua scuola più profonda, quella del Cuore.

La mitezza di Gesù non è debolezza. È forza custodita nell’amore. Il mite non è colui che non vede il male, non reagisce mai, non sa correggere, non prende posizione. Cristo è mite perché tutto in Lui è ordinato al Padre e alla salvezza degli uomini. La sua mitezza nasce da una libertà piena: non ha bisogno di imporsi, non si lascia dominare dall’ira, non trasforma la verità in durezza e non confonde la fermezza con la violenza.

L’umiltà di Gesù non è disprezzo di sé. È verità davanti al Padre. Il Figlio sa di ricevere tutto dal Padre e di vivere totalmente rivolto a Lui. Per questo non cerca gloria umana, non difende se stesso con orgoglio, non fa della propria grandezza una distanza. Si abbassa per amore, si fa servo, lava i piedi ai discepoli, porta la Croce e resta obbediente fino alla morte.

Quando contempliamo il Sacro Cuore, contempliamo un amore mite e umile. Questo è importante, perché spesso il nostro cuore si irrigidisce proprio quando pensa di avere ragione. Ci sono verità dette senza carità, correzioni fatte per ferire, difese della fede che assomigliano più alla difesa del proprio carattere che alla testimonianza di Cristo. Il Cuore di Gesù ci educa a una forza diversa: limpida, ferma, paziente, libera dalla necessità di vincere sull’altro.

La mitezza e l’umiltà non rendono il cristiano passivo. Lo rendono abitabile. Un cuore mite non aggiunge peso al peso degli altri. Un cuore umile non occupa tutto lo spazio. Chi impara da Cristo diventa capace di ascoltare senza perdere la verità, di correggere senza umiliare, di servire senza cercare applausi, di soffrire senza trasformare ogni ferita in risentimento.

Il Sacro Cuore ci mostra che l’amore di Dio non schiaccia l’uomo. Lo attira. Gesù prende su di sé il nostro peso e ci offre il suo giogo, che non è assenza di impegno, ma comunione con Lui. Il giogo diventa dolce perché non lo portiamo da soli. La vita resta seria, la sequela resta esigente, la Croce resta vera; nel Cuore di Cristo tutto viene sostenuto da un amore che precede, accompagna e rialza.

Oggi chiediamo la grazia di riconoscere dove il nostro cuore è diventato duro. Forse in una parola tagliente, in un giudizio ripetuto, in una pretesa nascosta, in una memoria che non vogliamo consegnare, in una rigidità che abbiamo scambiato per fedeltà. La mitezza di Gesù non ci impoverisce. Ci purifica. La sua umiltà non ci diminuisce. Ci restituisce alla verità.

Consegna per la giornata: oggi scegli una parola da non dire, se nasce dall’orgoglio o dal risentimento. Custodiscila nel silenzio e offrila al Cuore di Gesù. Poi compi un gesto semplice di umiltà: ascoltare senza interrompere, chiedere scusa, servire senza farti notare, accettare una correzione senza difenderti subito.

Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Gesù, mite e umile di cuore, rendi il nostro cuore simile al tuo.

Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sulle parole di Gesù nel Vangelo di Matteo e su una pagina dell’enciclica Haurietis aquas di Pio XII:

“Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.” Mt 11,29

“Questo strettissimo nesso, che secondo le parole della S. Scrittura intercorre tra la carità che deve ardere nei cuori dei cristiani e lo Spirito Santo, ch’è Amore per essenza, ci manifesta in modo mirabile, Venerabili Fratelli, l’intima natura stessa di quel culto che è da tributarsi al Cuore Sacratissimo di Gesù.” Pio XII, Haurietis aquas, 15 maggio 1956.

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