Cari amici, lunedì 25 maggio sarà presentata la prima enciclica di Papa Leone XIV, dal titolo Magnifica Humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

Prima ancora di entrare nel contenuto del documento, che leggeremo solo quando sarà pubblicato, credo sia importante prepararci interiormente e intellettualmente a riceverlo nel modo giusto. Un’enciclica non è un articolo di giornale, un’intervista, un’opinione privata del Papa e non è neppure un testo da usare immediatamente come arma nelle discussioni ecclesiali. È un atto del Magistero ordinario del Successore di Pietro, da leggere con attenzione, rispetto, intelligenza ecclesiale e senso della continuità.

Questo non significa sospendere il pensiero. Significa educarlo. La fede cattolica non chiede di rinunciare alla ragione, chiede di purificarla dalla fretta, dal sospetto sistematico, dall’istinto polemico e dalla tentazione di piegare ogni parola della Chiesa alle proprie categorie. Ormai molti leggono i documenti ecclesiali come si leggono i titoli sui social: si cerca la frase da applaudire, quella da contestare, quella da ritagliare, quella da usare contro qualcuno. È un metodo povero, e spesso produce una povertà ancora più grande: l’incapacità di ascoltare la Chiesa.

Per questo, nei prossimi giorni, proveremo a prepararci insieme. Non anticiperemo ciò che il Papa dirà, perché sarebbe assurdo. Io non lo conosco. Cercheremo piuttosto di collocare questa nuova enciclica nel grande cammino della dottrina sociale della Chiesa. Il fatto che Magnifica Humanitas porti la data del 15 maggio, anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, è già un’indicazione preziosa. Il Papa non sembra voler parlare dell’intelligenza artificiale come di un semplice problema tecnico. La colloca dentro la grande domanda cristiana sull’uomo, sulla sua dignità, sul lavoro, sulla giustizia, sulla libertà, sulla responsabilità morale e sul futuro della società.

La Rerum Novarum, nel 1891, aiutò la Chiesa a guardare con lucidità la grande trasformazione prodotta dalla rivoluzione industriale. Il mondo del lavoro stava cambiando, nuove ricchezze si concentravano, nuove povertà nascevano, nuove ideologie promettevano salvezze terrene spesso pagate con la negazione della persona. Leone XIII non si limitò a deplorare il mondo moderno, né si arrese alle sue logiche. Entrò nella questione sociale con i principi permanenti della fede cattolica: la dignità dell’uomo, la giustizia, il diritto naturale, la famiglia, il lavoro, la proprietà, il bene comune, la responsabilità dei governanti, il dovere morale dei ricchi, la tutela dei poveri.

Da allora, il Magistero sociale della Chiesa ha continuato a svilupparsi. Non cambiando fede, come qualcuno ama sospettare ogni tre minuti, tanto per mantenere allenata l’inquietudine. Piuttosto applicando i principi di sempre a situazioni storiche nuove. La Chiesa ha parlato davanti alla questione operaia, ai totalitarismi, alla ricostruzione del dopoguerra, allo sviluppo dei popoli, alla globalizzazione, alla crisi ecologica, alla cultura dello scarto, alla finanza senza volto, alle nuove forme di potere. Ora si prepara a parlare davanti alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

Questa è la chiave con cui dovremo leggere Magnifica Humanitas: non come un testo isolato, come una moda del momento, come una concessione alla cultura tecnologica, bensì come un nuovo passaggio dentro una tradizione viva. La Tradizione cattolica non è un museo chiuso, dove tutto resta intatto perché nessuno lo tocchi. È la vita della Chiesa che custodisce la verità ricevuta da Cristo e la annuncia dentro le condizioni concrete della storia. La dottrina non cambia secondo il vento; la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, impara a riconoscere dove quel vento rischia di travolgere l’uomo, e dove invece può essere ordinato al bene.

Per questo non dovremo leggere la nuova enciclica chiedendoci semplicemente se il Papa sia favorevole o contrario all’intelligenza artificiale. Sarebbe una domanda troppo piccola. La domanda vera sarà un’altra: quale visione dell’uomo viene proposta? Quale idea di libertà, di coscienza, di lavoro, di responsabilità, di verità, di giustizia? L’intelligenza artificiale può essere uno strumento potente. Proprio per questo chiede un discernimento morale ancora più serio. Ogni potenza consegnata all’uomo può servire il bene oppure diventare dominio. La tecnica, quando perde il riferimento alla persona, non diventa neutrale. Diventa padrona.

Prepararsi a leggere un’enciclica significa allora assumere una postura cattolica. Non quella del tifoso, del sospettoso, del commentatore compulsivo che ha già deciso tutto prima ancora di aprire il testo. Significa mettersi davanti al Magistero con fede, ragione, memoria e responsabilità. Fede, perché nella Chiesa ascoltiamo una parola che non nasce semplicemente da analisi umane. Ragione, perché ogni insegnamento va compreso nel suo significato preciso. Memoria, perché nessun documento cattolico nasce dal nulla. Responsabilità, perché ciò che la Chiesa insegna chiede poi di diventare giudizio, scelta, conversione, cultura.

Nei prossimi giorni, dunque, proveremo a fare questo cammino. Partiremo dal significato di un’enciclica e dal suo valore magisteriale. Guarderemo poi alla Rerum Novarum e alla grande svolta della dottrina sociale moderna. Ripercorreremo alcune tappe successive del Magistero sociale, soprattutto quelle nate negli anniversari dell’enciclica di Leone XIII. Cercheremo di comprendere i principi permanenti che permettono alla Chiesa di parlare al mondo senza diventare mondana. Arriveremo così alla vigilia di Magnifica Humanitas con uno sguardo più libero, più cattolico, più capace di ascoltare.

Vorrei anche che questo percorso diventasse un vero confronto. Nei prossimi giorni terrò conto delle domande, delle perplessità e dei rilievi che emergeranno dai vostri commenti. Non tutto potrà essere ripreso, e non ogni osservazione avrà lo stesso peso. Cercheremo però di ascoltare ciò che può aiutarci a comprendere meglio. Questo cammino non nasce per consegnare testi da leggere passivamente, ma per educarci insieme a una lettura cattolica, più attenta, più libera, più fedele alla Tradizione viva della Chiesa. Anch’io, nel preparare queste riflessioni, desidero lasciarmi aiutare dalle domande vere che nasceranno dal confronto.

Non abbiamo bisogno di leggere la nuova enciclica con paura e nemmeno con ingenuità. Abbiamo bisogno di leggerla dentro la grande tradizione della Chiesa, sapendo che ogni epoca pone domande nuove, e che la risposta cattolica non nasce dall’adattamento al tempo, nasce dalla fedeltà a Cristo, Signore dell’uomo e della storia.

Lunedì prossimo leggeremo. In questi giorni, impariamo insieme, io e voi, a leggere.

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