«Maschio e femmina li creò». (Gen 1,27)

La polvere plasmata da Dio non rimane una materia indistinta. La creazione prende la forma dell’uomo e della donna, chiamati a riconoscersi nella medesima dignità e dentro una differenza che apre alla relazione. Nel giorno di san Giovanni Maria Vianney contempliamo anche come il corpo ricevuto trovi la propria fecondità dentro una vocazione.
Il corpo parla prima delle nostre spiegazioni. Ci dice che l’umanità esiste nella differenza dell’uomo e della donna. Questa differenza non divide il valore delle persone e non stabilisce una graduatoria. Rivela che nessuno contiene in sé tutta l’umanità e che la vita è ricevuta dentro una relazione.
La cultura contemporanea oscilla tra l’idolatria del corpo e la pretesa di renderlo irrilevante. In entrambi i casi fatica ad accoglierlo come dono. La fede cristiana riconosce nella differenza sessuale un linguaggio della creazione. Da qui nasce una responsabilità che orienta la relazione verso il rispetto e la comunione. Non tutto ciò che il corpo può fare corrisponde al bene della persona. Il corpo possiede un significato che siamo chiamati ad ascoltare.
Maria vive la propria femminilità come vocazione. La maternità divina non riduce la sua persona a una funzione biologica. Tutta la sua libertà entra nella risposta: «Avvenga per me secondo la tua parola». Il suo corpo diviene materno attraverso un consenso che coinvolge la fede e l’intelligenza.
Anche san Giovanni Maria Vianney, ricordato oggi, ha offerto il proprio corpo nel ministero sacerdotale, consumandosi nell’ascolto e nella celebrazione. La vocazione non cancella la corporeità. Le dona una forma concreta di fecondità. Accogliere di essere uomo o donna significa ricevere una via nella quale imparare il dono di sé, senza ridurre il mistero della persona a un’etichetta o a un desiderio momentaneo.
La differenza sessuale appartiene al modo concreto in cui l’umanità esiste. L’uomo e la donna condividono la stessa dignità e ricevono il corpo secondo una forma che apre alla relazione. Nessuno racchiude in sé la totalità dell’umano. La differenza educa a riconoscere l’altro come dono e pone un limite alla pretesa di definire da soli il significato della propria esistenza.
Il corpo possiede un linguaggio che precede la decisione individuale. Esso indica una origine, una appartenenza e una possibile fecondità. La libertà non viene umiliata da questo dato. Riceve un orientamento entro il quale può diventare risposta. La persona cresce quando accoglie la realtà e la conduce verso il bene, senza ridurla a una semplice impressione del momento.
La maternità di Maria mostra come la corporeità entri nella vocazione attraverso un consenso libero. Il suo sì non riguarda soltanto un pensiero religioso. Coinvolge la carne e il futuro. Ella accoglie una maternità che nasce dall’azione dello Spirito e assume le conseguenze concrete di quella chiamata. La sua libertà diventa feconda perché aderisce alla verità del dono ricevuto.
Anche il celibato sacerdotale e la verginità consacrata appartengono a questa logica. Non cancellano il significato sponsale del corpo. Lo orientano verso una paternità o una maternità spirituale vissuta nella Chiesa. Il corpo rinuncia alla generazione coniugale e diventa segno di una appartenenza indivisa a Cristo, chiamata a produrre una fecondità reale nel servizio.
Le persone che vivono con sofferenza il rapporto con il proprio corpo chiedono ascolto e accompagnamento. La verità cristiana non viene custodita attraverso la durezza. Ha bisogno di una presenza capace di unire chiarezza e pazienza. Ogni persona rimane amata da Dio e merita un cammino nel quale la realtà possa essere accolta senza solitudine.
Il passo di domani ci porterà al sì di Maria, dove la carne umana diventa dimora del Verbo.
Un gesto per oggi
Ringraziamo Dio per il corpo ricevuto nella nostra storia. Affidiamo alla sua luce una persona che vive con fatica il rapporto con la propria corporeità.
Alla scuola di san Giovanni Paolo II
San Giovanni Paolo II ha mostrato che il corpo possiede un significato sponsale: rende visibile la chiamata della persona al dono di sé. La differenza dell’uomo e della donna appartiene al linguaggio originario della creazione e chiede di essere accolta dentro una libertà responsabile. (Catechesi sull’amore umano, 9 gennaio 1980)
Le catechesi di Giovanni Paolo II leggono il corpo come segno della vocazione al dono. Il significato sponsale riguarda il matrimonio e illumina anche la consacrazione. In ogni stato di vita il corpo è chiamato a rendere visibile una libertà capace di comunione.
Preghiera
Padre, ti ringrazio per il corpo e per la vocazione che vi hai inscritto. Insegnami ad accogliere la differenza come via di comunione e rendimi fedele al dono di me. Maria, nuova Eva, guidami nella libertà di un sì pronunciato con tutta la persona.
Giaculatoria
Maria, nuova Eva, guidami nel dono di me.
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