
Cari amici, buongiorno. Dopo essere entrati ieri nel Getsemani, oggi contempliamo il Cuore di Gesù nel mistero della consegna. La Passione non comincia semplicemente quando gli uomini mettono le mani su Cristo. Comincia nel momento in cui il Figlio offre se stesso al Padre per noi.
San Paolo riassume tutta la sua fede in una frase ardente: il Figlio di Dio “mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”. Non dice soltanto: ha amato il mondo, ha salvato l’umanità, ha compiuto un’opera grande. Paolo scende fino al centro personale della redenzione: “per me”. L’amore di Cristo raggiunge ciascuno in modo concreto, personale, irripetibile.
Il Cuore consegnato di Gesù ci impedisce di pensare la Passione come un incidente subìto. Gli uomini tradiscono, arrestano, giudicano, condannano e crocifiggono. Dentro questa trama di peccato, il Figlio vive una libertà più profonda. Nessuno gli strappa la vita. Egli la dona. La consegna del suo Corpo e del suo Sangue nasce dal suo Cuore, dalla sua obbedienza filiale, dal suo amore per il Padre e per gli uomini.
Questa verità cambia il modo di guardare la Croce. Se vediamo soltanto la violenza degli uomini, restiamo davanti a una tragedia. Se contempliamo il Cuore di Gesù che si consegna, entriamo nel mistero della redenzione. La Croce non è il trionfo del male su un innocente. È l’amore del Figlio che attraversa il male, lo assume, lo porta davanti al Padre e lo vince con l’offerta di sé.
Anche nella nostra vita esiste una differenza grande tra subire e offrire. Ci sono situazioni che non abbiamo scelto: fatiche, incomprensioni, ferite, umiliazioni, malattie, doveri pesanti, persone difficili, giorni in cui il cuore si sente stretto. Possiamo viverle soltanto come pesi che ci schiacciano, oppure possiamo unirle al Cuore consegnato di Gesù. L’offerta non cancella il dolore, gli dà una direzione. Non rende facile la prova, la apre alla grazia.
Pio XII, nella Haurietis aquas, contempla il Cuore di Gesù come simbolo legittimo di quella immensa carità che spinse il Salvatore a celebrare nel sangue il suo mistico matrimonio con la Chiesa. È un’immagine forte: Cristo si dona alla Chiesa come Sposo, versando il suo Sangue. La consegna del Cuore non è un gesto isolato; è l’amore sponsale del Redentore che unisce a sé l’umanità redenta.
Per questo oggi possiamo leggere la nostra vita alla luce di Galati: “mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”. Non siamo salvati da un amore generico. Siamo raggiunti da un amore personale. Ogni volta che ci sentiamo dimenticati, inutili, segnati da una colpa o schiacciati da un peso, possiamo tornare a questa parola: per me. Il Cuore di Cristo si è consegnato anche per me.
Entrare nel Cuore consegnato significa imparare a consegnare noi stessi. Non per disprezzare la vita, né per cercare sofferenze inutili. Si tratta di trasformare ciò che viviamo in offerta. Una parola trattenuta, un servizio nascosto, una fedeltà quotidiana, una sofferenza portata senza amarezza, una preghiera detta quando non si sente nulla: tutto può entrare nella consegna di Cristo e diventare luogo di comunione con Lui.
Consegna per la giornata: oggi scegli una fatica concreta e uniscila al Cuore consegnato di Gesù. Non limitarti a sopportarla. Offrila. Puoi dire interiormente: “Gesù, unisco questa fatica alla tua offerta per amore del Padre e per la salvezza delle anime”.
Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore di Gesù, consegnato per me, insegnami a offrirmi con Te.
Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare su una parola di san Paolo e su una pagina dell’enciclica Haurietis aquas di Pio XII:
“E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.” Gal 2,20
“Non vi può essere dunque alcun dubbio che il Cuore sacratissimo di Gesù, compartecipe così intimo della vita del Verbo Incarnato, e perciò assunto quasi a strumento congiunto della Divinità, non meno delle altre membra dell’umana natura nel compimento di tutte le sue opere di grazia e di onnipotenza, sia anche divenuto il simbolo legittimo di quella immensa carità, che spinse il Salvatore nostro a celebrare nel sangue il suo mistico matrimonio con la Chiesa.” Pio XII, Haurietis aquas, 15 maggio 1956.
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