
Il mese del Sacro Cuore comincia con un invito: “Venite a me”. Questa parola è già una porta aperta. Cristo si rivolge agli stanchi e agli oppressi, a coloro che portano pesi visibili e pesi nascosti. Si avvicina a chi ha camminato molto e si sente povero, a chi ha pregato poco e desidera ricominciare, a chi ha amato male e non vuole restare prigioniero della propria durezza. Il suo invito raggiunge anche chi si è abituato a vivere lontano dal proprio cuore, riempiendo le giornate di rumore, di impegni, di parole e di distrazioni, come se bastasse correre per non sentire la sete.
Il Cuore di Gesù ci attende proprio lì, nel punto in cui siamo veri. Non dove recitiamo una parte, non dove ci presentiamo migliori, non dove abbiamo sistemato tutto con ordine esteriore. Il Cuore di Cristo ci attende nella stanchezza reale, nella ferita non guarita, nella memoria che pesa, nella paura che non sappiamo nominare, nel peccato che ci umilia e nella speranza che ancora resiste.
Pio XII ricorda che il Cuore di Gesù, unito alla Persona divina del Verbo, ha palpitato d’amore e di affetti sensibili. Questa verità è decisiva. Il Figlio eterno di Dio non ci ha amati da lontano. Ha assunto una vera umanità, ha avuto un vero cuore, ha conosciuto affetti veri, ha portato nella sua carne l’amore eterno del Padre. Nel Cuore di Gesù l’amore di Dio entra nella nostra storia e si fa vicino, raggiungibile, ferito, offerto.
Per questo il mese di giugno non comincia chiedendoci di compiere qualcosa di grande. Comincia invitandoci ad andare a Lui. Prima di cambiare, bisogna lasciarsi guardare. Prima di offrire, bisogna ricevere. Prima di riparare, bisogna entrare nel luogo da cui nasce ogni riparazione: il Cuore trafitto e vivo di Cristo.
Oggi possiamo iniziare così: portando a Gesù una stanchezza concreta. Non una stanchezza generica o elegante, una fatica vera. Una situazione che pesa, una persona che ci affatica, una colpa che ritorna, una tristezza che non abbiamo ancora consegnato, una paura che ci ruba pace. Entriamo nel suo Cuore così come siamo, lasciando che sia Lui a darci ristoro.
Consegna per la giornata: oggi fermati qualche minuto davanti al Signore e digli con semplicità quale peso porti nel cuore. Non spiegarglielo come se dovessi convincerlo. Consegnaglielo. Poi ripeti lentamente: “Gesù, vengo a Te”.
Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Gesù, aprimi il tuo Cuore e attirami a Te.
Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sul brano evangelico da cui siamo partiti e su una pagina del magistero di Pio XII:
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.” Mt 11,28
“Il Cuore di Gesù Cristo, unito ipostaticamente alla Persona divina del Verbo, dovette indubbiamente palpitare d’amore e di ogni altro affetto sensibile.” Pio XII, Haurietis aquas, 15 maggio 1956
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